Riassunto
Un libro che unisce fotografia narrativa e narrazione per esplorare le emozioni più profonde dell’animo umano. “Sguardi” di Claudio Santoliquido invita il lettore a un viaggio di introspezione tra immagini e parole, dove la fotografia narrativa diventa strumento di esplorazione interiore.
Sottotitolo:
Il viaggio fotografico di Claudio Santoliquido tra emozioni, introspezione e narrazione visiva, con la fotografia narrativa come filo conduttore.
Metadescrizione:
La fotografia narrativa favorisce introspezione, espressione emotiva e comunicazione empatica attraverso l’integrazione tra immagini e parole.
Recensione a cura di Riccardo Guglielmi
“Sguardi – alla ricerca dell’anima” (WIP Edizioni) di Claudio Santoliquido è molto più di una semplice raccolta di fotografie e racconti: rappresenta un vero e proprio viaggio nei territori inesplorati dell’anima umana. Attraverso scatti in bianco e nero di grande impatto, Santoliquido invita il lettore a immergersi nelle sfumature più profonde dei sentimenti umani, offrendo una fotografia narrativa che si intreccia con testi densi di introspezione.
Fotografia narrativa e narrazione Un dialogo tra immagini e parole
Il cuore dell’opera è la capacità dell’autore di trasformare ogni scatto in un esempio di fotografia narrativa, una finestra aperta su mondi interiori spesso fragili, ma sempre autentici. Personaggi come l’uomo anziano con il cappello, la donna velata, la donna dai capelli ricci e il bambino con lo sguardo perso diventano simboli di emozioni universali: dubbio, nostalgia, felicità, perdita. Le immagini, essenziali e potenti, non si limitano a documentare la realtà, ma cercano di catturare la complessità dell’animo umano attraverso la fotografia narrativa.
Un percorso di riflessione personale
Un elemento distintivo di “Sguardi” è l’assenza di una corrispondenza esplicita tra fotografie e racconti. Santoliquido lascia volutamente spazio al lettore, invitandolo a cercare connessioni, accostamenti e allegorie tra immagini e parole. Questo approccio, tipico della fotografia narrativa, stimola la riflessione personale e rende ogni lettura un’esperienza unica, dove ciascuno può trovare significati diversi e profondi.
L’anima come protagonista
La vera protagonista del libro è l’anima dell’autore, che si espone senza filtri, guidando il lettore verso incontri autentici con la propria interiorità. “Sguardi” è un’opera che parla di fragilità e forza, di ricerca di senso e di bellezza nascosta nei dettagli della vita quotidiana. Attraverso la fotografia narrativa, Santoliquido riesce a toccare corde profonde, offrendo spunti di meditazione su verità, identità e desiderio di comunicazione.
Conclusione: un libro da vivere con calma
“Sguardi – alla ricerca dell’anima” è un libro da leggere e osservare con calma, lasciandosi attraversare dalle emozioni che emergono da ogni pagina. Un’opera consigliata a chiunque desideri esplorare la bellezza nascosta nei dettagli e intraprendere un viaggio di introspezione attraverso la fotografia narrativa e la parola scritta
#fotografianarrativa, #espressioneemotiva, #comunicazioneempatica Key word fotografia narrativa
Per social
Sguardi – alla ricerca dell’anima” di Claudio Santoliquido è un viaggio intenso tra emozioni e introspezione, dove la fotografia narrativa diventa protagonista assoluta 📸. Ogni scatto racconta storie profonde, mescolando immagini e parole in un’esperienza unica di fotografia narrativa.
Lasciati coinvolgere dalla bellezza nascosta nei dettagli e dalla forza della fotografia narrativa, che stimola riflessione e comunicazione empatica ✨. Un libro consigliato a chi ama la fotografia narrativa e vuole esplorare l’animo umano attraverso immagini e narrazione.
Ci sono incontri che germogliano come semi nel terreno fertile della vita e danno vita a storie che intrecciano mondi diversi ma complementari. Così nasce “Mensilmente Verde: Un Percorso tra Piante, Salute e Curiosità”, frutto dell’amicizia sincera e della stima tra Riccardo Guglielmi, cardiologo e giornalista, e Francesco Rubini, l’Agritecnico del Cuore. Da una parte la scienza e la cura del cuore, dall’altra la sapienza della terra e l’amore per le piante: due passioni che si incontrano per raccontare, mese dopo mese, la meraviglia della natura e il suo impatto sulla salute, sul benessere e sulle emozioni di chi la vive. 🌸
Ogni mese, a partire da gennaio, Riccardo ha scelto di intervistare il suo amico Francesco su piante e fiori che caratterizzano ogni periodo dell’anno. Si è iniziato con la stella di Natale e, passando per nuove scoperte e consigli pratici, si arriva ora alle piante perfette per un balcone a maggio, con l’idea di proseguire fino a dicembre. Ogni intervista è arricchita da curiosità storiche, suggerimenti utili, accenni alla floriterapia e ai benefici che la cura delle piante porta alla psiche e al benessere visivo e mentale di chi se ne occupa. 🧠🌱
Ora è arrivato il momento di raccogliere tutte queste chiacchierate, passate e future, in un’antologia virtuale da custodire nella memoria di www.riccardoguglielmi; un modo per condividere la bellezza di un percorso fatto di amicizia, passione e amore per la natura. ✨
Mensilmente Verde è nato su questo sito come progetto personale, pensato per raccontare il legame tra piante, salute e curiosità. Tutte le interviste mensili vengono pubblicate su Il Corriere Nazionale.net, testata della Rete editoriale ANIM che sostiene la voglia di comunicare in chiave giornalistica. Ogni intervista include sempre il link all’articolo originale, così chiunque può rileggere e approfondire ogni incontro. 🌿📰
03.01.2026 – La prima intervista
Stelle di Natale: storia, scienza e cura
Le Stelle di Natale illuminano le nostre case ogni dicembre, ma quanti conoscono davvero la loro storia affascinante e i segreti per mantenerle splendide? Ne parliamo con Francesco Rubini, agritecnico esperto e vero artista nella cura del verde
Intervista a Francesco Rubini, artista del verde di Riccardo Guglielmi
Partiamo dalla storia: perché la Stella di Natale è diventata così simbolica durante le feste?
La Stella di Natale, o Euphorbia pulcherrima, ha radici profonde in Messico, dove viene chiamata “Flores de Noche Buena”, cioè “Fiori della Notte Santa”. Era già usata nelle celebrazioni natalizie molto prima di arrivare in Europa. Negli Stati Uniti è conosciuta come “Poinsettia”, dal nome di Joel Poinsett, l’ambasciatore americano che per primo la portò fuori dal Messico nell’Ottocento. C’è anche una leggenda bellissima: una bambina povera offrì alla Madonna un mazzetto di erbe che, nella notte di Natale, si trasformarono in fiori rossi splendenti. Da allora, la Stella di Natale rappresenta il dono sincero e la purezza.
Dal punto di vista botanico, cosa rende questa pianta così speciale?
In realtà, quello che tutti chiamano “fiore” sono le brattee colorate, non i fiori veri e propri, che sono piccoli e gialli al centro. Le brattee possono essere rosse, rosa, bianche o screziate, e sono il vero spettacolo! La pianta ama la luce diffusa, teme il freddo e soprattutto i ristagni d’acqua, perché le sue radici sono molto sensibili.
Quali sono gli errori più comuni nella cura della Stella di Natale?
Il primo errore è sicuramente l’acqua: ne serve poca! Bisogna annaffiarla solo quando il terreno è quasi asciutto, facendo molta attenzione a non lasciare ristagni. Mai bagnare le foglie, perché si possono macchiare o ammalare. Durante le feste va tenuta in una stanza luminosa, ma senza sole diretto. In estate, invece, puoi portarla all’aperto in una zona ombreggiata, ricordandoti di riportarla dentro appena arriva il fresco.
E per chi vuole farla rifiorire?
Non è impossibile, ma serve un po’ di pazienza. Dopo la caduta delle brattee colorate, consiglio di potare i rami di circa 10 centimetri e rinvasare la pianta a maggio, usando argilla espansa sul fondo per un buon drenaggio. In estate va tenuta all’ombra e a settembre puoi concimare il terreno. Con queste attenzioni, la Stella di Natale può sorprendere e rifiorire anche l’anno successivo!
Un ultimo consiglio per chi vuole regalare o ricevere una Stella di Natale?
Godetevi la sua bellezza e ricordatevi che è un simbolo di allegria e rinascita. Prendersene cura è come fare un piccolo gesto d’amore verso la casa e chi la vive. La Stella di Natale non è solo una pianta, ma una tradizione che unisce storie, emozioni e scienza.
Prima di salutarci, ti piacerebbe tornare ogni mese con una intervista sulle piante e i loro benefici? Così potremmo far scoprire ai lettori il potere della floroterapia!
Assolutamente sì! Le piante sono una risorsa incredibile per il benessere, migliorano l’umore e portano energia positiva. Sarà un piacere condividere consigli pratici e curiosità ogni mese.
Un grazie speciale a Francesco Rubini per la sua passione e disponibilità: se vuoi scoprire di più o hai bisogno di servizi per il giardinaggio, puoi trovarlo sulla pagina FB GIARDINIRUBINI o chiamarlo al 3479408647
Ci rivediamo presto con altri consigli green e tante novità dal mondo naturale per portare benessere e positività nella vita di tutti i giorni
Piante fiorite da appartamento: benessere, storia e consigli pratici
Porta colore, energia e benessere nella tua casa: le piante fiorite da appartamento sono piccole gioie che trasformano ogni giorno in un’esperienza di serenità e natura. Prendersene cura è un gesto d’amore che regala equilibrio, bellezza e buonumore, anche nei mesi più freddi.
A febbraio, quando il freddo si fa sentire e la casa sembra più silenziosa, le piante fiorite da appartamento diventano una piccola coccola quotidiana. Amarillide, Giacinto e Ibisco non sono solo belli: portano con sé storie, tradizioni e simboli che attraversano i secoli, trasformando ogni angolo in un luogo vivo e ricco di energia.
Colori, leggende e piccoli riti di benessere con le piante fiorite da appartamento
L’Amarillide, con i suoi fiori maestosi, viene spesso associata al coraggio e alla determinazione. Il suo nome deriva dalla pastorella protagonista di una poesia virgiliana, simbolo di bellezza semplice e luminosa. Nell’Ottocento era già amatissima nei salotti europei, regalata come augurio di successo e forza.
Il Giacinto, invece, affonda le radici nella mitologia greca: narra la leggenda che il giovane Giacinto, amato da Apollo, fu trasformato in fiore per ricordare la delicatezza e la fugacità della vita. Oggi il suo profumo intenso è sinonimo di primavera, rinnovamento e gioia.
L’Ibisco, infine, è protagonista di molte tradizioni orientali: in Malesia e nelle Hawaii viene donato come segno di accoglienza e buon auspicio. In Egitto, invece, l’infuso di fiori d’ibisco è bevuto durante le cerimonie per celebrare la vitalità e la bellezza.
Intervista a Francesco Rubini: energia, cura e floriterapia con le piante fiorite da appartamento
Francesco, a febbraio la casa sembra più vuota. Quanto può aiutare una pianta fiorita
Le piante da appartamento con fiori sono una vera fonte di energia positiva, soprattutto nei mesi più freddi. Amarillide e Giacinto portano subito colore e calore. E poi c’è la soddisfazione di seguire il ciclo di una pianta, vedere spuntare nuovi boccioli: è una piccola gioia che rilassa e gratifica.
Quali sono le piante da fiore che consigli per chi vuole iniziare
L’Amarillide è spettacolare: i suoi fiori sono grandi e luminosi, e con un po’ di pazienza puoi farla rifiorire ogni anno. Dopo la fioritura, basta conservare i bulbi in un luogo fresco e asciutto per qualche settimana, poi li ripianti e aspetti la magia! Anche il Giacinto è molto gratificante: il profumo riempie la stanza e la fioritura è rapida.
Un’altra pianta che amo è l’Ibisco, simbolo di bellezza esotica e vitalità. I suoi colori vivaci portano allegria, ma attenzione, vuole ambienti caldi e umidi. Non è la più facile, ma la soddisfazione è enorme!
E per chi non ha il pollice verde
Non bisogna sentirsi in colpa se non si riesce a seguire piante troppo esigenti. Le piante vanno rispettate, ma non dobbiamo esserne schiavi! Se hai poco tempo, meglio varietà meno impegnative, anche senza fiori, così la cura resta un piacere, mai uno stress.
Un accenno alla floriterapia: davvero le piante possono aiutare il nostro benessere psicofisico
Assolutamente sì! La floriterapia e il contatto con le piante hanno effetti positivi sull’umore, sullo stress e sulla qualità della vita. Se vedo fiori in una casa capisco subito che in quella abitazione c’è amore. Alle piante da fiore in appartamenti è riconosciuta la capacità di evocare stati d’animo del tutto positivi, come l’aumento dell’autostima, il ritrovamento dell’equilibrio dell’umore. Anche solo osservare una pianta che cresce, dedicare qualche minuto alle sue cure, ti fa sentire meglio. Le piante insegnano la pazienza e la bellezza del prendersi cura di qualcosa.
Un ultimo consiglio green per questo aprile
Scegli una pianta che ti piace, prova a conoscerla e a capire cosa le serve. Sarà un piccolo gesto che porterà colore, benessere e un pizzico di natura dentro casa, anche nei giorni più freddi.
Il battito del cuore e il battito della natura
Come cardiologo, confermo quanto dice Francesco: dedicarsi al giardinaggio abbassa i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) e regolarizza la frequenza cardiaca. Prendersi cura di un fiore è, a tutti gli effetti, un gesto d’amore per il proprio cuore.
Coltivare una pianta è come prendersi cura di sé: ogni fiore che sboccia è una piccola vittoria di benessere, bellezza e speranza
Un grazie speciale a Francesco Rubini per la sua passione e disponibilità: se vuoi scoprire di più o hai bisogno di servizi per il giardinaggio, puoi trovarlo sulla pagina FB GIARDINIRUBINI o chiamarlo al 3479408647
Ci rivediamo presto con altri consigli green e tante novità dal mondo naturale per portare benessere e positività nella vita di tutti i giorni
Fiori di Bach: tra scienza, emozioni e tradizione. Scopri come i rimedi floreali possono sostenere il benessere emotivo, tra curiosità botaniche, consigli pratici e il dialogo aperto tra medicina e natura.
Riccardo Guglielmi intervista Francesco Rubino, l’agritecnico del cuore
Come ogni mese, vi propongo l’intervista a Francesco Rubino, ormai un punto di riferimento per chi segue la nostra rubrica. Stavolta ci concentriamo sui Fiori di Bach e sul loro ruolo nel supporto emotivo, scoprendo origini, preparazione e applicazioni pratiche per la salute mentale e il benessere quotidiano.
Francesco, ho letto che i Fiori di Bach sono usati per contrastare depressione e stanchezza. Puoi spiegarmi come funzionano e da dove nasce questa idea
Certo Riccardo! I Fiori di Bach sono rimedi floreali creati negli anni ’30 da Edward Bach, medico britannico. Bach pensava che alcuni fiori potessero riequilibrare emozioni come paura, insicurezza, rabbia e tristezza. Ne ha selezionati 38, ognuno associato a uno stato d’animo specifico. L’obiettivo è agire sulle emozioni per alleviare anche la profonda tristezza che affligge tante persone.
E la depressione, secondo l’OMS, è davvero così diffusa
Assolutamente sì. L’OMS prevede che la depressione diventerà la seconda causa di disabilità nel mondo. In Italia, si stima che un adulto su quattro viva almeno un episodio di depressione seria nella vita. Colpisce tutte le età e spesso si accompagna a sintomi fisici, comportamentali e psicologici. I Fiori di Bach vengono usati proprio per agire sulle diverse forme di depressione, dalla reattiva alla maggiore.
Come si preparano questi rimedi? Si possono coltivare in casa
I fiori usati per questi rimedi crescono soprattutto in Inghilterra, ma molti si trovano anche in altre zone d’Europa. Alcuni, come Wild Rose e Cherry Plum, si possono coltivare in giardino o sul balcone. La preparazione originale richiede un processo preciso: si raccolgono i fiori freschi, si lasciano in acqua esposta al sole e poi si conservano in alcool. In erboristeria o farmacia trovi già le gocce pronte, quindi non serve prepararli da zero.
Mi fai una lista dei Fiori di Bach più usati e a cosa servono
Volentieri!
Rescue Remedy:miscela di 5 fiori, utile in emergenza, stress acuto o shock emotivo
Mimulus:per la paura di cose concrete
Rock Rose:per panico o terrore improvviso
Impatiens:per chi è impaziente o irritabile
Cherry Plum:per la paura di perdere il controllo
Clematis:per chi tende a sognare ad occhi aperti
Star of Bethlehem:per il trauma dopo eventi dolorosi
Walnut:per chi affronta cambiamenti importanti
Larch:per la mancanza di fiducia in sé stessi
Olive:per la stanchezza fisica e mentale profonda
L’Olive dei Fiori di Bach è proprio l’olivo che conosciamo
Esatto! È l’olivo che conosciamo bene anche in Italia, quello che produce le olive per l’olio. Bach ha scelto i fiori di questa pianta per il rimedio dedicato alla stanchezza profonda, sia fisica che mentale. Se hai degli olivi, puoi raccogliere i fiori freschi, ma per ottenere il rimedio originale serve seguire il metodo Bach con acqua di fonte e sole diretto. Di solito si preferisce acquistare il prodotto già pronto.
Mi consigli una pianta da tenere in casa che abbia un effetto calmante e aiuti l’autostima
La lavanda è perfetta! Ha un profumo rilassante, aiuta a ridurre ansia e stress. Prendersi cura di una pianta, vederla crescere, dà una bella spinta all’autostima. Anche il basilico sacro (Tulsi) è ottimo, perché ha proprietà adattogene e migliora il tono dell’umore. Il gelsomino, poi, ha un profumo delicato che favorisce il rilassamento.
Grazie Francesco, sei sempre una fonte di consigli pratici e passione per le piante!
Grazie a te Riccardo, la floriterapia è un mondo affascinante e può essere un bellissimo supporto per il benessere emotivo! La nostra amicizia dimostra che medicina tradizionale e floriterapia possono camminare insieme, arricchendosi a vicenda e mettendo sempre al centro il benessere di chi ha bisogno. Due strade diverse, ma unite dalla passione e dalla voglia di aiutare gli altri.
Voglio terminare con un grazie speciale a Francesco Rubino per la sua passione e disponibilità. Per scoprire di più o aver bisogno di servizi per il giardinaggio, potete trovare il nostro amici sulla pagina FB GIARDINIRUBINI o chiamarlo al 3479408647.
Ci rivediamo presto con altri consigli green e tante novità dal mondo naturale per portare benessere e positività nella vita di tutti i giorni.
Alla prossima intervista!
Riccardo Guglielmi intervista Francesco Rubino, l’agrotecnico del cuore: oggi parliamo di piante curiose, meraviglie vegetali che non passano inosservate e rendono ogni giardino unico.
Idee originali per un giardino fuori dagli schemi
Bentornati al nostro appuntamento mensile dedicato alle piante e alla floriterapia!
Questo mese vi porto, insieme a Francesco Rubino, agrotecnico e amico di lunga data, alla scoperta delle piante più strane e affascinanti: ideali per chi sogna un angolo verde fuori dagli schemi, ricco di colori e personalità. Grevillea, Passiflora, Kniphofia, Strelitzia, Clianthus e orchidee dalle forme incredibili sono le protagoniste di oggi, perfette per creare un giardino che sorprende e fa sorridere.
Prendi spunto, lasciati ispirare e scopri con noi come aggiungere un pizzico di magia e originalità al tuo spazio verde!
Riccardo Guglielmi intervista Francesco Rubino, l’agrotecnico del cuore: oggi parliamo di piante curiose, meraviglie vegetali che non passano inosservate e rendono ogni giardino unico.
Francesco, questo mese ci porti nel mondo delle piante più strane e particolari. Da dove partiamo
Ciao Riccardo! Iniziamo subito con la Grevillea: una pianta che regala fioriture spettacolari proprio in autunno. I suoi fiori sono dei veri e propri riccioli colorati, con lunghi calici e piccoli stomi flessi. Un tocco esotico e originale in giardino! Originaria dell’Australia, prende il nome dal botanico Charles Francis Greville. Nel suo habitat naturale viene usata per attirare uccelli e insetti impollinatori. I fiori riccioluti e coloratissimi sono ricchi di nettare, tanto che alcune popolazioni aborigene li succhiavano come dolcetto naturale! Non viene usata direttamente in floriterapia, ma la sua presenza e i suoi colori vivaci sono considerati stimolanti per l’umore e la creatività.
E la Passiflora? So che è chiamata anche “Fiore della Passione”
Esatto! La Passiflora è una rampicante bellissima e un po’ magica. Il suo fiore è enorme, profumatissimo e dai colori vivaci, può arrivare fino a 8 cm di diametro! E in più, spesso regala frutti arancioni commestibili. Un must per chi vuole stupire con forme e colori fuori dal comune. Scoperta dai missionari spagnoli in Sud America, il suo fiore simboleggia la Passione di Cristo (da qui il nome). Produce frutti commestibili, il famoso frutto della passione. Il fiore, con la sua forma complessa, ha ispirato miti e leggende in tutto il mondo. La Passiflora è spesso usata in fitoterapia per le sue proprietà rilassanti e ansiolitiche, e in alcune floriterapie viene associata alla calma e all’armonia interiore.
Hai qualche altra pianta “bizzarra” da suggerire
Certo! La Kniphofia (detta anche “torchio di fuoco”): sembra una spiga gigante, ma in realtà è composta da tantissimi piccoli fiori arancioni rivolti verso il basso. Chiamata anche “Torchio di fuoco”, è originaria dell’Africa meridionale e deve il nome al botanico tedesco Johann Kniphof. I suoi fiori a spiga attirano api e farfalle, rendendo il giardino vivo e dinamico. Non ha un impiego specifico in floriterapia, ma il colore arancio acceso viene associato a energia, vitalità e buonumore.
Poi ci sono la Strelitzia e il Clianthus: la prima è chiamata “Uccello del Paradiso” per la forma del fiore che sembra proprio un pennuto tropicale, la seconda ha fiori rossi a becco di pappagallo, super scenografici!
Strelitzia: Originaria del Sudafrica, è conosciuta come “Uccello del Paradiso” per la forma inconfondibile del fiore. Simbolo di libertà e originalità, è spesso usata come pianta ornamentale in tutto il mondo. Anche se non è impiegata nei rimedi floriterapici, la sua presenza in casa o in giardino viene collegata a sensazioni di gioia, creatività e apertura mentale.
Clianthus: Proveniente dalla Nuova Zelanda, chiamata anche “fiore becco di pappagallo” per la forma dei suoi fiori. È un simbolo nazionale per i Maori, che la considerano portafortuna. Nessun uso diretto in floriterapia, ma il suo colore rosso intenso è legato a forza, passione e coraggio.
E le orchidee Ho sentito che alcune sembrano davvero animali…
Hai ragione! In natura esistono orchidee che imitano api, scimmiette o addirittura la fenice. Sono piccole, strane e diventano dei veri gioielli botanici. Alcune sono coperte di peli minuscoli per sembrare ancora più “vive” e attirare gli insetti impollinatori. Se vuoi un angolo di giardino unico, queste sono perfette! Esistono migliaia di specie, alcune con fiori che imitano animali o insetti per favorire l’impollinazione. Le orchidee “scimmia”, “ape” o “fenice” sono tra le più ricercate da collezionisti e appassionati. In alcune tradizioni orientali, le orchidee sono simbolo di eleganza, armonia e rinascita. Alcuni rimedi floriterapici (come il rimedio australiano “Orchid Essence”) sfruttano la loro energia sottile per favorire equilibrio emotivo.
Un consiglio pratico: come si coltivano queste piante strane? Sono difficili
Molte sono più semplici di quanto sembri! La Grevillea e la Kniphofia amano il sole e non richiedono cure particolari. La Passiflora cresce bene anche in vaso, basta darle un sostegno. Le orchidee più particolari preferiscono ambienti umidi e luminosi, ma senza sole diretto. E ricorda: ogni pianta strana porta un po’ di magia e buonumore in giardino!
Si possono coltivare in casa e se sì quali
Coltivare queste piante “bizzarre” in casa è possibile, ma non tutte si adattano bene all’ambiente domestico.
Passiflora: puoi coltivarla in casa, meglio se vicino a una finestra luminosa. Cresce bene in vaso, basta darle un sostegno e mantenere il terriccio umido. Perfetta per un balcone o una veranda!
Orchidee curiose: sono tra le migliori per la coltivazione indoor! Amano ambienti luminosi ma senza sole diretto, aria umida e temperature stabili. Ideali per chi vuole un angolo esotico in soggiorno.
Strelitzia: si può coltivare in appartamento, soprattutto se hai spazio e tanta luce. Ama la luce intensa e un vaso capiente. Attenzione: cresce lentamente, ma quando fiorisce regala uno spettacolo!
Grevillea, Kniphofia, Clianthus: queste tre preferiscono l’esterno, perché hanno bisogno di tanto sole e spazio. In casa potrebbero soffrire, a meno che tu non abbia una serra o un terrazzo molto luminoso.
In sintesi: Passiflora, Strelitzia e Orchidee sono le più adatte all’interno; le altre meglio all’aperto. Se vuoi un effetto wow in casa, punta sulle orchidee “strane” e sulla Strelitzia.
Grazie Francesco, sei sempre una fonte di passione e consigli pratici! Dove ti troviamo per altre curiosità verdi
Grazie a te Riccardo! Se vuoi scoprire altre piante strane o hai bisogno di consigli per il tuo giardino, mi trovi sempre sulla pagina FB GIARDINIRUBINI oppure al 3474904647. Alla prossima intervista… e che il tuo giardino sia sempre più bizzarro e colorato!
Caccia alle meraviglie floreali nel disegno
Grevillea: Sulla sinistra, riconoscibile dai fiori “a spazzola” con lunghi stili ricurvi in tonalità rosso e oro.
Passiflora: Al centro, spicca con la corona di filamenti blu e bianchi e la struttura radiale complessa.
Kniphofia (Giglio torcia): Le spighe verticali che sfumano dall’arancione vibrante al giallo.
Strelitzia (Uccello del paradiso): In alto a destra, le brattee a forma di becco e i petali arancioni e blu ricordano il piumaggio di un uccello tropicale.
Clianthus (Becco di Kakapo): In basso a destra, i fiori penduli dal rosso intenso richiamano la forma di un becco affilato.
Orchidee: Tra le altre piante, sono inserite varietà dalle forme insolite (come l’orchidea ragno o la “Caladenia”) per aggiungere un tocco di meraviglia botanica (centrale)
Vi auguro una Primavera piena di colori, profumi e un pizzico di magia botanica… che ogni fiore sbocci portando una nuova curiosità da scoprire! Buona Primavera a tutti, tra fiori e sorrisi!” 🌷🌼
Per Pasqua Vi auguro una Pasqua piena di sorprese, colori e un pizzico di magia botanica… che ogni uovo nasconda una nuova curiosità da scoprire! Buona Pasqua a tutti, tra fiori e sorrisi!
Nella prima settimana di Maggio la quinta intervista
04.05.2026 Quinta intervista
Fiori e piante da balcone
Come scegliere le migliori per ogni esposizione
Riccardo Guglielmi intervista Francesco Rubino, l’agrotecnico del cuore: oggi parliamo di come trasformare il balcone in un piccolo paradiso verde, scegliendo le piante giuste per ogni angolo della casa e scoprendo anche qualche curiosità di floriterapia!
Bentornato Francesco! Siamo appena entrati nel mese di maggio, che qui a Bari ha sempre avuto un significato speciale: tanti anni fa c’era la famosa gara dei fiori, con le sfilate di carri pieni di composizioni floreali spettacolari che riempivano la città di colori e profumi. Con l’arrivo della bella stagione, in tanti sognano un balcone pieno di fiori e colori, ma spesso non sanno da dove partire. Da dove si comincia per scegliere le piante giuste
Ciao Riccardo! La prima cosa da valutare è sempre l’esposizione del balcone. È fondamentale capire quante ore di sole riceve il tuo spazio verde: nord, sud, est o ovest fanno la differenza! Per esempio, un balcone esposto a nord è più ombreggiato, quindi servono piante che amano l’ombra, mentre a sud puoi sbizzarrirti con quelle che resistono al sole e al caldo. E non dimenticare: anche i palazzi vicini possono creare ombra, quindi occhio a dove cade la luce durante la giornata!
Perfetto, allora facciamo qualche esempio pratico: quali piante consiglieresti per ogni esposizione
Io consiglio queste piante molto adatte al nostro clima mediterraneo
Nord (ombra): Fior di vetro (Impatiens). È una pianta super versatile, perfetta per chi ha poca luce. Fiorisce per mesi e i suoi colori vivaci danno vita anche agli angoli più bui! Lo sapevi che l’Impatiens, grazie alla sua resistenza, è diventata simbolo di resilienza nei giardini urbani. E in floriterapia la sua presenza è associata a calma e pazienza, ottima per rilassarsi dopo una giornata intensa.
Sud (sole pieno):Geranio. Un classico intramontabile! Ama il sole e il caldo, resiste bene anche alle estati mediterranee. Il geranio, tra l’altro, ha una lunga storia nei balconi italiani: già nell’Ottocento veniva usato per decorare finestre e terrazzi. In floriterapia, il suo profumo aiuta a migliorare l’umore e a tenere lontani i pensieri negativi.
Est/Ovest (mezz’ombra): Begonia. Ideale per chi ha luce solo alcune ore al giorno. La begonia fiorisce a lungo e si adatta facilmente ai vasi. Storicamente, era considerata una pianta portafortuna nelle case europee. In floriterapia, si dice che favorisca la creatività e la leggerezza mentale.
A proposito di storia, c’è una curiosità particolare sull’uso delle piante da balcone in passato
Assolutamente sì! Pensate che già nel Rinascimento, nei palazzi italiani si iniziava ad arredare logge e terrazzi con vasi di fiori profumati per impressionare gli ospiti e creare piccoli rifugi freschi contro il caldo estivo. Il geranio, ad esempio, arrivò in Europa dall’Africa del Sud nel Seicento e in poco tempo conquistò i balconi di tutta Italia, diventando una vera “star” delle città. Oggi è ancora amatissimo, anche perché si dice che tenga lontane le zanzare: un motivo in più per sceglierlo!
E per quanto riguarda il clima Cosa bisogna sapere per non sbagliare
Il clima è fondamentale, soprattutto d’inverno! Se le temperature scendono sotto i 15°C, la maggior parte delle piante da balcone va protetta o portata in casa. Ma ci sono eccezioni: ad esempio l’erica resiste bene anche al freddo e l’ortensia, se ben irrigata e concimata, può reggere anche sui balconi più soleggiati. Anche la lavanda cresce bene
Un piccolo trucco: innaffia sempre la mattina presto e usa un concime liquido una volta a settimana per mantenere le fioriture belle e abbondanti
Hai qualche altro consiglio pratico per chi vuole un balcone sempre fiorito e rilassante
Certo! Scegli sempre piante adatte al tuo microclima e non esagerare con le quantità: meglio pochi vasi curati che troppi trascurati. Un’idea perfetta? La lavanda! Il suo profumo, ideale per te dopo una giornata in ospedale o in redazione, è una vera coccola: basta sfiorarla per sentirsi subito in una piccola spa casalinga. Oltre a decorare, molte piante – come la lavanda – aiutano a rilassare la mente e a creare un’atmosfera positiva. La floriterapia insegna proprio questo: circondarsi di verde migliora l’umore e riduce lo stress!
Grazie Francesco, come sempre i tuoi consigli sono preziosi e pieni di passione! Dove possiamo trovarti per altre dritte verdi
Grazie a te Riccardo! Se vuoi altri consigli o hai bisogno di aiuto per il tuo balcone, mi trovi sempre sulla pagina FB GIARDINIRUBINI oppure al 3474904467. Alla prossima intervista… e che ogni balcone diventi un piccolo angolo di felicità e colore!
Consigli pratici, curiosità e idee creative di Francesco Rubini per trasformare ogni spazio all’aperto in un’oasi di benessere ed energia.
Come preparare terrazzi e piccoli giardini …. Senza restare al verde
Bentornato Francesco al nostro appuntamento mensile dedicato alle piante e alla floriterapia! Siamo appena entrati nel mese di Giugno, il mese in cui il verde prende vita e il desiderio di sistemare terrazzi, piccoli giardini e spazi all’aperto si risveglia dopo mesi di chiusura. È il momento perfetto per ripensare l’ordine degli angoli verdi, aggiungere colore e profumo, e trasformare anche il più piccolo spazio in un’oasi di benessere.
Per questo, chiederemo ancora una volta a Francesco Rubini, agrotecnico dal cuore d’artista, di accompagnarci con consigli pratici, curiosità storiche e qualche trucco per rendere unico ogni angolo verde.
Francesco, quando si riapre una casa per l’estate – che sia in città, al mare o in collina – qual è il primo passo per sistemare il terrazzo o il piccolo giardino. Da dove partire per scegliere le piante giuste
La prima cosa da fare è osservare bene lo spazio: quanta luce prende, dove ci sono zone d’ombra, come gira il vento. L’importante è partire da ciò che ti piace, scegliendo piante che diano soddisfazione anche a livello affettivo o simbolico.
Parliamo di siepi: viburno lucido, eleagno, melograno a fiore doppio, melaleuca e canfora sono specie antiche e piene di fascino. Puoi raccontarci qualche curiosità e darci un consiglio pratico su come usarle per creare una barriera verde
l viburno lucido era già apprezzato dai Romani per le sue qualità protettive. L’eleagno arricchisce il terreno di azoto, il melograno a fiore doppio regala una fioritura spettacolare ed era simbolo di prosperità nelle civiltà mediterranee. La melaleuca è famosa per l’olio essenziale, mentre la canfora veniva piantata nei templi asiatici per il suo profumo purificante. Sotto l’albero della canfora puoi piantare lantani e lavanda: i lantani aggiungono macchie di colore vivace per tutta l’estate, mentre la lavanda profuma l’aria e attira insetti utili come api e farfalle.
Alternando queste specie ottieni una siepe resistente, colorata e utile anche come piccola farmacia naturale: molte di queste piante hanno proprietà benefiche che puoi sfruttare in casa, come la lavanda rilassante per sacchetti profumati o tisane, la melaleuca e la canfora per i loro effetti balsamici e antisettici, e il melograno come simbolo di salute. Così la tua siepe non solo protegge e abbellisce, ma offre anche piccoli rimedi naturali sempre a portata di mano!
I fiori rosso-arancione del melograno a fiore doppio sono spettacolari, ma visto che non producono frutti, si possono usare in modo creativo
Assolutamente sì! I fiori essiccati sono perfetti per pot-pourri, ciotole profumate e composizioni floreali secche, portando colore ed energia in casa. In alcune tradizioni venivano usati anche per tisane decorative. In giardino trasmettono vitalità e buonumore
Hai altre idee creative per valorizzare questi fiori o le aromatiche, anche dopo la fioritura
Puoi creare piccoli bouquet secchi, ghirlande da appendere alla porta oppure il “barattolo della buona energia” con fiori essiccati, sassolini e un rametto di canfora. Aggiungi qualche foglia di timo o menta per un tocco aromatico: piccoli dettagli che rendono speciale il giardino tutto l’anno!
Non posso non menzionare l’angolo delle piante aromatiche: basilico, menta e timo. Oltre ad essere utili in cucina, hanno anche proprietà medicinali. Qualche consiglio pratico per coltivarle e usarle al meglio
Il basilico è il re delle aromatiche, simbolo di buon augurio e protagonista di mille ricette. La menta è perfetta non solo per profumare e preparare infusi, ma anche per dare freschezza a insalate, macedonie, piatti di legumi, cous cous o per arricchire cocktail come il mojito. Il timo invece, oltre a essere stato considerato sacro dai Greci, è ottimo per insaporire arrosti, verdure al forno, pesce e sughi, oppure semplicemente su una bruschetta con olio extravergine.
Per coltivarle basta un vaso ben drenato, tanto sole e qualche annaffiatura regolare. Raccogli spesso le foglie: stimoli la crescita e le mantieni sempre fresche! Le foglie essiccate sono ideali per sacchettini profumati, mix per tisane o per decorare la tavola.
Francesco, come vedi la presenza di un ibisco piantato in piena terra in questo spazio verde? Hai qualche consiglio pratico per valorizzarlo
L’ibisco, Hibiscus, in piena terra è davvero un protagonista: i suoi fiori grandi e vivaci danno subito un tocco esotico e scenografico, attirando anche le farfalle. Se lo metti in una zona ben soleggiata e lo annaffi regolarmente, ti regala una fioritura abbondante fino all’autunno. Un trucco pratico? Aggiungi un po’ di pacciamatura alla base per mantenere l’umidità e proteggere le radici nei periodi più caldi. Ricordo che ne parlammo dettagliatamente nell’intervista di febbraio
E per i gerani e la magnolia nei vasi, che ruolo possono avere e come si possono valorizzare al meglio
I gerani sono dei classici intramontabili: portano colore continuo, sono resistenti e facili da gestire. In passato si pensava tenessero lontane le zanzare, quindi sono utili anche per questo! Puoi giocare con vasi di forme e colori diversi per creare movimento. La magnolia in vaso aggiunge eleganza e profumo: scegli una varietà compatta, usa un vaso capiente e terriccio ricco, e posizionala in una zona luminosa ma riparata dal vento. Curiosità: la magnolia è una delle piante più antiche al mondo, esisteva già ai tempi dei dinosauri! Insieme, queste piante creano un angolo vario e accogliente, perfetto per rilassarsi
Mi piacerebbe creare una piccola zona con qualche pianta grassa, almeno con le aloe. Hai qualche consiglio pratico su come sistemarle e valorizzarle
Ottima scelta! Le aloe sono resistenti e perfette per un angolo mediterraneo. Scegli una posizione ben soleggiata e usa un terriccio molto drenante, con un po’ di sabbia o ghiaia. Puoi abbinarle ad altre succulente come agavi o piccoli cactus e alternare vasi di diverse altezze per un effetto più naturale. Ricorda di annaffiare poco, solo quando il terreno è asciutto!
Qualche trucco extra per mantenere il terrazzo o il giardino sano e rigoglioso durante l’estate
Annaffia sempre la mattina presto, così eviti l’evaporazione rapida e le piante si dissetano meglio. Se puoi, usa l’acqua piovana e “paciama” il terreno con paglia per mantenerlo umido. E soprattutto, osserva le tue piante: ognuna ha il suo carattere, basta imparare a conoscerle!
Francesco, ma davvero alcune piante possono avere effetti anche sulla sessualità? Cosa succede se le scegliamo per il nostro terrazzo o giardino
Assolutamente sì! Alcune piante sono famose per il loro potere di creare atmosfera e stimolare i sensi. Il gelsomino, ad esempio, ha un profumo che da secoli è associato al desiderio e alla seduzione, tanto che veniva usato nei rituali d’amore. La lavanda rilassa e favorisce la complicità, mentre l’ibisco, con i suoi fiori vistosi, è simbolo di passione. Avere queste piante sul terrazzo o in giardino non solo rende tutto più bello, ma può davvero aiutare a risvegliare la sensualità e regalare momenti di intimità più intensi. In fondo, coltivare il verde fa bene… anche alla vita di coppia!
Grazie a Francesco per averci svelato non solo consigli pratici e curiosità, ma anche qualche segreto “piccante” dal mondo delle piante! Ora terrazzi e giardini non saranno solo più verdi, ma anche più… sorprendenti. Ci sentiamo a luglio per scoprire insieme nuove ispirazioni, e chissà, magari altre passioni botaniche da portare in coppia!
Se vuoi scoprire altre piante strane o hai bisogno di consigli per il tuo giardino, Francesco Rubini, l’agrotecnico del cuore lo trovate sempre sulla pagina FB GIARDINIRUBINI oppure al 3474904647.
Alla prossima intervista… e che il tuo giardino sia sempre più bizzarro e colorato!
Meta descrizione Scopri idee e consigli pratici per preparare terrazzi e piccoli giardini a giugno e trasformare ogni spazio all’aperto in un’oasi verde
Meta titolo Giugno in verde: consigli per terrazzi e piccoli giardini
Sopravvivere senza Pollice Verde Consigli pratici, curiosità e idee creative di Francesco Rubini per chi vuole un angolo verde… senza stress!
Bentornato Francesco!
Siamo a luglio e, diciamolo, dopo aver visto appassire gerani e aromatiche, in tanti ci chiediamo: esiste una pianta che sopravvive anche a chi il pollice verde proprio non ce l’ha? Oggi parliamo di piante grasse, le alleate perfette per chi non ha tempo, memoria o pazienza, ma non vuole rinunciare a un tocco di natura su terrazzi e balconi.
Francesco, quali sono le piante grasse più adatte a chi non ha esperienza e tende a dimenticarsi di annaffiare?
Le piante grasse sono vere campionesse di sopravvivenza: Aeonium ‘Rosa Nera’, Cactus di Natale, Cereus, Senecio, Kalanchoe, Opuntia, Mesembriantemum e Aloe sono tutte scelte top. Resistono alla siccità, si adattano facilmente e richiedono pochissima manutenzione. In pratica, sono nate per chi vive di corsa… o semplicemente si dimentica di annaffiare!
Un po’ di storia e curiosità:
Lo sapevi che nell’antico Egitto l’Aloe era considerata la “pianta dell’immortalità” e veniva posta nelle tombe dei faraoni? Anche i Maya e gli Aztechi usavano le piante grasse per riti e medicine. L’Opuntia, il famoso fico d’India, è simbolo di forza e resilienza: in Messico è ancora oggi un portafortuna nazionale. Il Cereus, invece, secondo alcune leggende sudamericane, protegge la casa dagli spiriti negativi durante la notte.
Fitoterapia e usi pratici:
L’Aloe è super famosa per le sue proprietà lenitive: il gel delle foglie è un rimedio naturale per scottature, irritazioni e piccole ferite. Il Kalanchoe, in alcune tradizioni popolari, viene chiamata “pianta della salute” per il suo succo ricco di principi attivi. E l’Opuntia? Oltre a essere buonissima, ha proprietà digestive e antinfiammatorie.
Hai idee creative per chi vuole dare un tocco personale anche senza grande esperienza?
Assolutamente sì! Puoi creare mini-giardini in ciotole, aggiungere sassi colorati, oppure usare i fiori secchi di Kalanchoe e Mesembriantemum per quadretti o barattoli profumati. Anche se il pollice è blu, il risultato sarà comunque super originale!
Un consiglio pratico per chi vuole iniziare senza rischiare di “uccidere” le piante grasse?
Scegli vasi con drenaggio, niente acqua in eccesso e tanta luce. Se ti dimentichi di annaffiare, meglio così: le grasse sono felicissime!
Un piccolo extra per la vita di coppia:
Lo sapevi che prendersi cura insieme delle piante, anche solo una volta a settimana, aiuta la complicità e riduce lo stress? Creare un piccolo angolo verde in due può diventare un rituale di benessere e un modo per “coltivare” anche il rapporto. Bastano un vaso, una pianta resistente e la voglia di sorridere insieme!
Domanda finale:
Francesco, chiudo con una curiosità: è vero che in alcune culture regalare una pianta grassa, come l’Opuntia o il Kalanchoe, porta fortuna alle coppie e simboleggia un amore che resiste a tutto? Tu cosa ne pensi, hai mai consigliato una “pianta dell’amore” per rafforzare un legame?
Risposta di Francesco:
Assolutamente sì, è una credenza che mi piace molto! Spesso consiglio di regalare una pianta grassa proprio per questo motivo: sono simbolo di forza, resilienza e amore che resiste al tempo e alle difficoltà. L’Opuntia, con le sue spine e i frutti dolci, rappresenta benissimo le sfide e le gioie di una relazione. Anche il Kalanchoe, che fiorisce più volte l’anno, è un augurio di felicità continua. In fondo, prendersi cura insieme di una pianta è già un piccolo rito d’amore quotidiano!
Grazie a Francesco per averci svelato consigli pratici, curiosità e anche qualche segreto “piccante” dal mondo delle piante! Ora terrazzi e giardini non saranno solo più verdi, ma anche più sorprendenti.
Se vuoi scoprire altre piante strane o hai bisogno di consigli per il tuo giardino, Francesco Rubini, l’agrotecnico del cuore, lo trovi sempre sulla pagina FB GIARDINIRUBINI oppure al 3474904647.
Alla prossima intervista… e che il tuo giardino sia sempre più bizzarro e colorato!
Twett per FB: Agosto è il mese delle fioriture più sorprendenti! 🌸 Scopri con Francesco Rubini tutti i segreti di bougainvillea, lantana, mandevilla, dipladenia, gerani e lavanda per un giardino estivo pieno di colore, profumo e… qualche curiosità piccante! 😉🌿 #fioriagosto #pianteestive #giardinaggio #consiglidiGiardino
Fiori e piante d’agosto
Agosto è il mese più caldo, ma anche il più sorprendente per chi ama il verde. Scopri quali fiori e piante regalano colore, profumo e un tocco di magia al tuo giardino estivo!
Storie, tradizioni e piccoli segreti verdi per il tuo giardino estivo
Agosto: il mese che mette alla prova giardinieri e appassionati, ma che regala anche le fioriture più sorprendenti a chi sa osservare e aspettare. Nonostante il caldo intenso e le giornate lunghissime, la natura non si ferma: anzi, molte piante proprio ora danno spettacolo con colori e profumi che raccontano storie antiche e moderne. Per scoprire tutti i segreti del verde di agosto, ho chiesto qualche consiglio a Francesco Rubini, il nostro agrotecnico del cuore.
Intervista a Francesco Rubini, l’agrotecnico del cuore
Francesco, agosto è davvero così “tosto” per le piante come si dice? Oppure ci sono sorprese che solo chi ama il verde può cogliere? R.Assolutamente sì, agosto mette alla prova, ma è anche il mese delle grandi soddisfazioni! Chi ha pazienza e cura, viene ripagato da fioriture incredibili e dalla possibilità di osservare la natura in tutto il suo splendore, anche quando le temperature sembrano proibitive.
Parliamo della bougainvillea: è davvero la regina dei muri assolati? Hai qualche aneddoto curioso su questa pianta? R.La bougainvillea è una vera regina! Arrivata in Europa nel Settecento, è diventata simbolo di resilienza nei nostri paesi mediterranei. Mi piace ricordare come, nel sud Italia, si dicesse che proteggeva la casa dalle malelingue e portava fortuna alla famiglia. E poi, è un rifugio per uccellini e insetti impollinatori, quindi è anche utilissima per l’ecosistema del giardino.
La lantana è una macchina da fiori e le farfalle ne vanno matte. Perché consigli di averla in giardino o sul balcone? R.La lantana è instancabile! Fiorisce senza sosta e attira api e farfalle, che sono fondamentali per la biodiversità. In epoca vittoriana regalare una lantana significava “mi ricordo di te”: un gesto affettuoso che oggi possiamo rivivere ogni estate, semplicemente coltivandola. E poi, piccolo bonus: la lantana è anche nota per tenere lontane le zanzare grazie al suo profumo particolare, quindi è perfetta per godersi le serate all’aperto senza troppi fastidi!
Mandevilla e dipladenia: spesso si fa confusione. Ci aiuti a fare chiarezza e magari ci sveli una curiosità? R.Succede spesso! In realtà, la dipladenia è una “cugina” della mandevilla: più compatta, con foglie lucide, mentre la mandevilla è più rampicante e ha fiori più grandi. Nel linguaggio dei fiori, la mandevilla simboleggia la forza, la dipladenia la serenità. In Sud America erano considerate portafortuna, si diceva che proteggessero la casa dagli spiriti maligni!
E sul fronte benessere? Qualche consiglio “di campo” con lavanda e geranio? R.La lavanda è un classico: basta un mazzetto essiccato per profumare la casa e aiutare a rilassarsi. Il geranio, oltre a tenere lontane le zanzare, secondo le nonne purifica l’aria e lo spirito. E poi, un mazzo di gerani rossi alla finestra è sempre di buon auspicio!
Insomma, agosto non è solo fatica ma anche tradizione e benessere. Qual è il tuo segreto per vivere al meglio il verde in questo mese? R.Il segreto è non scoraggiarsi e osservare: ogni pianta ha il suo momento, basta saperlo cogliere. Agosto è il mese della pazienza e della gratitudine: chi ama il verde lo sa bene!
Francesco, agosto è anche il mese delle ferie, delle cene all’aperto e dei nuovi incontri. Esistono piante che, secondo la tradizione o la simbologia, portano un po’ di “pepe” in più nella vita sociale e sentimentale? R.Assolutamente sì! In estate il giardino diventa il cuore della convivialità: si cena tra amici, si conoscono nuove persone, e anche le piante fanno la loro parte. Ad esempio, la bougainvillea con i suoi colori vivaci è sempre stata associata alla passione e ai nuovi inizi. La lavanda, invece, secondo la tradizione, veniva usata come profumo per attirare l’attenzione della persona amata. E non dimentichiamoci della lantana: i suoi fiori multicolore simboleggiano proprio il gioco, la seduzione e il piacere dello stare insieme. Un balcone fiorito ad agosto può essere davvero il miglior alleato per creare atmosfera… e magari accendere qualche scintilla in più!
Box Consigli Pratici – Agosto in giardino
💧 Attenzione all’acqua: Innaffia solo quando il terreno è asciutto, meglio la mattina presto o la sera. Troppa acqua rischia di far marcire le radici, soprattutto nei periodi più caldi.
🪴 Come riconoscere il marciume: Se le foglie ingialliscono, diventano molli o noti un odore sgradevole vicino alle radici, probabilmente stai esagerando con l’acqua. Meglio aspettare che il terreno si asciughi prima di innaffiare di nuovo.
🌞 Proteggi le piante dal sole diretto: Se puoi, sposta i vasi in una zona leggermente ombreggiata nelle ore più calde, oppure usa teli leggeri per schermare i raggi.
✂️ Rimuovi fiori e foglie secchi: Così stimoli la pianta a produrre nuovi boccioli e mantieni il giardino più ordinato.
Grazie Francesco per aver condiviso con noi consigli pratici, curiosità e anche qualche segreto “piccante” dal mondo delle piante d’agosto! Ora terrazzi e giardini non saranno solo più verdi, ma anche più sorprendenti e perfetti per vivere le serate estive tra amici, buon cibo e – perché no – nuove emozioni sotto le stelle.
Se vuoi scoprire altre piante insolite o ti serve una dritta per il tuo angolo verde (o per rendere più “frizzante” la tua estate), ricorda che Francesco Rubini, l’agritecnico del cuore, lo trovi sempre sulla pagina FB GIARDINIRUBINI oppure al 3474904647.
