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Riccardo Guglielmi: giornalista scientifico de Il Corriere Nazionale

di Antonio Peragine*

La pratica quotidiana nel giornalismo, nell’editoria e il vissuto personale mi hanno permesso di conoscere in tutti questi anni un alto numero di medici seri e preparati a cui  potersi rivolgere per ottenere risposte a necessità di salute. Ho incontrato cattedratici, scienziati, medici pubblici e privati, apprezzati per la qualità delle loro prestazioni,  l’invidiabile curriculum  e le posizioni di carriera, ma mancava una persona che, a tutte queste caratteristiche, affiancasse umiltà, umanità e quell’empatia che rende indissolubile e costruttivo il rapporto medico paziente. Qualche anno fa, era il 2013, assistevo per motivo professionali alla presentazione delle Giornate di Cardiologia aperta, un evento organizzato dalla Cardiologia Ospedaliera del Policlinico di Bari. Il direttore Riccardo Guglielmi e il suo gruppo avevano aperto le porte del reparto alla cittadinanza illustrando, come fanno i militari il 4 novembre Festa delle Forze Armate, chi erano, cosa facevano e cosa si proponevano di fare. Si capiva che medici e infermieri erano l’espressione di un gruppo compatto che si muoveva con efficacia ed efficienza. Tutti integrati e fieri nel proprio ruolo dimostravano che il loro obiettivo era l’interesse e la cura del paziente.  Forse situazioni ideali ma non troppo frequenti, ma una frase, scandita dal dott. Guglielmi mi colpì subito: “in medicina prima di ogni cosa ci vuole umiltà.. tanta umiltà”.

Con questa premessa è facile tracciare il profilo del professionista. