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Il giorno della laurea: l’inizio del viaggio

Dalla gioia del traguardo alla vera sfida: crescere ogni giorno come medico, giornalista e come persona

 Oggi 16 luglio festeggio 52 anni dalla mia laurea in medicina e chirurgia. Un anniversario che accende ricordi indelebili e mi porta a riflettere: quel giorno non è mai un punto d’arrivo, ma il primo passo di un viaggio che non finisce mai.

Riccardo Guglielmi vita

  • La mia vita professionale. Opera di Antonio Bini, amico, collega e artista  

Il giorno della laurea: emozioni e ricordi
C’è una data che resta incisa nella memoria di chi sceglie la medicina: il giorno della laurea. Un traguardo che sembra la vetta, ma che in realtà è solo la partenza di una lunga salita. Ricordo ancora le corse degli ultimi giorni, le approvazioni sudate del relatore, i fogli dattiloscritti a mano, le fotografie in bianco e nero, le tabelle compilate a penna — altro che Excel e Word! Tutto era più lento, più artigianale, forse anche più sentito.

In segreteria universitaria, l’impiegato che per anni mi aveva fatto aspettare dietro a uno sportello, all’improvviso mi invitava a entrare in ufficio, mi stringeva la mano e mi salutava: “Auguri, dottore”. Era il segnale che qualcosa stava cambiando, che una nuova fase stava iniziando. Intorno, mamme e fidanzate che insistevano per l’abito nuovo, mentre io tradivo la mia cravatta portafortuna — la stessa dei 35 esami — per un rito che oggi sembra lontanissimo. Nessuna foto a immortalare il momento: allora la memoria era fatta di emozioni, non di social.

Ma la verità è che la laurea non è un traguardo, è davvero l’inizio. È il giorno in cui capisci che tutto quello che hai imparato è solo la base per cominciare a crescere, a formarti, a diventare ogni giorno un medico e una persona migliore.

Il valore del tutor: crescere insieme
A chi oggi si affaccia al mondo della medicina e del giornalismo, vorrei dire che la vera sfida è non smettere mai di imparare. Serve curiosità, spirito critico, capacità di accogliere le nuove tecnologie senza perdere di vista l’essenza del nostro lavoro: curiamo persone e non malattie, informiamo per aiutare a capire, a scegliere e a crescere. Umanità, etica e deontologia sono la bussola, soprattutto quando le scelte diventano difficili. Da cardiologo di lungo corso e giovane giornalista, posso dirti che entrambe le professioni richiedono passione, responsabilità e la voglia di migliorarsi ogni giorno.

Il consiglio più grande che posso dare è quello di vivere esperienze in diversi ambiti, perché solo così si sviluppa una visione a 360 gradi. Il lavoro di squadra è fondamentale: la comunicazione, la leadership, il rispetto dei ruoli — anche quelli più umili — sono valori che fanno girare la macchina della sanità e dell’informazione. Nessuno può fare tutto da solo, e ogni incontro può insegnarci qualcosa di prezioso.

Un ricordo speciale va ai miei tutor. Ho avuto la fortuna di incontrare maestri che hanno segnato il mio percorso: Prof. Paolo Rizzon, relatore della mia tesi e ancora oggi riferimento; Prof. Luigi Colonna che unendo scienza e umanità era attento alla persona e non solo alla malattia; Generale Medico Michele Donvito, che mi ha insegnato il valore delle regole; Prof. Carlo Fernandez, che ha dato voce alla cardiologia territoriale e mi ha spinto verso il giornalismo scientifico; Dott. Antonio Peragine, direttore delle testate di cui sono editorialista e giornalista scientifico. Ognuno di loro ha lasciato un’impronta indelebile, aiutandomi a crescere non solo come medico, ma come persona e professionista.

Ma in questo percorso ho imparato anche a riconoscere chi si presenta come tutor solo in apparenza: persone che, per invidia o paura di essere superate, invece di aiutare cercano di ostacolare o demotivare. Anche da loro si impara: soprattutto a scegliere con attenzione da chi farsi guidare e a credere sempre nel proprio valore.

La formazione non si ferma mai: nuove esperienze, in tutti i contesti, aiutano a trovare la propria strada, fino a quando si è pronti a camminare da soli.

Non solo medici o giornalisti: un messaggio per tutti
Porto sempre nel cuore il mio primo tutor, colui che per primo mi ha insegnato a camminare con le mie gambe. Ma il viaggio non si interrompe mai: ogni incontro, ogni ostacolo, ogni sfida sono un’occasione per crescere, migliorarsi e diventare persone più consapevoli. In medicina come nel giornalismo, la formazione è un percorso continuo, fatto di passione, curiosità e capacità di mettersi sempre in discussione.

Il messaggio finale è chiaro: Non smettere mai di credere nel valore della crescita, dei veri maestri e della capacità di riconoscere i falsi. Sono valori che valgono in ogni ambito della vita e che permettono di camminare con le proprie gambe, ragionare con la propria testa e seguire, sempre, ciò che suggerisce il cuore.

Foto primo tesserino Ordine dei Medici
Foto primo tesserino Ordine dei Medici

Dai una vecchia foto a un programma di IA ed ecco il risultato. Abito e cravatta sono quelli del 16.07.1974

Luglio 1974

Il giorno della mia laurea è dedicato alla mia cara mamma Angela. Sapendo anche da studente la prognosi sfavorevole della sua malattia speravo tanto di abbracciarla in quell’indimenticabile giorno. Così è stato    https://www.corrierenazionale.net/2026/07/16/il-giorno-della-laurea/

Obesità: la svolta della Legge Pella

Il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica apre una nuova era nella prevenzione e nella cura, con un modello regionale che punta su multidisciplinarietà e presa in carico globale del paziente.

Riconoscimento come malattia cronica e impatto multidisciplinare sulla salute

L’approvazione della Legge Pella ha segnato una svolta storica per il sistema sanitario italiano: l’obesità viene finalmente riconosciuta come malattia cronica, progressiva e recidivante. Questo cambiamento epocale permette di inserire le prestazioni per la prevenzione e la cura dell’obesità nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), garantendo l’accesso alle cure tramite il Servizio Sanitario Nazionale. (fondazioneveronesi.it)

prova

In risposta a questa nuova normativa, la Regione Puglia ha istituito il Tavolo Istituzionale Regionale “Verso un modello di presa in carico regionale per la prevenzione e la cura dell’obesità”, coinvolgendo istituzioni, professionisti sanitari ed esperti. L’obiettivo è costruire un modello integrato e multidisciplinare che accompagni la persona lungo tutto il percorso di cura: dalla prevenzione, all’educazione alla salute, dalla diagnosi precoce, al trattamento e al follow-up. Il workshop ha posto le basi per la definizione di un Documento di Consenso Regionale, destinato a promuovere un modello di presa in carico sostenibile e omogeneo sul territorio.

Obesità e complicanze: la necessità di un approccio multidisciplinare

L’obesità non è solo una questione estetica, ma comporta un aumento rilevante del rischio cardiovascolare (ipertensione, infarto, ictus), oncologico (tumori del colon, mammella, endometrio), e della prevalenza della OSAS (Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno). La OSAS è una patologia caratterizzata da ripetute interruzioni della respirazione durante il sonno, che può causare sonnolenza diurna, deficit cognitivi, ipertensione e complicanze cardiovascolari. Inoltre, l’obesità ha un impatto funzionale sulle malattie osteo-degenerative, come artrosi e lombalgia, peggiorando la qualità della vita e limitando la mobilità. Per questo motivo, la gestione dell’obesità richiede un percorso multidisciplinare, coinvolgendo cardiologi, oncologi, pneumologi, ortopedici e altri specialisti.

Il ricordo del Prof. Giovanni De Pergola e il ruolo del Prof. Francesco Giorgino

In questo contesto di innovazione, è doveroso ricordare il Prof. Giovanni De Pergola, scomparso prematuramente, che ha dedicato la sua vita allo studio dell’obesità e delle sue complicanze, distinguendosi per competenza scientifica, umanità e capacità di dialogo. Il suo contributo resta fondamentale per tutti i colleghi e studenti che hanno avuto il privilegio di lavorare con lui.  (sio-obesita.org)

Un ruolo chiave in questo percorso è stato svolto dal Prof. Francesco Giorgino, ordinario di Endocrinologia e Malattie Metaboliche all’Università degli Studi di Bari, che ha coordinato il Tavolo Istituzionale Regionale e recentemente è stato nominato presidente della European Association for the Study of Diabetes (EASD). Grazie al suo impegno, la Regione Puglia sta costruendo un modello di presa in carico sempre più appropriato e sostenibile.(tuttodiabete.it)

L’approvazione della Legge Pella e le iniziative regionali segnano l’inizio di un nuovo approccio nella gestione dell’obesità in Italia, con la sfida di tradurre questi principi in azioni concrete e garantire cure e prevenzione a tutti i cittadini.

Per approfondire ulteriormente l’argomento, potrebbe interessarti il video “Obesità: dalla vergogna alla cura, la proposta di legge per il riconoscimento come malattia cronica”, che discute la proposta di legge e le sue implicazioni.

Obesità: dalla vergogna alla cura, la proposta di legge per il riconoscimento come malattia cronica

OBESITALEGGEPELLA

Riccardo Guglielmi Giornalista Scientifico 

redazione@corrierenazionale.net

Obesità: la svolta della Legge Pella

Meta descrizione : Obesità riconosciuta come malattia cronica novità della Legge Pella, complicanze e approccio multidisciplinare nella presa in carico

TAG Obesità, #LeggePella, °MalattiaCronica, Multidisciplinare

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FB Obesità riconosciuta come malattia cronica: con la Legge Pella cambia tutto! Nuovo modello regionale, approccio multidisciplinare e più attenzione alle complicanze come rischio cardiovascolare, OSAS e patologie osteo-articolari. Un passo avanti per la salute di tutti! 💪🩺 #Obesità #LeggePella #Salute #Multidisciplinare

X:Obesità riconosciuta come malattia cronica grazie alla Legge Pella: più prevenzione, cura multidisciplinare e attenzione alle complicanze. Un cambio storico per la salute! 💪🩺 #Obesità #LeggePella #Salute

 

 

 

 

Luglio in Grasso

Metadescrizione: Scopri le piante grasse più resistenti e creative per terrazzi e balconi, con consigli pratici, curiosità e idee di Francesco Rubini per chi non ha il pollice verde.

TAG #piantegrasse, #pollicenonverde, #giardinofacile,#succulente, #giardinaggiosemplice

Luglio in Grasso

Sopravvivere senza Pollice Verde
Consigli pratici, curiosità e idee creative di Francesco Rubini per chi vuole un angolo verde… senza stress!

Piante Grasse Giardino

Bentornato Francesco!
Siamo a luglio e, diciamolo, dopo aver visto appassire gerani e aromatiche, in tanti ci chiediamo: esiste una pianta che sopravvive anche a chi il pollice verde proprio non ce l’ha? Oggi parliamo di piante grasse, le alleate perfette per chi non ha tempo, memoria o pazienza, ma non vuole rinunciare a un tocco di natura su terrazzi e balconi.

Francesco, quali sono le piante grasse più adatte a chi non ha esperienza e tende a dimenticarsi di annaffiare?
Le piante grasse sono vere campionesse di sopravvivenza: Aeonium ‘Rosa Nera’, Cactus di Natale, Cereus, Senecio, Kalanchoe, Opuntia, Mesembriantemum e Aloe sono tutte scelte top. Resistono alla siccità, si adattano facilmente e richiedono pochissima manutenzione. In pratica, sono nate per chi vive di corsa… o semplicemente si dimentica di annaffiare!

Piante grasse nomi

Un po’ di storia e curiosità:
Lo sapevi che nell’antico Egitto l’Aloe era considerata la “pianta dell’immortalità” e veniva posta nelle tombe dei faraoni? Anche i Maya e gli Aztechi usavano le piante grasse per riti e medicine. L’Opuntia, il famoso fico d’India, è simbolo di forza e resilienza: in Messico è ancora oggi un portafortuna nazionale. Il Cereus, invece, secondo alcune leggende sudamericane, protegge la casa dagli spiriti negativi durante la notte.