Alla prossima intervista… e che il tuo giardino sia sempre più bizzarro, colorato e pieno di vita!
Prompt: Acquerello luminoso e vivace che raffigura un angolo di giardino mediterraneo in agosto, con bougainvillea dai colori accesi che si arrampica su un muro assolato, lantana fiorita circondata da farfalle, mandevilla e dipladenia dai fiori grandi e brillanti, vasi di gerani rossi e lavanda profumata. Atmosfera solare, colori decisi e tanta luce, con dettagli di foglie verdi e cielo azzurro sullo sfondo.
Prompt: Acquerello dai colori decisi e luminosi che ritrae Francesco Rubini e Riccardo Guglielmi su un terrazzo mediterraneo, circondati da bougainvillea, lantana, mandevilla, dipladenia, gerani rossi e lavanda in piena fioritura. Atmosfera conviviale, con persone sorridenti che chiacchierano e si godono la serata estiva, dettagli di luce calda, cielo azzurro e verde brillante. Stile fresco, accogliente e pieno di energia positiva.
05.09.2026
L’intervista di settembre
Settembre in verde
Scopri come prenderti cura del tuo giardino e balcone a settembre con consigli semplici e curiosità mediterranee
Settembre è davvero un mese chiave per la cura delle piante e dei fiori, soprattutto nei piccoli giardini e sui balconi delle case vacanze in zona mediterranea. Il clima inizia a rinfrescarsi, ma spesso ci sono ancora giornate calde, quindi è importante adattare le cure. Hai qualche suggerimento pratico da condividere
Francesco, quali sono le cure fondamentali per piante e fiori in questo periodo
Ecco qualche consiglio semplice:
Annaffiatura: Riduci gradualmente la frequenza delle irrigazioni, ma fai attenzione alle piante che hanno ancora bisogno di acqua, soprattutto quelle in vaso che si asciugano più velocemente. Meglio annaffiare al mattino presto o al tramonto.
Potatura: Rimuovi fiori appassiti e foglie secche per favorire la crescita e prevenire malattie. Puoi anche potare leggermente le piante per mantenerle compatte e sane.
Concimazione: Usa un fertilizzante equilibrato, ma non esagerare. Settembre è il momento giusto per dare una spinta alle piante che fioriranno in autunno, come i ciclamini o le viole.
Controllo parassiti: Occhio a afidi, ragnetti rossi e altri parassiti che possono approfittare delle ultime giornate calde. Puoi usare rimedi naturali o prodotti specifici se serve.
Preparazione per l’autunno: Inizia a pensare a come proteggere le piante più delicate durante i mesi più freddi, magari spostandole in zone riparate o preparando coperture leggere.
Hai accennato ai rimedi naturali per il controllo dei parassiti sulle piante. Ci puoi spiegare meglio qualche metodo semplice che si può usare facilmente anche in balcone o in giardino
Certo! Un rimedio super facile è quello di far macerare qualche spicchio d’aglio in una bottiglia da un litro d’acqua: basta lasciarlo riposare per almeno 24 ore e poi spruzzare il liquido direttamente sulle piante. L’odore dell’aglio tiene lontani afidi e altri parassiti in modo naturale.
Un altro sistema curioso, e anche un ottimo modo per non fumare, è far macerare il tabacco di due sigarette sempre in un litro d’acqua. Lascia riposare, filtra e poi spruzza sulle foglie: funziona benissimo contro insetti fastidiosi.
Curiosità: in molte zone mediterranee, si dice che il macerato d’aglio non solo protegge le piante, ma porta anche fortuna al giardino! E il tabacco, oltre a essere efficace, è stato usato dai nonni come rimedio “segreto” quando mancavano i prodotti chimici.
E per la concimazione
Per la concimazione, ti consiglio prodotti granulari da spargere sul terreno di vasi e siepi, sono pratici e danno una bella spinta alle piante. Se vuoi dare più colore verde alle foglie, usa con moderazione prodotti a base di ferro.
Francesco, se qualcuno vuole arricchire il proprio giardino o balcone piantando nuovi bulbi o provando qualche semina, quali sono le specie e le tempistiche migliori in questo periodo
Se, oltre alla cura del giardino, preferite piantare anche nuovi bulbi questo è il momento ideale per le semine delle piante rustiche annuali come: il papavero, l’Iberis o le calendule, ma anche tulipani, narcisi e Crocus. Potete seminare in letto caldo le viole del pensiero, la margheritina oppure le bocche di leone o ancora i ciclamini. Infine trapiantate a dimora in piena terra le piante biennali come: non ti scordar di me, il garofano del poeta, le campanule o la primula digitalis.
Hai qualche curiosità in più sulla floriterapia o sulle tradizioni mediterranee da condividere, Francesco
Assolutamente sì! La floriterapia è piena di simboli e significati che si intrecciano con le nostre abitudini quotidiane. Ad esempio, il rosmarino è considerato da sempre una pianta portafortuna: in molte case mediterranee si mette vicino alla porta per proteggere la famiglia e favorire la memoria. Il basilico, oltre a essere usato in cucina, si dice porti prosperità e allegria, e spesso viene regalato come augurio di buon inizi0. La lavanda è famosa per il suo effetto rilassante: secondo la tradizione, mettere qualche rametto sotto il cuscino aiuta a dormire meglio e a scacciare i pensieri negativi. In floriterapia, la lavanda viene usata proprio per favorire il rilassamento e il benessere mentale.
Un’altra curiosità riguarda il geranio: nei paesi mediterranei si crede che protegga la casa dagli spiriti maligni e, grazie ai suoi colori vivaci, porti gioia e vitalità. Il mirto invece è simbolo di amore e purezza, e spesso viene usato nei bouquet nuziali per augurare felicità agli sposi.
Infine, la calendula, pianta tipica di settembre, è associata alla guarigione e alla protezione: in floriterapia viene consigliata per ritrovare equilibrio e serenità, soprattutto nei periodi di cambiamento
Francesco, c’è una soddisfazione speciale che puoi suggerire per chi ha seminato a giugno
Goditi la fioritura dei crisantemi! Sono splendidi e regalano un tocco di colore che dura fino all’autunno inoltrato. In fondo, prendersi cura del verde è anche questo: godersi i risultati e rilassarsi dopo la fatica!
Grazie Francesco, per i tuoi consigli sempre pratici e pieni di cuore.
Se vuoi scoprire altre piante strane o hai bisogno di consigli per il tuo giardino, Francesco Rubini, l’agrotecnico del cuore, lo trovi sempre sulla pagina FB GIARDINIRUBINI oppure al 3479408647.
Alla prossima intervista… e che il tuo giardino sia sempre più colorato!
Pubblicata su il Corriere Nazionale Rubrica Pelo & Contropelo 23 gennaio 2026
Un viaggio senza filtri nella sanità italiana, tra sfide quotidiane e visioni per il futuro. Il Prof. Matteo Di Biase ci racconta cosa serve davvero per cambiare rotta, dalla formazione alle liste d’attesa, passando per innovazione e rapporto umano
Oggi a “Pelo e Contropelo” ospito il prof. Matteo Di Biase, storico Ordinario di Cardiologia dell’Università di Foggia, già membro del Consiglio Superiore di Sanità, aritmologo di fama, voce libera e sempre pronta a dire la sua senza troppi giri di parole.
Con Matteo ci diamo del tu da sempre, sia nella vita che nel lavoro, e mi fa piacere mantenere questa confidenza anche nell’intervista: penso che renda la conversazione più vera e diretta, proprio come piace ai nostri lettori.
Il prof. Di Biase rappresenta un protagonista che ha visto cambiare la sanità italiana da dentro e che oggi ci aiuta a capire cosa non va – e cosa potrebbe funzionare meglio – su temi caldissimi come liste d’attesa, Pronto Soccorso (PS), medicina difensiva e appropriatezza. Pronto a metterti in gioco, Matteo?
Liste d’attesa: pubblico, privato e intramoenia
Matteo, le liste d’attesa sono diventate un vero incubo per pazienti e medici. Secondo te, cosa sta succedendo e c’è una soluzione concreta che vedi possibile
Le liste d’attesa sono ormai fuori controllo, e il Covid ha solo accelerato un problema che già esisteva. La soluzione è complicata per mancanza di fondi e di operatori (sproporzione tra richieste e fruibilità del servizio), ma serve volontà. Per me il mezzo più efficace e veloce è permettere ai medici e agli infermieri dipendenti del Sistema Sanitario di aumentare il più possibile l’intramoenia, a patto che essi abbiano già coperto il loro carico di lavoro ordinario ed effettuato le prestazioni previste. Svolgere l’attività intramoenia, che prevede una scelta dell’operatore da parte del paziente è un incentivo per fare meglio l’attività ordinaria. Se non mettiamo mano alla disponibilità reale di operatori, possiamo allungare gli orari di apertura quanto vogliamo ma il risultato non cambia. È sempre meglio utilizzare ed incentivare i “propri” dipendenti, di cui si conoscono le qualità, piuttosto che rivolgersi ad “altri”. Il rischio è che il paziente si senta abbandonato e cerchi scorciatoie nel privato, con costi che spesso non può permettersi. Serve una revisione strutturale, non solo qualche rattoppo.
Pronto Soccorso: organizzazione e gestione dell’emergenza
Il Pronto Soccorso oggi sembra sempre sotto pressione, tra barelle e pazienti che restano ore o giorni. Tu che cambiamenti hai visto rispetto a qualche anno fa
Il PS di oggi non è più quello che conoscevamo: prima era il primo punto di contatto, dove il medico osservava il paziente per un breve periodo di tempo e decideva il Reparto per il ricovero, magari dopo una consulenza rapida, disponendo di molti posti. Oggi, invece, per l’impossibilità di trasferimento nei reparti, tutti intasati, il paziente resta bloccato per ore o per giorni su barelle e letti aggiuntivi, spesso in spazi inadatti, perché la diagnosi e la terapia devono essere fatte direttamente lì. Gli esami di secondo livello – TAC, risonanze – sono diventati routine anche nei PS, ma il personale e gli spazi non sono aumentati di pari passo. Bisogna ripensare il PS come una vera struttura interdipartimentale, simile ad una ampia corsia ospedaliera, capace di erogare differenti livelli di prestazioni con personale e risorse dedicate e soprattutto con spazi ampi e progettati ad hoc con ampie visioni. Continuare a tamponare non basta più, servono scelte radicali e coraggiose.
