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Sanità italiana 2026

La riforma ha rivoluzionato la Medicina Generale, tra entusiasmo e incertezze. Medici e cittadini stanno vivendo un cambiamento profondo, fatto di nuove sfide e tante domande ancora aperte

La riforma che vuole cambiare il volto della Medicina Generale

A due anni dall’avvio della discussa riforma della sanità, il panorama della Medicina Generale in Italia appare profondamente trasformato. Era il giugno 2024 quando il confronto tra governo e sindacati si arenava senza un accordo, segnando una delle fratture più evidenti tra le istituzioni e i medici di famiglia. Oggi, nel 2026, è possibile tracciare un primo bilancio di un percorso che ha visto entusiasmo, resistenze e non pochi colpi di scena.

Nu9fZuGG5oKp98oIj6elKDalla teoria alla pratica: le Case di Comunità e il nuovo status dei medici

Promossa dal ministro Schillaci, la riforma ha puntato tutto sulle Case di Comunità, che nel frattempo sono diventate realtà in poche regioni. Questi poli territoriali hanno avvicinato i servizi ai cittadini, favorendo un approccio multidisciplinare e integrato. Tuttavia, la transizione dal modello convenzionato a quello di dipendenza per i Medici di Medicina Generale ha rappresentato il vero terremoto. Molti professionisti hanno accolto con diffidenza il nuovo contratto, temendo la perdita di autonomia e la rigidità organizzativa. Alcuni hanno scelto di anticipare il pensionamento, altri si sono adattati, mentre una parte della categoria continua a chiedere aggiustamenti e tutele.

Le criticità irrisolte e il rischio di disparità

Nonostante i progressi, restano forti le criticità legate alle risorse e alle differenze regionali. Le Case di Comunità funzionano a pieno regime solo dove gli investimenti sono stati adeguati, mentre in altre zone si registrano ancora carenze di personale e strutture. Il rischio di aumentare il divario Nord-Sud si è purtroppo concretizzato in diversi territori, alimentando nuove richieste di intervento da parte delle amministrazioni locali.

La voce dei medici: tra adattamento e nuove sfide

La categoria dei Medici di Medicina Generale si è trovata costretta a reinventarsi, tra nuove procedure burocratiche, maggiore lavoro in team e la necessità di aggiornarsi costantemente su protocolli e tecnologie. Se da un lato molti riconoscono i vantaggi di una medicina territoriale più strutturata, anche per ridurre gli accessi ai Pronto Soccorso, dall’altro resta forte il desiderio di vedere valorizzata la propria esperienza e autonomia decisionale.

nicola calabrese

Secondo il dott. Nicola Calabrese, Segretario per la provincia di Bari della FIMMG«È arrivato il momento della responsabilità reciproca, della medicina generale e delle Regioni. FIMMG è soggetto responsabile rispetto agli obiettivi del PNRR e quindi rispetto al progetto Case di Comunità. Ci aspettiamo la stessa responsabilità dalle Regioni rispetto alla definizione del fabbisogno di attività oraria e la concretizzazione, finalmente, del modello H16, la valorizzazione del ruolo dei medici all’interno delle CdC che vada oltre alla sola presenza fisica — ma valorizzi processi di presa in carico, diagnostica, prevenzione — e che si condivida la necessità di rendere il ruolo unico vivibile e attrattivo per la categoria, dove l’attività oraria e fiduciaria possano diventare strumenti di valorizzazione professionale e opportunità per il sistema.»

Uno sguardo al futuro

Nel 2026 la sanità italiana è ancora in evoluzione. La riforma ha segnato un punto di svolta, ma il percorso è tutt’altro che concluso. Il dialogo tra medici, istituzioni e cittadini sarà fondamentale per correggere le criticità emerse e garantire una medicina di prossimità davvero efficace e sostenibile.