Fitoterapia e usi pratici:
L’Aloe è super famosa per le sue proprietà lenitive: il gel delle foglie è un rimedio naturale per scottature, irritazioni e piccole ferite. Il Kalanchoe, in alcune tradizioni popolari, viene chiamata “pianta della salute” per il suo succo ricco di principi attivi. E l’Opuntia? Oltre a essere buonissima, ha proprietà digestive e antinfiammatorie.

Hai idee creative per chi vuole dare un tocco personale anche senza grande esperienza?
Assolutamente sì! Puoi creare mini-giardini in ciotole, aggiungere sassi colorati, oppure usare i fiori secchi di Kalanchoe e Mesembriantemum per quadretti o barattoli profumati. Anche se il pollice è blu, il risultato sarà comunque super originale!

Un consiglio pratico per chi vuole iniziare senza rischiare di “uccidere” le piante grasse?
Scegli vasi con drenaggio, niente acqua in eccesso e tanta luce. Se ti dimentichi di annaffiare, meglio così: le grasse sono felicissime!

Un piccolo extra per la vita di coppia:
Lo sapevi che prendersi cura insieme delle piante, anche solo una volta a settimana, aiuta la complicità e riduce lo stress? Creare un piccolo angolo verde in due può diventare un rituale di benessere e un modo per “coltivare” anche il rapporto. Bastano un vaso, una pianta resistente e la voglia di sorridere insieme!

Coppia e piante grasse

Domanda finale:
Francesco, chiudo con una curiosità: è vero che in alcune culture regalare una pianta grassa, come l’Opuntia o il Kalanchoe, porta fortuna alle coppie e simboleggia un amore che resiste a tutto? Tu cosa ne pensi, hai mai consigliato una “pianta dell’amore” per rafforzare un legame?

Risposta di Francesco:
Assolutamente sì, è una credenza che mi piace molto! Spesso consiglio di regalare una pianta grassa proprio per questo motivo: sono simbolo di forza, resilienza e amore che resiste al tempo e alle difficoltà. L’Opuntia, con le sue spine e i frutti dolci, rappresenta benissimo le sfide e le gioie di una relazione. Anche il Kalanchoe, che fiorisce più volte l’anno, è un augurio di felicità continua. In fondo, prendersi cura insieme di una pianta è già un piccolo rito d’amore quotidiano!

Grazie a Francesco per averci svelato consigli pratici, curiosità e anche qualche segreto “piccante” dal mondo delle piante! Ora terrazzi e giardini non saranno solo più verdi, ma anche più sorprendenti.
Se vuoi scoprire altre piante strane o hai bisogno di consigli per il tuo giardino, Francesco Rubini, l’agrotecnico del cuore, lo trovi sempre sulla pagina FB GIARDINIRUBINI oppure al 3474904647.

Alla prossima intervista… e che il tuo giardino sia sempre più bizzarro e colorato!

https://www.corrierenazionale.net/2026/07/05/luglio-in-grasso/

Riccardo Guglielmi Giornalista Scientifico 

 

 

Sanità italiana 2026

La riforma ha rivoluzionato la Medicina Generale, tra entusiasmo e incertezze. Medici e cittadini stanno vivendo un cambiamento profondo, fatto di nuove sfide e tante domande ancora aperte

La riforma che vuole cambiare il volto della Medicina Generale

A due anni dall’avvio della discussa riforma della sanità, il panorama della Medicina Generale in Italia appare profondamente trasformato. Era il giugno 2024 quando il confronto tra governo e sindacati si arenava senza un accordo, segnando una delle fratture più evidenti tra le istituzioni e i medici di famiglia. Oggi, nel 2026, è possibile tracciare un primo bilancio di un percorso che ha visto entusiasmo, resistenze e non pochi colpi di scena.

Nu9fZuGG5oKp98oIj6elKDalla teoria alla pratica: le Case di Comunità e il nuovo status dei medici

Promossa dal ministro Schillaci, la riforma ha puntato tutto sulle Case di Comunità, che nel frattempo sono diventate realtà in poche regioni. Questi poli territoriali hanno avvicinato i servizi ai cittadini, favorendo un approccio multidisciplinare e integrato. Tuttavia, la transizione dal modello convenzionato a quello di dipendenza per i Medici di Medicina Generale ha rappresentato il vero terremoto. Molti professionisti hanno accolto con diffidenza il nuovo contratto, temendo la perdita di autonomia e la rigidità organizzativa. Alcuni hanno scelto di anticipare il pensionamento, altri si sono adattati, mentre una parte della categoria continua a chiedere aggiustamenti e tutele.

