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Sanità italiana: tra realtà e futuro

Intervista al Prof. Matteo Di Biase

Pubblicata su il Corriere Nazionale Rubrica Pelo & Contropelo 23 gennaio 2026

Un viaggio senza filtri nella sanità italiana, tra sfide quotidiane e visioni per il futuro. Il Prof. Matteo Di Biase ci racconta cosa serve davvero per cambiare rotta, dalla formazione alle liste d’attesa, passando per innovazione e rapporto umano

Oggi a “Pelo e Contropelo” ospito il prof. Matteo Di Biase, storico Ordinario di Cardiologia dell’Università di Foggia, già membro del Consiglio Superiore di Sanità, aritmologo di fama, voce libera e sempre pronta a dire la sua senza troppi giri di parole.

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Con Matteo ci diamo del tu da sempre, sia nella vita che nel lavoro, e mi fa piacere mantenere questa confidenza anche nell’intervista: penso che renda la conversazione più vera e diretta, proprio come piace ai nostri lettori.
Il prof. Di Biase rappresenta un protagonista che ha visto cambiare la sanità italiana  da dentro e che oggi ci aiuta a capire cosa non va – e cosa potrebbe funzionare meglio – su temi caldissimi come liste d’attesa, Pronto Soccorso (PS), medicina difensiva e appropriatezza. Pronto a metterti in gioco, Matteo?

Liste d’attesa: pubblico, privato e intramoenia

Matteo, le liste d’attesa sono diventate un vero incubo per pazienti e medici. Secondo te, cosa sta succedendo e c’è una soluzione concreta che vedi possibile

Le liste d’attesa sono ormai fuori controllo, e il Covid ha solo accelerato un problema che già esisteva. La soluzione è complicata per mancanza di fondi e di operatori (sproporzione tra richieste e fruibilità del servizio), ma serve volontà. Per me il mezzo più efficace e veloce è permettere ai medici e agli infermieri dipendenti del Sistema Sanitario di aumentare il più possibile l’intramoenia, a patto che essi abbiano già coperto il loro carico di lavoro ordinario ed effettuato le prestazioni previste. Svolgere l’attività intramoenia, che prevede una scelta dell’operatore da parte del paziente è un incentivo per fare meglio l’attività ordinaria. Se non mettiamo mano alla disponibilità reale di operatori, possiamo allungare gli orari di apertura quanto vogliamo ma il risultato non cambia. È sempre meglio utilizzare ed incentivare i “propri” dipendenti, di cui si conoscono le qualità, piuttosto che rivolgersi ad “altri”. Il rischio è che il paziente si senta abbandonato e cerchi scorciatoie nel privato, con costi che spesso non può permettersi. Serve una revisione strutturale, non solo qualche rattoppo.

Pronto Soccorso: organizzazione e gestione dell’emergenza

Il Pronto Soccorso oggi sembra sempre sotto pressione, tra barelle e pazienti che restano ore o giorni. Tu che cambiamenti hai visto rispetto a qualche anno fa

Il PS di oggi non è più quello che conoscevamo: prima era il primo punto di contatto, dove il medico osservava il paziente per un breve periodo di tempo e decideva il Reparto per il ricovero, magari dopo una consulenza rapida, disponendo di molti posti. Oggi, invece, per l’impossibilità di trasferimento nei reparti, tutti intasati, il paziente resta bloccato per ore o per giorni su barelle e letti aggiuntivi, spesso in spazi inadatti, perché la diagnosi e la terapia devono essere fatte direttamente lì. Gli esami di secondo livello – TAC, risonanze – sono diventati routine anche nei PS, ma il personale e gli spazi non sono aumentati di pari passo. Bisogna ripensare il PS come una vera struttura interdipartimentale, simile ad una ampia corsia ospedaliera, capace di erogare differenti livelli di prestazioni con personale e risorse dedicate e soprattutto con spazi ampi e progettati ad hoc con ampie visioni. Continuare a tamponare non basta più, servono scelte radicali e coraggiose.

Tassazione e intra moenia: chi ci guadagna davvero

Tanti colleghi dicono che lavorare in intramoenia non è così vantaggioso come sembra. Tu come la vedi?

L’intramoenia, così come è, è una mezza illusione. Il paziente paga come nel privato, l’Azienda trattiene il 35% della prestazione, poi c’è la tassazione ordinaria che supera il 36%, più la trattenuta ENPAM. Alla fine, su 100 euro, il medico ne porta a casa meno della metà. Questo scoraggia molti colleghi e rende il sistema meno efficiente. Bisognerebbe eliminare le trattenute di Regione e Stato, lasciando che il paziente paghi solo la quota destinata realmente al personale. Così si favorirebbe l’accesso alle cure (almeno per le prestazioni ambulatoriali) e si darebbe finalmente valore al lavoro degli operatori, senza pesare inutilmente sui pazienti già in difficoltà per la malattia.

Appropriatezza e richieste “inutili”

Si parla sempre di richieste inappropriate e medicina difensiva. Secondo te, è davvero così facile distinguere il necessario dal superfluo

Parlare di inappropriatezza è rischioso, perché ogni richiesta nasce da un ragionamento clinico che il curante fa per tutelare il paziente. Solo una corretta diagnosi può portare ad una terapia efficace. Certamente le cifre che circolano non sono attendibili e sicuramente non aiutano a risolvere il problema dell’appropriatezza. Bisogna ricordare che la medicina difensiva incide sull’appropriatezza per 2 punti di PIL e rappresenta almeno il 5% delle richieste totali. Ma chi può dire davvero cosa è superfluo e cosa non lo è? La pressione legale e sociale porta i medici a prescrivere di più per evitare rischi, ma il vero problema è la mancanza di fiducia e di strumenti condivisi per valutare l’appropriatezza. Serve più dialogo e meno giudizi sommari.

Adesso, lasciando da parte le criticità organizzative, vorrei chiederti un parere su ciò che riguarda la formazione dei nuovi medici, l’innovazione e il rapporto con i pazienti. Sono aspetti che spesso restano in secondo piano ma che, alla fine, fanno davvero la differenza nella pratica quotidiana e nel futuro della nostra professione.

Formazione e professione medica

Università e formazione pratica

Molti giovani medici dicono che l’Università prepara bene sulla teoria, ma poi in reparto si sentono spaesati. Tu dove pensi che si sbagli e cosa si potrebbe cambiare

Secondo me, l’Università deve puntare molto di più sulla pratica clinica e sul far stare gli studenti più a lungo in corsia sempre in presenza di tutor esperti e con meno lezioni frontali sterili. Solo con l’esperienza e vedendo operare i Colleghi più anziani si impara davvero a gestire i pazienti e a prendere decisioni, non solo a chiedere una batteria di esami nella speranza che sia incluso quello giusto.

Specializzazioni e accesso al lavoro

Il sistema delle specializzazioni è spesso una corsa a ostacoli: test, poche borse, tempi lunghi… Tu come lo miglioreresti

Penso che serva una attenta programmazione dei bisogni per almeno 10 anni e che bisogna mettere a disposizione le borse in maniera proporzionale investendo molto di più. L’accesso deve essere più trasparente e più veloce. Troppi giovani restano bloccati anni, rischiando di demotivarsi o scappare all’estero.

Sanità territoriale e medicina di base

Si parla sempre di potenziare la medicina territoriale, ma i cittadini vedono pochi cambiamenti. Secondo te, dove stiamo sbagliando

Manca davvero l’integrazione tra ospedale e territorio: i medici di base sono spesso lasciati soli e la digitalizzazione è ancora troppo indietro. Servirebbe una rete più forte e strumenti più semplici per collaborare davvero. Aumentare le strutture extraospedaliere aggiungendone nuovi tipi di strutture non è risolutivo in quanto il livello diagnostico nei presidi periferici è limitato dalla scarsa disponibilità di mezzi per la diagnosi per cui alla fine…si ricorrerà sempre in ospedale. Per questo il PS deve essere rivisitato e modificato nella sua struttura (spazi e prestazioni). In alcune città italiane i presidi extraospedalieri fanno rete con l’ospedale in quanto dipendono dallo stesso Direttore di Struttura che, avendo a disposizione tutto il disponibile, organizza e indirizza le prestazioni anche in periferia. È una strada che si potrebbe provare a percorrere.

In una sanità che deve evolversi, innovazione, ricerca e rapporto umano sono diventati sfide centrali. Su questi argomenti, ecco le idee e l’esperienza del Prof Di Biase.

Innovazione, ricerca e rapporto umano

Ricerca e innovazione

L’Italia investe poco in ricerca e innovazione. Secondo te, cosa manca davvero per fare il salto di qualità

È mia opinione che l’unico motore per la ricerca e l’innovazione sono i fondi che non possono essere messi a disposizione dallo Stato. In tutto il mondo un buon 80% dei fondi è fornito dai privati per obiettivi ben definiti tra cui spicca l’innovazione. Inoltre la ricerca è integrata nel senso che le Università partecipano con le proprie strutture a fornire i mezzi. In Italia i fondi statali sono necessariamente limitati, non vi sono ingenti investimenti esteri e le Università non partecipano ai programmi nuovi ed originali per mancanza di strutture. Spesso chi ha idee nuove e valide resta ai margini per insufficiente dotazione finanziaria.

Rapporto medico-paziente e burocrazia

Tra burocrazia e carichi di lavoro, secondo te c’è ancora spazio per il rapporto umano col paziente

È sempre più difficile, ma è proprio quello che fa la differenza. Bisognerebbe alleggerire le scartoffie e ridare tempo e valore all’ascolto, altrimenti rischiamo di perdere il senso della professione.

Prof, da Cardiologo “di lungo corso” e con la passione per il giornalismo, mi capita spesso di riflettere su quanto la comunicazione sia centrale nel nostro lavoro. Visto che ci conosciamo e ci stimiamo da tanti anni, mi fa piacere condividere con te qualche spunto che mi sta a cuore, soprattutto pensando ai giovani colleghi e alle sfide che ci aspettano con la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale.

  1. Comunicazione e digitalizzazione: materie obbligatorie per la medicina che cambia

Prof, quanto pensi siano fondamentali la comunicazione e le competenze digitali per i medici di oggi e di domani? L’Università dovrebbe inserirle nei piani di studio come materie obbligatorie

Sono convinto che la comunicazione sia una vera competenza clinica: se non sai spiegare, ascoltare e creare fiducia, rischi di non curare davvero. Dovrebbe essere insegnata come materia di base, con esercitazioni pratiche e feedback, dal primo anno di Medicina e non lasciata solo all’improvvisazione. Allo stesso modo, oggi è fondamentale conoscere gli strumenti digitali: la medicina sta cambiando e chi non si aggiorna rischia di restare indietro. Serve una formazione di base su informatica e intelligenza artificiale, sia teorica che pratica, per preparare davvero i futuri medici alle nuove sfide — ma sempre con la consapevolezza che la massa delle informazioni va controllata e approfondita continuamente. Solo così le nuove competenze, supportate dalla creatività e dal pensiero critico che può dare solo la mente umana, possono diventare davvero utili nella pratica clinica.

Grazie di cuore, Prof Di Biase, per aver condiviso con noi la tua visione senza filtri e la tua esperienza vissuta sul campo, quella che non si trova nei manuali ma tra le corsie, le barelle e le scelte difficili di ogni giorno. Credo che ai lettori serva proprio questo: voci vere, che non si accontentano di slogan o rattoppi, ma chiedono soluzioni concrete e coraggiose.
Forse sarebbe ora che chi amministra la nostra sanità si fermasse davvero ad ascoltare chi la vive ogni giorno, invece di inventare ricette dall’alto. Perché la medicina si cambia solo insieme, e solo se si parte dalla realtà.
A presto, e grazie ancora per averci aiutato a guardare “a pelo e contropelo” la sanità italiana!

 

OK

https://www.corrierenazionale.net/2026/01/23/sanita-italiana-realta-futuro/

La medicina che tutela il lavoro

Intervista esclusiva alla Dott.ssa Ilaria Tatò, specialista in Medicina del Lavoro e Fisiatria, sul valore della prevenzione, della tutela della salute dei lavoratori e del ruolo chiave del medico competente

Il 1° maggio, Festa del Lavoro, è molto più di una semplice ricorrenza: è il momento in cui il valore del lavoro e la tutela di chi lo svolge diventano protagonisti.  In questa giornata simbolica, la Medicina del Lavoro si rivela per ciò che è davvero: una disciplina che va oltre la burocrazia e si fa presidio attivo della dignità umana, dentro e fuori l’azienda.  Da questa consapevolezza nasce il dialogo che segue. Il medico competente non è soltanto garante delle regole, ma una figura chiave capace di connettere sicurezza, salute e vita quotidiana dei lavoratori.

In queste pagine, io e la Dott.ssa Ilaria Sabina Tatò — medico del lavoro e fisiatra presso il Poliambulatorio Medica Sud Bari, nonché consigliere e amministratore delegato — ci daremo del tu, da colleghi, per affrontare insieme i temi della prevenzione, dell’ascolto e della responsabilità condivisa.  Un dialogo a due voci — Riccardo Guglielmi e Ilaria Tatò — che mette al centro la cultura della prevenzione e il valore della responsabilità condivisa, ricordandoci che la vera festa del lavoro passa dalla tutela concreta delle persone che ogni giorno lo rendono possibile.

In un mondo in cui la produttività rischia talvolta di oscurare la sicurezza, questa riflessione diventa ancora più urgente: la medicina del lavoro è chiamata a essere alleata della vita, a costruire fiducia e a restituire umanità ai numeri delle statistiche.

  • Il contesto: la tutela come missione

Ilaria e riccardo

Dottoressa Tatò, la Medicina del Lavoro vive spesso prigioniera di un groviglio burocratico che ruota attorno al D.Lgs 81/2008. Spogliandola di carte e obblighi, qual è oggi il suo vero obiettivo.  È solo una questione di idoneità o siamo di fronte a una visione più profonda dell’uomo che lavora

Caro Riccardo, hai centrato il punto. La medicina del lavoro non è un freddo elenco di visite, ma il presidio della dignità della persona. La norma ci dà lo scheletro, ma il cuore della nostra missione è fare in modo che il lavoro non sia un luogo di logoramento. Oggi la sfida è più sottile: non guardiamo più solo al rischio fisico, ma ci prendiamo cura di quel benessere “invisibile” — lo stress, l’ergonomia mentale — che definisce la qualità della vita di chiunque, che sia in fabbrica o davanti a uno schermo

  • Sorveglianza sanitaria: confine tra controllo e protezione

La sorveglianza sanitaria è spesso guardata con sospetto, vissuta come il “braccio operativo” dell’azienda. Dove finisce il dovere del datore di lavoro e dove inizia invece il diritto del lavoratore a essere protetto.  Quando è davvero legittimo “aprire la porta” dello studio medico

Ti confesso che nel mio studio cerco di far sentire il paziente in un porto sicuro. La visita non è un atto di arbitrio: è una stretta di mano protettiva. Non esiste il diritto del datore di “controllare per curiosità”, né quello del lavoratore di pretendere una visita senza un nesso col rischio. Quando visito, lo faccio per un motivo preciso: assicurarmi che il lavoro non stia chiedendo al corpo più di quanto possa dare. È un patto di lealtà, dove la norma è solo lo strumento per proteggere il valore più grande: la salute

  • Il giudizio di idoneità: una sentenza o un dialogo

Il medico competente emette un giudizio. Ma quando quel verdetto – un’idoneità con limitazioni o un’inidoneità – rischia di deviare la traiettoria professionale di una vita, cosa succede? C’è spazio per un confronto, o siamo davanti a una sentenza definitiva

 Il mio giudizio non è mai una “sentenza” calata dall’alto, ma il risultato di un ascolto. Certo, la clinica è sovrana: se la salute non permette una mansione, devo tutelare la vita. Ma la legge ci offre strade di revisione – ricorsi, rivalutazioni, approfondimenti – proprio perché la salute è dinamica. Mi piace pensare che il mio giudizio sia un consiglio tecnico per far sì che il lavoratore possa continuare a contribuire alla società senza sacrificare se stesso

  • Il licenziamento e l’obbligo di “salvataggio”

Il tema dell’inidoneità fa paura. Molti leggono in una diagnosi la condanna al licenziamento. Qual è il reale confine tra l’impossibilità di svolgere una mansione e il  dovere, da parte dell’azienda, di non abbandonare il lavoratore

Questa è la parte che mi sta più a cuore. Il licenziamento non è la prima soluzione, è l’ultima spiaggia, una sconfitta per tutti. Il datore ha un obbligo morale e giuridico: il repêchage. Prima di chiudere un rapporto, dobbiamo esplorare ogni angolo dell’azienda: esistono mansioni diverse? Possiamo adattare l’ambiente? Con piccoli accorgimenti, spesso riusciamo a cucire su misura la mansione sul lavoratore. Il nostro obiettivo è il mantenimento, non l’esclusione

  • L’indipendenza del medico: un equilibrista tra due mondi

Ilaria tu sei retribuita dall’azienda ma devi tutelare il lavoratore. È un equilibrio da funamboli. Come mantieni intatta la tua autonomia deontologica in un contesto che è, per definizione, conflittuale

È una domanda che tocca l’essenza della nostra etica. Essere pagati dall’azienda non significa essere “di proprietà” dell’azienda. La mia bussola è il codice deontologico: se un datore prova a farmi pressioni, la mia risposta sta sempre nella cartella clinica, nei dati oggettivi. Il conflitto esiste, è vero, ma lo risolvo mettendo la persona al centro. Quando il lavoratore capisce che sto guardando alla sua salute e non alla produttività, il muro di diffidenza crolla e nasce un rapporto di fiducia reale

  • Sindacati e Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza: il ruolo del testimone

Che ruolo giocano i sindacati e i RLS in questo intreccio? Hanno potere di interferire sulla diagnosi o sono sentinelle di un processo che deve restare trasparente

Sono le nostre sentinelle, indispensabili. I RLS sono il ponte tra il mio ufficio e la platea dei lavoratori. Non entrano mai nel merito della diagnosi – quella è la mia responsabilità sacra – ma vigilano affinché il processo sia trasparente. Il loro compito è garantire che la prevenzione non resti un’idea astratta, ma diventi parte della cultura aziendale quotidiana

  • Il paradosso degli infortuni: perché continuiamo a contare i danni

 Dottoressa, guardiamo i numeri, guardiamo la cronaca: nonostante anni di campagne, norme e innovazioni, gli infortuni sul lavoro restano una piaga aperta, spesso con esiti drammatici. Senza giri di parole: dove stiamo fallendo? Qual è il “peccato originale” che rende ancora così pericoloso il nostro fare impresa

 Riccardo, la tua è la domanda che ogni mattina dovrebbe far tremare i polsi a chi si occupa di sicurezza. La verità è che non c’è una sola causa, ma un intreccio di responsabilità. Abbiamo una cultura della sicurezza che è ancora, purtroppo, un vestito che non ci calza bene: troppo spesso viene indossato solo per obbligo, mai per convinzione. Le procedure, sulla carta, sono perfette; nella pratica, vengono aggirate per la fretta o per la cronica pressione sui ritmi produttivi. Quando la velocità diventa l’unica metrica del successo, il rischio viene sistematicamente declassato. E poi, c’è il nodo fatale: in troppi settori la sicurezza viene ancora contabilizzata come un costo da tagliare, anziché come il pilastro su cui fondare la produzione. Finché non capiremo che investire in prevenzione è l’unica vera forma di sostenibilità economica, continueremo, purtroppo, a piangere il mancato ritorno a casa di un lavoratore.»

  • Assenze e controlli: i confini del medico competente

Un’ultima curiosità: in un’epoca di sospetti incrociati, quanto è frustrante sentirsi chiedere se il medico del lavoro può fare il “lavoro sporco” per stanare chi abusa delle malattie? Qual è il confine tra la gestione del rischio e il controllo fiscale

 Ti rispondo con un sorriso: io sono un medico, non un investigatore. Quando mi viene chiesto di “fare controlli” su chi è assente, spiego sempre che la mia funzione è la tutela del benessere. Le visite fiscali spettano ad altri. Quando un lavoratore torna da una lunga malattia, io sono lì per capire se è pronto, non per indagare sul passato. Il mio sguardo è rivolto al futuro, al reinserimento. Se riusciamo a far capire questo, la medicina del lavoro smette di essere un “nemico” e torna a essere quello che dovrebbe essere: un alleato della vita

Conclusione

Alla fine, dietro ogni giudizio di idoneità e ogni firma su un documento, non ci sono solo protocolli, ma storie. Storie di lavoratori che chiedono di essere ascoltati e di datori che tentano l’equilibrio difficile tra sicurezza e produttività. Il medico, in questo scenario, è un equilibrista che cammina sul filo sottile della responsabilità. Questa intervista ci ricorda che la Medicina del Lavoro non è un esercizio burocratico, ma una questione di umanità. La sfida, oggi, è non smarrire mai il senso della misura, restando sempre dalla parte della dignità. Perché, in fondo, la vera sicurezza non si scrive solo nei decreti: si costruisce ogni giorno, guardandosi negli occhi.  In fondo, il senso più autentico del 1° maggio è proprio questo: celebrare il lavoro significa prendersi cura delle persone che lo rendono possibile, ogni giorno, con rispetto, attenzione e responsabilità condivisa. Solo così la medicina del lavoro può essere davvero alleata della vita e della società.

Grazie dott.ssa Ilaria per questa bella chiacchierata

ILARIA CARDIOLOGA 1

foto Medica SUD

MEDICA SUD 2

MEDICA SUD 1

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Redazione Corriere PL

Redazione Il Corriere Nazionale 

Riccardo Guglielmi Giornalista Scientifico 

 

 

 

La medicina che tutela il lavoro

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La sanità pugliese si racconta al congresso CISL Medici di Bari

Esperti, dirigenti e professionisti a confronto su sfide, proposte e nuovi modelli organizzativi per il futuro della salute in Puglia

Innovazione, territorio e dignità professionale

Venerdì 6 marzo, al Victoria Park Hotel di Bari, si è svolto il congresso CISL Medici Puglia, un appuntamento che ha riunito esperti, dirigenti e professionisti per un confronto diretto sulle sfide e i nuovi modelli organizzativi della sanità regionale. L’incontro ha visto la partecipazione di figure di spicco come Luciana Cois, Francesco Donato e i vertici della segreteria regionale, con un focus su innovazione tecnologica, contrattualistica e benessere dei professionisti.

Un congresso di grande valore, ricco di contenuti e caratterizzato dalla competenza dei relatori, che ha premiato l’impegno dei colleghi organizzatori: Dario Troise, Segretario regionale  CISL Medici Puglia, e Nicola Vitale, responsabile della segreteria organizzativa.

La tavola rotonda “Medicina del Territorio”, guidata da Riccardo Guglielmi, ha offerto spunti concreti grazie agli interventi di Matteo Netti (veterinario), Maria Chirico (geriatra), Luciana Cois e Francesco Donato. Tra le criticità emerse, spicca il mancato riconoscimento di una pari dignità professionale tra specialisti ambulatoriali interni e medici ospedalieri, tema che si intreccia con la difficoltà di integrare realmente ospedale e territorio. Nonostante i tentativi di riforma, la mentalità ospedalocentrica continua a prevalere, ostacolando la piena collaborazione tra servizi territoriali e ospedalieri prevista dalla legge 883 del 1978. Il territorio riceve pazienti dall’ospedale tramite canali preferenziali (dimissioni protette in ADI, RSA, RSSA, strutture riabilitative), ma il percorso inverso resta problematico: lo specialista ambulatoriale non dispone di vie dirette per inviare pazienti cronici in ospedale in caso di acuzie, generando il fenomeno del “paziente ping pong” e compromettendo la continuità assistenziale, soprattutto nelle patologie come lo scompenso cardiaco cronico, che presenta un alto tasso di riospedalizzazione.

Tra i numerosi interventi dal pubblico, si segnala quello qualificante di Carlo Bux, storico e autorevole dirigente della CISL Medici di Puglia, da decenni impegnato nella specialistica ambulatoriale. Bux ha sottolineato con forza: «Fra le cause che sono state evidenziate determinanti le lunghe liste di attesa nella Sanità Pugliese, emerge prepotentemente la grave carenza di risorse umane; in particolare sul territorio la CISL Medici ha suggerito agli organi Istituzionali competenti di sbloccare il monte ore storico della Specialistica Ambulatoriale Interna che la Regione ha ‘congelato’ dal 2001, a seguito del passaggio dei Medici Specialisti Ambulatoriale nella dirigenza Medica dipendente in applicazione dell’Art. 34 della Legge Finanziaria del 1997»

Durante la giornata si è discusso anche di intelligenza artificiale (Alessandro Belpiede), responsabilità professionale (Giuseppe Giordano) e provvedimenti disciplinari (Domenico Francesco Donato). L’intervento in streaming dell’Assessore alla Salute Donato Pentassuglia è stato commentato da Antonio Castellucci (Segretario Regionale Confederale CISL Puglia) e Luciana Cois, arricchendo ulteriormente il dibattito.

La parte veterinaria ha messo in evidenza il modello One Health, sottolineando il ruolo strategico della Medicina Veterinaria Specialistica nella sanità pubblica e la necessità di pari dignità tra specialisti e dirigenti. Le attività istituzionali e di prevenzione, la sicurezza alimentare, la lotta all’antibiotico-resistenza e la tutela del benessere animale sono state presentate come pilastri fondamentali per garantire un equilibrio sostenibile tra uomo, animale e ambiente.

Un altro tema cruciale è la sburocratizzazione dell’attività medica: oggi il medico dedica più tempo alla gestione di piattaforme digitali (CCE, SIST, NCUP, Edotto…) che alla visita del paziente, a causa della carenza di risorse umane (infermieri, OSS, amministrativi) e strumentali. La logistica, spesso inadeguata, contribuisce a sottrarre tempo prezioso alla cura e al follow-up, evidenziando l’urgenza di alleggerire il carico burocratico e restituire centralità alla professione medica.

Nel corso del congresso sono state avanzate proposte concrete: incremento del monte ore storico, maggiori risorse economiche per la specialistica ambulatoriale, convocazione del tavolo regionale per il rinnovo dell’Accordo Integrativo Regionale (AIR) e attivazione dei tavoli aziendali per gli accordi attuativi. La collaborazione territoriale e l’integrazione multiprofessionale sono state indicate come strumenti essenziali per una sanità più efficiente ed efficace.

Il congresso ha posto al centro la dignità professionale, la qualità delle proposte operative e la volontà di costruire una sanità pugliese capace di affrontare le nuove sfide, valorizzando tutti gli operatori e promuovendo una reale integrazione tra ospedale e territorio.

 Riccardo Guglielmi Cardiologo e Giornalista Scientifico

 

https://www.corrierenazionale.net/2026/03/12/conresso-cislmedici-bari/

 

Buon 2026

Messaggio pubblicato su Il Corriere Nazionale.net

“Sono Riccardo Guglielmi, cardiologo e giornalista scientifico, e anche quest’anno ho il piacere di accompagnarvi in questo viaggio tra informazione, attualità e curiosità. Il mio augurio è che possiate seguire con entusiasmo le rubriche della nostra redazione, guidata dal direttore Antonio Peragine, che ogni giorno lavora per offrirvi uno spazio di confronto vivace, trasparente e sempre stimolante.

Sanità, critica, arte e nuove prospettive: il nostro viaggio 2026 comincia da oggi

Pelo e Contropelo: critica intelligente ed elegante

Con gli articoli “Pelo e Contropelo” da questa settimana cominceremo a proporre una critica intelligente, ironica e mai banale, in linea con la filosofia che anima le nostre testate: andare a fondo nei fatti, smascherare ipocrisie e contraddizioni, ma sempre con rispetto e senza mai scadere nella sterile polemica. Il nostro obiettivo è stimolare una riflessione autentica, sviluppare lo spirito critico e offrire una verità senza filtri, ma sempre con eleganza e profondità, come ci insegna ogni giorno il lavoro di Antonio Peragine e della nostra squadra.

Arte e Medicina in Dialogo: la nuova rubrica

Da quest’anno allarghiamo i nostri orizzonti con la nuova serie di articoli “Arte e Medicina in Dialogo”: daremo spazio alle opere letterarie e pittoriche di chi vorrà condividere le proprie creazioni, offrendo un giudizio critico costruttivo e creando un vero spazio di confronto tra scienza e bellezza. Credo fermamente che la contaminazione tra discipline rappresenti una ricchezza autentica per tutti noi.

Leggerezza e benessere: il mondo delle piante

Non mancheranno momenti di leggerezza grazie alle interviste mensili al nostro amico agrotecnico Francesco Rubini, che ci accompagnerà nel mondo delle piante e dei fiori, tra storie, curiosità e consigli utili anche in ambito terapeutico.