Tassazione e intra moenia: chi ci guadagna davvero
Tanti colleghi dicono che lavorare in intramoenia non è così vantaggioso come sembra. Tu come la vedi?
L’intramoenia, così come è, è una mezza illusione. Il paziente paga come nel privato, l’Azienda trattiene il 35% della prestazione, poi c’è la tassazione ordinaria che supera il 36%, più la trattenuta ENPAM. Alla fine, su 100 euro, il medico ne porta a casa meno della metà. Questo scoraggia molti colleghi e rende il sistema meno efficiente. Bisognerebbe eliminare le trattenute di Regione e Stato, lasciando che il paziente paghi solo la quota destinata realmente al personale. Così si favorirebbe l’accesso alle cure (almeno per le prestazioni ambulatoriali) e si darebbe finalmente valore al lavoro degli operatori, senza pesare inutilmente sui pazienti già in difficoltà per la malattia.
Appropriatezza e richieste “inutili”
Si parla sempre di richieste inappropriate e medicina difensiva. Secondo te, è davvero così facile distinguere il necessario dal superfluo
Parlare di inappropriatezza è rischioso, perché ogni richiesta nasce da un ragionamento clinico che il curante fa per tutelare il paziente. Solo una corretta diagnosi può portare ad una terapia efficace. Certamente le cifre che circolano non sono attendibili e sicuramente non aiutano a risolvere il problema dell’appropriatezza. Bisogna ricordare che la medicina difensiva incide sull’appropriatezza per 2 punti di PIL e rappresenta almeno il 5% delle richieste totali. Ma chi può dire davvero cosa è superfluo e cosa non lo è? La pressione legale e sociale porta i medici a prescrivere di più per evitare rischi, ma il vero problema è la mancanza di fiducia e di strumenti condivisi per valutare l’appropriatezza. Serve più dialogo e meno giudizi sommari.
Adesso, lasciando da parte le criticità organizzative, vorrei chiederti un parere su ciò che riguarda la formazione dei nuovi medici, l’innovazione e il rapporto con i pazienti. Sono aspetti che spesso restano in secondo piano ma che, alla fine, fanno davvero la differenza nella pratica quotidiana e nel futuro della nostra professione.
Formazione e professione medica
Università e formazione pratica
Molti giovani medici dicono che l’Università prepara bene sulla teoria, ma poi in reparto si sentono spaesati. Tu dove pensi che si sbagli e cosa si potrebbe cambiare
Secondo me, l’Università deve puntare molto di più sulla pratica clinica e sul far stare gli studenti più a lungo in corsia sempre in presenza di tutor esperti e con meno lezioni frontali sterili. Solo con l’esperienza e vedendo operare i Colleghi più anziani si impara davvero a gestire i pazienti e a prendere decisioni, non solo a chiedere una batteria di esami nella speranza che sia incluso quello giusto.
Specializzazioni e accesso al lavoro
Il sistema delle specializzazioni è spesso una corsa a ostacoli: test, poche borse, tempi lunghi… Tu come lo miglioreresti
Penso che serva una attenta programmazione dei bisogni per almeno 10 anni e che bisogna mettere a disposizione le borse in maniera proporzionale investendo molto di più. L’accesso deve essere più trasparente e più veloce. Troppi giovani restano bloccati anni, rischiando di demotivarsi o scappare all’estero.
Sanità territoriale e medicina di base
Si parla sempre di potenziare la medicina territoriale, ma i cittadini vedono pochi cambiamenti. Secondo te, dove stiamo sbagliando
Manca davvero l’integrazione tra ospedale e territorio: i medici di base sono spesso lasciati soli e la digitalizzazione è ancora troppo indietro. Servirebbe una rete più forte e strumenti più semplici per collaborare davvero. Aumentare le strutture extraospedaliere aggiungendone nuovi tipi di strutture non è risolutivo in quanto il livello diagnostico nei presidi periferici è limitato dalla scarsa disponibilità di mezzi per la diagnosi per cui alla fine…si ricorrerà sempre in ospedale. Per questo il PS deve essere rivisitato e modificato nella sua struttura (spazi e prestazioni). In alcune città italiane i presidi extraospedalieri fanno rete con l’ospedale in quanto dipendono dallo stesso Direttore di Struttura che, avendo a disposizione tutto il disponibile, organizza e indirizza le prestazioni anche in periferia. È una strada che si potrebbe provare a percorrere.
In una sanità che deve evolversi, innovazione, ricerca e rapporto umano sono diventati sfide centrali. Su questi argomenti, ecco le idee e l’esperienza del Prof Di Biase.
Innovazione, ricerca e rapporto umano
Ricerca e innovazione
L’Italia investe poco in ricerca e innovazione. Secondo te, cosa manca davvero per fare il salto di qualità
È mia opinione che l’unico motore per la ricerca e l’innovazione sono i fondi che non possono essere messi a disposizione dallo Stato. In tutto il mondo un buon 80% dei fondi è fornito dai privati per obiettivi ben definiti tra cui spicca l’innovazione. Inoltre la ricerca è integrata nel senso che le Università partecipano con le proprie strutture a fornire i mezzi. In Italia i fondi statali sono necessariamente limitati, non vi sono ingenti investimenti esteri e le Università non partecipano ai programmi nuovi ed originali per mancanza di strutture. Spesso chi ha idee nuove e valide resta ai margini per insufficiente dotazione finanziaria.
Rapporto medico-paziente e burocrazia
Tra burocrazia e carichi di lavoro, secondo te c’è ancora spazio per il rapporto umano col paziente
È sempre più difficile, ma è proprio quello che fa la differenza. Bisognerebbe alleggerire le scartoffie e ridare tempo e valore all’ascolto, altrimenti rischiamo di perdere il senso della professione.
Prof, da Cardiologo “di lungo corso” e con la passione per il giornalismo, mi capita spesso di riflettere su quanto la comunicazione sia centrale nel nostro lavoro. Visto che ci conosciamo e ci stimiamo da tanti anni, mi fa piacere condividere con te qualche spunto che mi sta a cuore, soprattutto pensando ai giovani colleghi e alle sfide che ci aspettano con la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale.
Comunicazione e digitalizzazione: materie obbligatorie per la medicina che cambia
Prof, quanto pensi siano fondamentali la comunicazione e le competenze digitali per i medici di oggi e di domani? L’Università dovrebbe inserirle nei piani di studio come materie obbligatorie
Sono convinto che la comunicazione sia una vera competenza clinica: se non sai spiegare, ascoltare e creare fiducia, rischi di non curare davvero. Dovrebbe essere insegnata come materia di base, con esercitazioni pratiche e feedback, dal primo anno di Medicina e non lasciata solo all’improvvisazione. Allo stesso modo, oggi è fondamentale conoscere gli strumenti digitali: la medicina sta cambiando e chi non si aggiorna rischia di restare indietro. Serve una formazione di base su informatica e intelligenza artificiale, sia teorica che pratica, per preparare davvero i futuri medici alle nuove sfide — ma sempre con la consapevolezza che la massa delle informazioni va controllata e approfondita continuamente. Solo così le nuove competenze, supportate dalla creatività e dal pensiero critico che può dare solo la mente umana, possono diventare davvero utili nella pratica clinica.
Grazie di cuore, Prof Di Biase, per aver condiviso con noi la tua visione senza filtri e la tua esperienza vissuta sul campo, quella che non si trova nei manuali ma tra le corsie, le barelle e le scelte difficili di ogni giorno. Credo che ai lettori serva proprio questo: voci vere, che non si accontentano di slogan o rattoppi, ma chiedono soluzioni concrete e coraggiose.
Forse sarebbe ora che chi amministra la nostra sanità si fermasse davvero ad ascoltare chi la vive ogni giorno, invece di inventare ricette dall’alto. Perché la medicina si cambia solo insieme, e solo se si parte dalla realtà.
A presto, e grazie ancora per averci aiutato a guardare “a pelo e contropelo” la sanità italiana!
Intervista esclusiva alla Dott.ssa Ilaria Tatò, specialista in Medicina del Lavoro e Fisiatria, sul valore della prevenzione, della tutela della salute dei lavoratori e del ruolo chiave del medico competente
Il 1° maggio, Festa del Lavoro, è molto più di una semplice ricorrenza: è il momento in cui il valore del lavoro e la tutela di chi lo svolge diventano protagonisti. In questa giornata simbolica, la Medicina del Lavoro si rivela per ciò che è davvero: una disciplina che va oltre la burocrazia e si fa presidio attivo della dignità umana, dentro e fuori l’azienda. Da questa consapevolezza nasce il dialogo che segue. Il medico competente non è soltanto garante delle regole, ma una figura chiave capace di connettere sicurezza, salute e vita quotidiana dei lavoratori.
In queste pagine, io e la Dott.ssa Ilaria Sabina Tatò— medico del lavoro e fisiatra presso il Poliambulatorio Medica Sud Bari, nonché consigliere e amministratore delegato — ci daremo del tu, da colleghi, per affrontare insieme i temi della prevenzione, dell’ascolto e della responsabilità condivisa. Un dialogo a due voci — Riccardo Guglielmi e Ilaria Tatò — che mette al centro la cultura della prevenzione e il valore della responsabilità condivisa, ricordandoci che la vera festa del lavoro passa dalla tutela concreta delle persone che ogni giorno lo rendono possibile.
In un mondo in cui la produttività rischia talvolta di oscurare la sicurezza, questa riflessione diventa ancora più urgente: la medicina del lavoro è chiamata a essere alleata della vita, a costruire fiducia e a restituire umanità ai numeri delle statistiche.
