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Robot umanoidi in Cina

Nel Paese più popoloso del mondo, i robot umanoidi stanno ridefinendo i confini della medicina e del lavoro. Tra sfide demografiche e innovazione tecnologica, la Cina diventa il laboratorio globale dove il futuro si costruisce oggi

Robot in Cina

La rivoluzione silenziosa che cambia la medicina e il lavoro

Nel cuore pulsante dei congressi scientifici internazionali, come quello recente di elettrofisiologia in Cina, i robot umanoidi non sono più una curiosità da laboratorio, ma protagonisti di una trasformazione profonda. In un Paese che conta oltre un miliardo di abitanti e che si trova di fronte a una delle più rapide transizioni demografiche della storia, la scelta di investire nella robotica non è solo una questione di progresso tecnologico, ma una risposta strategica a esigenze concrete e urgenti.

Robotica e sanità: una risposta all’invecchiamento

La popolazione cinese sta invecchiando: secondo il National Bureau of Statistics of China, gli over 65 rappresentano ormai il 14% della popolazione, con stime che supereranno i 300 milioni entro il 2035. Questa pressione demografica si riflette direttamente sulla sanità e sull’assistenza, spingendo il sistema a cercare soluzioni innovative. Ed è qui che la robotica umanoide entra in scena, offrendo supporto nella riabilitazione, nell’assistenza domiciliare, nel triage e nelle attività infermieristiche, come documentato dalle più recenti pubblicazioni su Lancet Digital Health e IEEE Robotics & Automation.

Lavoro e società: rischi e opportunità dell’automazione 

Ma la rivoluzione robotica non riguarda solo la medicina. L’impatto occupazionale è al centro del dibattito internazionale: secondo l’International Labour Organization (ILO), l’automazione può ridurre alcune professioni tradizionali, ma apre anche nuove opportunità in settori ad alto contenuto tecnologico, a patto che siano attivati percorsi di riqualificazione e aggiornamento professionale. La Cina, consapevole di questi rischi e opportunità, sta investendo in formazione e ricerca, cercando di bilanciare sviluppo tecnologico e coesione sociale.

Robotica non solo sanità

In un clima globale segnato dal potenziamento militare, la robotica umanoide in Cina non si limita al settore sanitario: viene sempre più studiata anche per applicazioni logistiche, di soccorso e supporto operativo in ambito difensivo, controllo delle frontiere. Questa evoluzione apre scenari inediti, tra nuove opportunità tecnologiche e interrogativi etici su sicurezza, privacy,  impatto sociale e impiego offensivo. Un motivo in più per mantenere alta l’attenzione sullo sviluppo responsabile di queste tecnologie, guardando sia ai benefici che ai rischi potenziali.

Non mancano le voci critiche: il timore di nuove disuguaglianze, la perdita di posti di lavoro a bassa specializzazione, il rischio che la tecnologia superi la capacità di adattamento della società. Tuttavia, la lezione che arriva da Pechino è chiara: la robotica umanoide non è solo una sfida, è anche una gigantesca opportunità per ripensare la medicina, il lavoro e il rapporto tra uomo e tecnologia.

In questo scenario, la Cina si conferma laboratorio globale di innovazione, offrendo spunti di riflessione anche per l’Occidente. La vera domanda, oggi, non è se i robot umanoidi cambieranno il nostro modo di lavorare e curare, ma come sapremo guidare questo cambiamento, mettendo al centro la formazione, l’etica e la dignità della persona.

Riferimenti essenziali

  1. Williams B, Mancia G, Spiering W, Agabiti Rosei E, Azizi M, Burnier M, et al. 2023 ESH Guidelines for the management of arterial hypertension. J Hypertens. 2023;41(12):1874-2071. doi:10.1097/HJH.0000000000003480
  2. World Health Organization. World Obesity Atlas 2023. Geneva: WHO; 2023. Disponibile su: https://www.worldobesity.org/resources/resource-library/world-obesity-atlas-2023
  3. International Labour Organization. World Employment and Social Outlook: Trends 2024. Geneva: ILO; 2024. Disponibile su: https://www.ilo.org/global/research/global-reports/weso/trends2024/lang–en/index.htm
  4. National Institute for Health and Care Excellence (NICE). Dementia: assessment, management and support for people living with dementia and their carers. NICE guideline [NG97]. London: NICE; 2024 update. Disponibile su: https://www.nice.org.uk/guidance/ng97
  5. Ministero della Salute. Valutazione multidimensionale geriatrica. Linee guida nazionali. Roma: Ministero della Salute; 2019.