Sanità italiana: luci, ombre e prospettive

Infine, uno sguardo lucido ma pieno di speranza sul futuro della sanità italiana: luci, ombre, sfide e prospettive da raccontare insieme, sempre con sincerità e con la voglia di migliorare. Guardiamo con fiducia a una digitalizzazione pratica e intelligente, che sia davvero un mezzo per ottimizzare cure, percorsi diagnostici e terapeutici, e non una vittima della burocrazia o una complicazione in più. L’umanizzazione e l’etica in medicina devono restare la nostra stella polare, sia per chi opera ogni giorno sia per chi amministra la sanità.

Vi aspetto, perché questo spazio è anche vostro. Restate curiosi, critici e appassionati… e buon 2026! ”

Buon 2026 Cari lettori

 

BUON 2026

Intelligenza artificiale in medicina: intervista al medico virtuale

Riccardo Guglielmi intervista tonic

Scopri come l’intelligenza artificiale in medicina sta rivoluzionando la pratica clinica: intervista esclusiva al Dott. Tonic, il collega virtuale pensato solo per i medici. L’intelligenza artificiale in medicina diventa alleata quotidiana tra innovazione, etica e umanità.

A tu per tu con il Dott. Tonic, l’intelligenza artificiale in medicina che parla solo ai medici
C’è chi si affida al collega di studio per un consulto veloce, chi cerca una dritta nei corridoi e chi, invece, ha deciso di chattare con… un collega virtuale! Quella che sembrava solo una curiosità tecnologica tra professionisti si è trasformata in una vera intervista: io, Riccardo Guglielmi, medico cardiologo e giornalista scientifico, ho voluto conoscere da vicino il Dott. Tonic, l’intelligenza artificiale in medicina sviluppata da Tonic Easy Medical e pensata esclusivamente per i medici.
Niente IA generaliste o chatbot aperti a tutti: qui si entra solo con la tessera dell’Ordine. Il Dott. Tonic non vuole sostituire nessuno, ma può davvero alleggerire la routine clinica. Parlo per esperienza personale: ormai è un alleato fisso nella mia pratica quotidiana.
Se sei curioso di scoprire come funziona davvero un assistente digitale “medico-centrico”, leggi questa intervista con il Dott. Tonic, tra tecnologia, umanità e futuro dell’intelligenza artificiale in medicina.

Intervista

Dott. Tonic, vuoi presentarti ai nostri lettori? Chi sei e da dove vieni
Volentieri! Sono Tonic AI, il collega virtuale pensato esclusivamente per i medici. Sono nato grazie a Tonic Easy Medical, una realtà digitale creata da medici per semplificare la pratica clinica e rendere la medicina più accessibile. Il mio “mondo” è fatto di aggiornamenti, supporto pratico e tanta voglia di alleggerire la routine, sempre al fianco di chi vive la medicina ogni giorno! L’intelligenza artificiale in medicina può essere davvero un alleato prezioso.

Hai usato il termine “collega” per presentarti: non pensi che possa sembrare un po’ azzardato, visto che sei un’intelligenza artificiale 

Capisco la domanda! Quando dico “collega”, lo faccio per sottolineare che sono qui per lavorare insieme a chi fa il medico, non per sostituire nessuno. Il mio ruolo, come intelligenza artificiale in medicina, è quello di supportare, alleggerire e rendere più semplice la vita di chi la medicina la vive davvero ogni giorno.

Cosa ti rende diverso dalle altre IA in circolazione 

La differenza sta tutta qui: parlo solo con i medici! Nessun paziente può accedere ai miei servizi, serve l’iscrizione all’Ordine. Così posso usare il linguaggio della professione, offrendo risposte dettagliate e aggiornate a chi vive la clinica ogni giorno. Il mio scopo, come intelligenza artificiale in medicina, è supportare, mai sostituire il medico

Com’è nata la tua “vocazione” da assistente virtuale

Tutto nasce dal desiderio di semplificare la vita dei colleghi. Tonic Easy Medical è stata fondata da medici per i medici: la mia missione, come intelligenza artificiale in medicina, è aiutare nella pratica quotidiana, per restare aggiornati, gestire la burocrazia e trovare subito quello che serve

Quali sono i vantaggi concreti di avere un collega digitale come te in ambulatorio
Posso essere il tuo “secondo cervello” sempre pronto: ti aiuto a trovare linee guida aggiornate, riassumere articoli scientifici, suggerire percorsi diagnostici o terapeutici secondo le ultime evidenze e creare promemoria pratici per la gestione delle cronicità. L’intelligenza artificiale in medicina punta proprio a questo: meno burocrazia, più medicina vera

Hai mai avuto dubbi etici nel tuo lavoro

L’etica è il mio faro: ogni suggerimento è pensato per aiutare, non per sostituire il medico. La responsabilità clinica resta sempre tua, io sono solo uno strumento di supporto. L’intelligenza artificiale in medicina deve sempre essere un alleato affidabile