Il contesto: la tutela come missione
Dottoressa Tatò, la Medicina del Lavoro vive spesso prigioniera di un groviglio burocratico che ruota attorno al D.Lgs 81/2008. Spogliandola di carte e obblighi, qual è oggi il suo vero obiettivo. È solo una questione di idoneità o siamo di fronte a una visione più profonda dell’uomo che lavora
Caro Riccardo, hai centrato il punto. La medicina del lavoro non è un freddo elenco di visite, ma il presidio della dignità della persona. La norma ci dà lo scheletro, ma il cuore della nostra missione è fare in modo che il lavoro non sia un luogo di logoramento. Oggi la sfida è più sottile: non guardiamo più solo al rischio fisico, ma ci prendiamo cura di quel benessere “invisibile” — lo stress, l’ergonomia mentale — che definisce la qualità della vita di chiunque, che sia in fabbrica o davanti a uno schermo
Sorveglianza sanitaria: confine tra controllo e protezione
La sorveglianza sanitaria è spesso guardata con sospetto, vissuta come il “braccio operativo” dell’azienda. Dove finisce il dovere del datore di lavoro e dove inizia invece il diritto del lavoratore a essere protetto. Quando è davvero legittimo “aprire la porta” dello studio medico
Ti confesso che nel mio studio cerco di far sentire il paziente in un porto sicuro. La visita non è un atto di arbitrio: è una stretta di mano protettiva. Non esiste il diritto del datore di “controllare per curiosità”, né quello del lavoratore di pretendere una visita senza un nesso col rischio. Quando visito, lo faccio per un motivo preciso: assicurarmi che il lavoro non stia chiedendo al corpo più di quanto possa dare. È un patto di lealtà, dove la norma è solo lo strumento per proteggere il valore più grande: la salute
Il giudizio di idoneità: una sentenza o un dialogo
Il medico competente emette un giudizio. Ma quando quel verdetto – un’idoneità con limitazioni o un’inidoneità – rischia di deviare la traiettoria professionale di una vita, cosa succede? C’è spazio per un confronto, o siamo davanti a una sentenza definitiva
Il mio giudizio non è mai una “sentenza” calata dall’alto, ma il risultato di un ascolto. Certo, la clinica è sovrana: se la salute non permette una mansione, devo tutelare la vita. Ma la legge ci offre strade di revisione – ricorsi, rivalutazioni, approfondimenti – proprio perché la salute è dinamica. Mi piace pensare che il mio giudizio sia un consiglio tecnico per far sì che il lavoratore possa continuare a contribuire alla società senza sacrificare se stesso
Il licenziamento e l’obbligo di “salvataggio”
Il tema dell’inidoneità fa paura. Molti leggono in una diagnosi la condanna al licenziamento. Qual è il reale confine tra l’impossibilità di svolgere una mansione e il dovere, da parte dell’azienda, di non abbandonare il lavoratore
Questa è la parte che mi sta più a cuore. Il licenziamento non è la prima soluzione, è l’ultima spiaggia, una sconfitta per tutti. Il datore ha un obbligo morale e giuridico: il repêchage. Prima di chiudere un rapporto, dobbiamo esplorare ogni angolo dell’azienda: esistono mansioni diverse? Possiamo adattare l’ambiente? Con piccoli accorgimenti, spesso riusciamo a cucire su misura la mansione sul lavoratore. Il nostro obiettivo è il mantenimento, non l’esclusione
L’indipendenza del medico: un equilibrista tra due mondi
Ilaria tu sei retribuita dall’azienda ma devi tutelare il lavoratore. È un equilibrio da funamboli. Come mantieni intatta la tua autonomia deontologica in un contesto che è, per definizione, conflittuale
È una domanda che tocca l’essenza della nostra etica. Essere pagati dall’azienda non significa essere “di proprietà” dell’azienda. La mia bussola è il codice deontologico: se un datore prova a farmi pressioni, la mia risposta sta sempre nella cartella clinica, nei dati oggettivi. Il conflitto esiste, è vero, ma lo risolvo mettendo la persona al centro. Quando il lavoratore capisce che sto guardando alla sua salute e non alla produttività, il muro di diffidenza crolla e nasce un rapporto di fiducia reale
Sindacati e Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza: il ruolo del testimone
Che ruolo giocano i sindacati e i RLS in questo intreccio? Hanno potere di interferire sulla diagnosi o sono sentinelle di un processo che deve restare trasparente
Sono le nostre sentinelle, indispensabili. I RLS sono il ponte tra il mio ufficio e la platea dei lavoratori. Non entrano mai nel merito della diagnosi – quella è la mia responsabilità sacra – ma vigilano affinché il processo sia trasparente. Il loro compito è garantire che la prevenzione non resti un’idea astratta, ma diventi parte della cultura aziendale quotidiana
Il paradosso degli infortuni: perché continuiamo a contare i danni
Dottoressa, guardiamo i numeri, guardiamo la cronaca: nonostante anni di campagne, norme e innovazioni, gli infortuni sul lavoro restano una piaga aperta, spesso con esiti drammatici. Senza giri di parole: dove stiamo fallendo? Qual è il “peccato originale” che rende ancora così pericoloso il nostro fare impresa
Riccardo, la tua è la domanda che ogni mattina dovrebbe far tremare i polsi a chi si occupa di sicurezza. La verità è che non c’è una sola causa, ma un intreccio di responsabilità. Abbiamo una cultura della sicurezza che è ancora, purtroppo, un vestito che non ci calza bene: troppo spesso viene indossato solo per obbligo, mai per convinzione. Le procedure, sulla carta, sono perfette; nella pratica, vengono aggirate per la fretta o per la cronica pressione sui ritmi produttivi. Quando la velocità diventa l’unica metrica del successo, il rischio viene sistematicamente declassato. E poi, c’è il nodo fatale: in troppi settori la sicurezza viene ancora contabilizzata come un costo da tagliare, anziché come il pilastro su cui fondare la produzione. Finché non capiremo che investire in prevenzione è l’unica vera forma di sostenibilità economica, continueremo, purtroppo, a piangere il mancato ritorno a casa di un lavoratore.»
Assenze e controlli: i confini del medico competente
Un’ultima curiosità: in un’epoca di sospetti incrociati, quanto è frustrante sentirsi chiedere se il medico del lavoro può fare il “lavoro sporco” per stanare chi abusa delle malattie? Qual è il confine tra la gestione del rischio e il controllo fiscale
Ti rispondo con un sorriso: io sono un medico, non un investigatore. Quando mi viene chiesto di “fare controlli” su chi è assente, spiego sempre che la mia funzione è la tutela del benessere. Le visite fiscali spettano ad altri. Quando un lavoratore torna da una lunga malattia, io sono lì per capire se è pronto, non per indagare sul passato. Il mio sguardo è rivolto al futuro, al reinserimento. Se riusciamo a far capire questo, la medicina del lavoro smette di essere un “nemico” e torna a essere quello che dovrebbe essere: un alleato della vita
Conclusione
Alla fine, dietro ogni giudizio di idoneità e ogni firma su un documento, non ci sono solo protocolli, ma storie. Storie di lavoratori che chiedono di essere ascoltati e di datori che tentano l’equilibrio difficile tra sicurezza e produttività. Il medico, in questo scenario, è un equilibrista che cammina sul filo sottile della responsabilità. Questa intervista ci ricorda che la Medicina del Lavoro non è un esercizio burocratico, ma una questione di umanità. La sfida, oggi, è non smarrire mai il senso della misura, restando sempre dalla parte della dignità. Perché, in fondo, la vera sicurezza non si scrive solo nei decreti: si costruisce ogni giorno, guardandosi negli occhi. In fondo, il senso più autentico del 1° maggio è proprio questo: celebrare il lavoro significa prendersi cura delle persone che lo rendono possibile, ogni giorno, con rispetto, attenzione e responsabilità condivisa. Solo così la medicina del lavoro può essere davvero alleata della vita e della società.
Grazie dott.ssa Ilaria per questa bella chiacchierata
A Bari il congresso sull’eccellenza cardiologica e la sicurezza sanitaria nel lavoro
BARI, Sabato 18 aprile 2026 – Si svolgerà a Bari, con inizio alle ore 8:30 presso l’Auditorium Comando di Polizia Municipale Japigia, il congresso scientifico “Un mondo intorno al cuore: prevenzione e cura delle cardiovascolopatie”. L’evento, che vede come Presidente il Prof. Marco Matteo Ciccone e come responsabili scientifici i dottori Luigi Carella e Francesco Carrata, si pone l’obiettivo di affrontare la sfida della cronicità attraverso un approccio multidisciplinare e integrato.
L’iniziativa è promossa da ANCE (Cardiologia Italiana del Territorio), con il patrocinio dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, del Comune di Bari e dell’associazione del volontariato AMA Cuore Bari ODV, confermando l’impegno costante degli organizzatori nel potenziare i percorsi assistenziali territoriali e la comunicazione scientifica.
L’eccellenza dei seminari scientifici
Il programma della giornata si articola in seminari di alto profilo clinico, volti a migliorare la qualità dell’assistenza attraverso un approccio multidisciplinare e integrato.
Un momento di particolare rilievo è rappresentato dal terzo seminario, una sessione dedicata prevalentemente all’esperienza della Cardiologia Ospedaliera del Policlinico di Bari. Questa realtà, diretta dal Prof. Paolo Colonna nel segno della tradizione e dell’innovazione, affronta temi vitali come la prevenzione delle malattie coronariche, la cardiologia di genere e le nuove scelte terapeutiche per le aritmie cardiache.
Il valore della Sicurezza Sanitaria nel Lavoro
Di estrema importanza e attualità è il quarto seminario, interamente dedicato alla sicurezza sanitaria nel mondo del lavoro. Questa sessione esplora come la cardiopatia ischemica, le aritmie e la prevenzione degli eventi trombo-embolici con l’uso dei nuovi farmaci anticoagulanti (NAO) possano essere considerati veri e propri “modificatori di rischio”, con un’attenzione specifica all’impatto dei turni notturni e degli orari prolungati (≥55 ore/settimana), fattori che possono incrementare il rischio di eventi acuti fino al 25%.
Il seminario fornisce input operativi sul dialogo necessario tra medico competente e cardiologo, approfondendo anche soluzioni pratiche per la gestione dei lavoratori in terapia anticoagulante. La sessione è nobilitata dalla moderazione del Prof. Matteo Di Biase, figura di riferimento per l’eccellenza aritmologica in ambito clinico e universitario e della Dott.ssa Ilaria Tatò, la quale, nel corso della sua prestigiosa carriera, ha saputo conferire un fondamentale valore aggiunto alla prevenzione e alla Medicina del Lavoro.
Riconoscimenti al merito professionale
A coronamento dei lavori, sono previsti speciali riconoscimenti per i cardiologi che, nel corso della loro storia professionale e scientifica, hanno saputo eccellere in particolari settori della medicina cardiovascolare, dando lustro alla categoria e contribuendo in modo significativo al progresso della ricerca territoriale.
L’evento si concluderà nel pomeriggio con la sintesi dei messaggi chiave e la consegna degli attestati ai numerosi medici presenti.