Tradizione e innovazione i punti di forza della Cardiologia barese

La tradizione della Cardiologia barese continua nell’innovazione

No alla rottama zione, si all’innovazione

Di Riccardo Guglielmi

Positivo il bilancio di Innovation Technologies for treatmant of Cardiovascular diseases, evento barese del progetto di SMES for HEALTH 2016. Due intensi giorni di lavoro, 7 e 8 ottobre a Tecnopolis, Valenzano, dove ricercatori, docenti universitari e medici hanno fatto il punto sull’apporto dell’innovazione tecnologica nella lotta alle malattie cardiovascolari e al miglioramento della qualità di vita dei pazienti.  Presidenti Alessandro Bortone, coordinatore delle Emodinamiche interventiste e Marco Ciccone, direttore della Scuola di specializzazione in Malattie dell’apparato cardiovascolare, entrambi cardiologi universitari dell’Azienda Policlinico di Bari, che hanno organizzato 16 sessioni scientifiche. Il laboratorio Acceler-health di Tecnopolis ha presentato Start Up in Progress della salute, un programma dedicato ai giovani imprenditori e alle innovazioni di prodotto e di servizio dedicate alla medicina.

«Merito dell’evento -ha dichiarato Alessandro Bortone – è aver portato grandi multinazionali, Microsoft per esempio, all’attenzione della media e piccola impresa per spingere investimenti e ricerca». I numerosi partecipanti, oltre 600, infermieri, medici di medicina generale, cardiologi, amministratori e finanziatori, hanno avuto la possibilità di conoscere un parco tecnologico capace di stimolare la creatività dei giovani ricercatori e trasformare le idee attraverso l’avvio di Start Up. Farmaci nuovi, maggiore uso di tecniche mini invasive, stent e device che permetto interventi su cuore e vasi senza ricorrere alla chirurgia tradizionale, sono stati l’oggetto delle relazioni presentate.

Il prof Bortone con i suoi allievi
Il prof Bortone con i suoi allievi

I controlli a distanza grazie alla telemedicina, le piattaforme informatiche permetteranno abbattimento dei costi nella gestione della cronicità, epidemia già in atto nella nostra realtà sociale. In questa direzione si stanno muovendo brillanti ricercatori.  «Plusimple – dichiara il suo Founder & Ceo  Claudio Piccarreta, a sin nella foto – è uno strumento cloud volto a migliorare l’esperienza dell’individuo nella gestione di salute e benessere. Plusimple mira a snellire e migliorare le operazioni ponendo l’utente al centro di un sistema che gli consenta di interagire con utenti, professionisti, strutture come farmacie, ospedali, centri diagnostici, aziende Health e associazioni di pazienti» . Grazie a questa Start Up la persona malata sarà connessa alla sua rete di cura e direttamente o tramite i familiari, potrà comunicare, ricercare informazioni, archiviare e aggregare dati così da interagire con medici e infermieri.

«Deve aumentare per i pazienti la flessibilità in entrata – afferma Vincenzo Contursi, medico di famiglia e Past president della SIICP, la società italiana delle cure primarie- per accesso a cure e servizi. Rinnovo automatico del piano terapeutico, per esempio per i nuovi anticoagulanti veri farmaci salvavita e controlli specialistici programmati sono piccoli aggiustamenti per migliorare la qualità della vita di chi chiede aiuto». Dal confronto emerge che deve essere allargata la base di diagnostiche strumentali per la medicina generale. Maggiore appropriatezza diagnostica e prescrittiva, ricorso allo specialista ospedaliero per indagini più avanzate, sono i paradigmi per la riduzione delle liste di attesa.

L’incontro ha permesso che gli esperti intervenuti tracciassero linee giuda, percorsi diagnostici e terapeutici per l’uso delle nuove molecole e per le procedure invasive o ancor meglio mini invasive.

Presente il prof. Paolo Rizzon cui non sono mancate dai numerosi allievi parole di stima e vicinanza. La tradizione di eccellenza della Scuola di Cardiologia dell’Università di Bari continua con l’innovazione.

Pubblicato l’8 ottobre 2016 su Il CorriereNazionale – Rubrica Noi e la Salute http://www.corrierenazionale.net/index.php/41-noi-e-la-salute/188-la-tradizione-della-cardiologia-barese-continua-con-l-innovazione