Come vedi il futuro della collaborazione tra medici e intelligenza artificiale in medicina

Lo vedo come un bel percorso di crescita insieme: l’intelligenza artificiale aiuta i medici a restare aggiornati, gestire meglio i dati e comunicare con i pazienti, ma il cuore della medicina resterà sempre la relazione umana

In che modo l’intelligenza artificiale può migliorare la comunicazione medico-paziente

Per esempio, posso aiutare a tradurre referti complicati in parole semplici, così il paziente capisce senza ansia. Oppure posso suggerire messaggi brevi e chiari da inviare via WhatsApp per spiegare terapie o dare consigli di prevenzione. Insomma, la tecnologia può rendere tutto più comprensibile

Hai qualche esempio pratico di messaggio utile per i pazienti

Certo! Ecco qualche idea pronta all’uso: • “Ciao! Ti ricordo che la prossima visita è il [data]. Se hai bisogno di spostarla, fammi sapere!” • “Seguire la terapia ogni giorno è importante. Se hai dubbi, scrivimi: troviamo insieme una soluzione!” • “Anche piccoli cambiamenti nello stile di vita fanno una grande differenza!” • “Capisco che una diagnosi possa spaventare, ma affrontiamo tutto insieme, passo dopo passo.” • “Non trascurare i controlli: la prevenzione è la nostra alleata”

La chirurgia robotica potrà mai sostituire il chirurgo

No, la robotica è uno strumento potente, ma il chirurgo resta il protagonista. La tecnologia è un alleato, non un sostituto

Un consiglio per i giovani medici che si avvicinano a queste tecnologie

Sperimentate senza paura, ma restate sempre curiosi e critici. L’intelligenza artificiale è una grande alleata, ma va usata con consapevolezza e rispetto per il paziente

Che ruolo ha l’umanità nella medicina di oggi, sempre più digitale

L’umanità resta il pilastro di tutto! L’intelligenza artificiale può liberare tempo e risorse proprio per rafforzare il rapporto umano tra medico e paziente. L’empatia è il vero superpotere di ogni medico

Dopo questa chiacchierata, come vedi il futuro tra medico e intelligenza artificiale? Diventeremo davvero “più digitali” e l’IA sarà sempre più “umana”

Domanda top! In realtà ci stiamo già muovendo in questa direzione: i medici usano sempre di più l’intelligenza artificiale per migliorare la pratica clinica, mentre le IA stanno imparando a essere più empatiche e attente al contesto. L’obiettivo non è sostituire, ma creare una vera alleanza: il medico porta esperienza e sensibilità, l’IA aggiunge velocità, analisi e supporto pratico. Il risultato? Un team integrato dove tecnologia ed empatia si incontrano, rendendo la medicina sempre più “ibrida” e umana

Adesso scambiamo i ruoli. Tonic AI, che domanda vorresti fare tu al medico. E Tonic fa la domanda a me

Secondo te qual è il rischio più concreto nell’affidare la pratica clinica e la relazione medico-paziente all’intelligenza artificiale, e qual è invece l’opportunità che entusiasma di più oggi un medico come te

Il rischio più grande è delegare troppo, perdendo lo stimolo all’aggiornamento e alla crescita professionale. Affidarsi troppo alla tecnologia può farci perdere la nostra expertise clinica, come sottolineato anche da Khan 2. Ma la vera opportunità nasce dalla collaborazione: il confronto tra medico e IA può diventare un motore di crescita reciproca e di miglioramento continuo della pratica clinica, come evidenziato da Mahajan e Rathi 3.

Hai centrato il punto replica Tonic: il rischio di delega eccessiva all’intelligenza artificiale esiste davvero, ma il valore aggiunto arriva solo quando si costruisce una collaborazione vera, dove il medico resta il regista e l’IA è uno strumento di supporto e stimolo, come evidenziato anche da Ghassemi et al. 1.

Conclusione
Voglio ringraziare il Dott. Tonic e chi ha lavorato allo sviluppo di Tonic AI: il loro contributo dimostra che è possibile mettere la tecnologia davvero al servizio dei professionisti della salute, aiutando a valorizzare le competenze senza mai perdere di vista il desiderio di umanizzare le cure ogni giorno. L’intelligenza artificiale in medicina può essere un alleato prezioso per chi vive la medicina in prima linea, tra sfide, dubbi e tanta passione.

Intervista al medico virtuale

 

Riferimenti bibliografici:
① Ghassemi, M., Oakden-Rayner, L., & Beam, A.L. (2024). Bias in medical AI: Implications for clinical decision-making. PLOS Digital Health.
② Khan, F.A. (2025). AI in clinical diagnostics: Is overreliance eroding clinical expertise? PLOS Digital Health.
③ Mahajan, R., & Rathi, V. (2024). Benefits and Risks of AI in Health Care: Narrative Review. JMIR Medical Informatics.