Le criticità irrisolte e il rischio di disparità

Nonostante i progressi, restano forti le criticità legate alle risorse e alle differenze regionali. Le Case di Comunità funzionano a pieno regime solo dove gli investimenti sono stati adeguati, mentre in altre zone si registrano ancora carenze di personale e strutture. Il rischio di aumentare il divario Nord-Sud si è purtroppo concretizzato in diversi territori, alimentando nuove richieste di intervento da parte delle amministrazioni locali.

La voce dei medici: tra adattamento e nuove sfide

La categoria dei Medici di Medicina Generale si è trovata costretta a reinventarsi, tra nuove procedure burocratiche, maggiore lavoro in team e la necessità di aggiornarsi costantemente su protocolli e tecnologie. Se da un lato molti riconoscono i vantaggi di una medicina territoriale più strutturata, anche per ridurre gli accessi ai Pronto Soccorso, dall’altro resta forte il desiderio di vedere valorizzata la propria esperienza e autonomia decisionale.

nicola calabrese

Secondo il dott. Nicola Calabrese, Segretario per la provincia di Bari della FIMMG«È arrivato il momento della responsabilità reciproca, della medicina generale e delle Regioni. FIMMG è soggetto responsabile rispetto agli obiettivi del PNRR e quindi rispetto al progetto Case di Comunità. Ci aspettiamo la stessa responsabilità dalle Regioni rispetto alla definizione del fabbisogno di attività oraria e la concretizzazione, finalmente, del modello H16, la valorizzazione del ruolo dei medici all’interno delle CdC che vada oltre alla sola presenza fisica — ma valorizzi processi di presa in carico, diagnostica, prevenzione — e che si condivida la necessità di rendere il ruolo unico vivibile e attrattivo per la categoria, dove l’attività oraria e fiduciaria possano diventare strumenti di valorizzazione professionale e opportunità per il sistema.»

Uno sguardo al futuro

Nel 2026 la sanità italiana è ancora in evoluzione. La riforma ha segnato un punto di svolta, ma il percorso è tutt’altro che concluso. Il dialogo tra medici, istituzioni e cittadini sarà fondamentale per correggere le criticità emerse e garantire una medicina di prossimità davvero efficace e sostenibile.

Sanità italiana 2026

 

 

Intervista al Dott. Luigi D’Ambrosio Lettieri, Ordine Farmacisti Bari-BAT

 

Farmacia di servizio

Farmacie e realtà dei fatti: tra remunerazione, servizio e diritto alla salute

Parliamo insieme con il Presidente Luigi D’Ambrosio Lettieri

Luigi D

Martedì 20 maggio il Corriere della Sera ha pubblicato, nella rubrica DataRoom a firma di Milena Gabanelli e Simona Ravizza, un approfondimento dedicato all’evoluzione delle farmacie italiane e ai servizi oggi erogati. L’articolo ha affrontato temi di grande interesse pubblico, dalla remunerazione delle farmacie alla distribuzione dei farmaci, fino alle attività di autoanalisi e telemedicina. Tuttavia, la lettura dell’approfondimento ha suscitato interrogativi e perplessità in molti operatori sanitari, soprattutto per alcune valutazioni che sembrano non tenere adeguatamente conto del contesto normativo, organizzativo e assistenziale nel quale le farmacie operano.Per approfondire questi aspetti abbiamo intervistato il Dott. Luigi D’Ambrosio Lettieri, Presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Bari-BAT, che offre una lettura basata sui dati, sull’esperienza professionale e sulla concreta realtà vissuta quotidianamente dai cittadini.

Guglielmi Riccardo Luigi d'AmbrosioGuglielmi Riccardo Luigi d'Ambrosio Acquerello

 

Presidente, si parla molto della nuova remunerazione delle farmacie. Può aiutarci a fare chiarezza

La remunerazione delle farmacie è stata per molti anni collegata al prezzo del farmaco dispensato. Si trattava di un sistema concepito in un contesto sanitario ed economico completamente diverso da quello attuale. Con la riforma recentemente introdotta si è cercato di correggere una distorsione storica: il valore professionale dell’atto farmaceutico era infatti scarsamente riconosciuto, mentre il compenso era prevalentemente legato al valore commerciale del medicinale dispensato. Oggi il sistema prevede una quota fissa per confezione dispensata, accompagnata da una componente percentuale molto ridotta rispetto al passato. L’obiettivo non è aumentare i guadagni delle farmacie, ma rendere più equilibrata e sostenibile la remunerazione di un servizio sanitario che richiede competenze professionali, responsabilità e presenza capillare sul territorio. In altri termini, si passa progressivamente dalla remunerazione del prodotto alla remunerazione della prestazione professionale.

C’è chi sostiene che le farmacie guadagnano di più. Cosa risponde

Occorre evitare valutazioni costruite su singoli esempi isolati. Prendere a riferimento un farmaco dal costo molto basso e confrontare esclusivamente il margine ottenuto prima e dopo la riforma può generare conclusioni fuorvianti. Una valutazione corretta dovrebbe essere effettuata sull’intero paniere dei medicinali dispensati annualmente dal Servizio sanitario nazionale, considerando migliaia di referenze, le riduzioni di prezzo intervenute negli anni, gli sconti obbligatori a carico delle farmacie, gli oneri gestionali e l’inflazione che hanno inciso sui costi di esercizio. Ribadisco, la riforma non nasce per attribuire vantaggi economici alle farmacie, ma per contemperare la tenuta dei conti pubblici con la giusta remunerazione di una rete che assicura ogni giorno assistenza farmaceutica a milioni di cittadini, comprese le aree rurali e disagiate dove la farmacia rappresenta spesso l’unico presidio sanitario facilmente accessibile.

Il trasferimento di gliptine e gliflozine dalla distribuzione diretta alla convenzionata ha suscitato molte discussioni. Quali benefici ha prodotto

Innanzitutto, è opportuno chiarire che, anche in questo caso, non si è trattato di una scelta orientata agli interessi delle farmacie, ma di una decisione finalizzata a migliorare l’accessibilità alle cure. Per anni molti pazienti affetti da diabete sono stati costretti a ritirare questi medicinali presso i servizi farmaceutici delle ASL, affrontando spostamenti, attese e procedure burocratiche spesso gravose.  La disponibilità dei farmaci attraverso la rete delle oltre 20.000 farmacie italiane ha consentito di avvicinare il servizio al cittadino, riducendo la spesa a carico dello Stato, disagi organizzativi per i pazienti e costi indiretti. I benefici sono particolarmente evidenti per gli anziani, per i pazienti cronici, per le persone fragili e per chi vive lontano dai centri di distribuzione.

Esiste un aspetto che viene spesso trascurato

Sono molti gli aspetti trascurati: la farmacia garantisce continuità assistenziale, monitoraggio dell’aderenza terapeutica, counseling professionale, verifica delle interazioni farmacologiche e supporto costante al paziente. Pertanto, il trasferimento di gliptine e gliflozine dalla distribuzione diretta a alla dispensazione convenzionata non rappresenta soltanto un cambiamento logistico, ma una scelta coerente con i principi di prossimità, equità e umanizzazione delle cure. Va inoltre ricordato che numerose analisi hanno evidenziato come la distribuzione attraverso le farmacie territoriali abbia determinato una riduzione dei costi indiretti sostenuti dal sistema e dai cittadini, migliorando al tempo stesso l’aderenza alle terapie e gli esiti clinici.

Affrontiamo adesso il tema delle autoanalisi e dei servizi erogati in farmacia. Qual è il punto che ritiene più importante

Occorre distinguere con chiarezza tra diagnosi e attività di screening o monitoraggio. Le farmacie non effettuano diagnosi mediche e non intendono sostituirsi al medico. Le attività svolte nell’ambito della Farmacia dei Servizi hanno finalità di prevenzione, monitoraggio e orientamento del cittadino. Consentono di intercettare precocemente situazioni di rischio e di favorire l’individuazione dei casi in cui il farmacista invita il paziente a recarsi dal proprio medico di base, agevolando così l’accesso ai percorsi diagnostici e terapeutici appropriati. Inoltre, oggi molte farmacie offrono servizi di telemedicina in ambito cardiologico, come ECG, Holter cardiaco e pressorio. I tracciati sono trasmessi a centri specializzati e il referto è sempre affidato a cardiologi di comprovata esperienza e competenza. Questo approccio permette di rafforzare la prevenzione del rischio cardiovascolare, rendendo più semplice e accessibile il monitoraggio per i cittadini, sempre in collaborazione con i medici di riferimento.

Questi servizi offerti  sono iniziative lasciate alla libera scelta delle singole farmacie

No, si tratta di servizi disciplinati da norme nazionali, da protocolli operativi e da accordi istituzionali che prevedono requisiti strutturali, tecnologici e professionali rigorosi. In un Paese caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle patologie croniche, la prossimità della farmacia costituisce una risorsa preziosa per il Servizio sanitario nazionale.

Spesso i media producono analisi che sembrano parziali o non del tutto oggettive. Come valuta la qualità dell’informazione su questi temi?

Il confronto critico è sempre utile e necessario. Tuttavia, quando si affrontano temi complessi che riguardano la salute pubblica, è fondamentale evitare semplificazioni. La qualità dell’informazione dipende dalla capacità di rappresentare tutti gli elementi rilevanti di una questione, anche quelli che potrebbero non confermare la tesi iniziale. Se si analizzano esclusivamente alcuni dati, trascurando il quadro complessivo, si rischia di offrire ai cittadini una rappresentazione incompleta della realtà. Le farmacie non chiedono trattamenti di favore né immunità da critiche. Chiedono semplicemente che il dibattito si sviluppi sulla base di dati completi, verificabili e contestualizzati.

Quale messaggio desidera rivolgere ai cittadini?

Vorrei ricordare che la farmacia italiana è un presidio polifunzionale della sanità territoriale che svolge un ruolo strategico nel Servizio Sanitario Nazionale di cui è parte integrante. Lo ha dimostrato durante la pandemia, lo dimostra ogni giorno assicurando l’accesso ai farmaci, alle vaccinazioni, agli screening, alla telemedicina e a numerosi altri servizi di prossimità. Dietro ogni confezione dispensata vi è una responsabilità professionale, un’attività di vigilanza, informazione e presa in carico che contribuisce concretamente alla tutela della salute. I cittadini hanno diritto a un’informazione rigorosa, completa e basata su evidenze scientifiche. Solo attraverso un confronto fondato sui dati e sull’esperienza reale delle persone possiamo costruire un sistema sanitario sempre più vicino ai bisogni della collettività.

Conclusioni 

Troppo spesso il dibattito sulla sanità si concentra sui costi e troppo poco sui bisogni delle persone. Certamente si deve molta attenzione alla qualità della spesa e recuperare pienamente l’etica della responsabilità. Ma è necessario soprattutto valutare altri parametri: quanto tempo, quante difficoltà e quante rinunce alle cure siamo riusciti a evitare ai cittadini? Sono convinto che ogni scelta che semplifica l’accesso ai farmaci, riduce gli ostacoli burocratici e garantisce assistenza vicino al luogo di vita del paziente rappresenta un passo avanti per il sistema sanitario e per la qualità della vita delle persone. In questa intervista abbiamo voluto fare chiarezza con una voce autorevole come quella del dott. Luigi D’Ambrosio Lettieri, puntando i riflettori sul vero valore della Farmacia dei Servizi. Non ci siamo soffermati sui deficit di bilancio, ma abbiamo raccontato esempi di Buona Medicina, nel rispetto della persona che chiede aiuto. Questa è la Buona Sanità di cui ci piace parlare e che vogliamo continuare a raccontarvi.

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Metadescrizione:

Intervista esclusiva al Dott. Luigi D’Ambrosio Lettieri sul ruolo strategico della farmacia dei servizi per il SSN. Ruolo sociale dei servizi di prossimità.

 

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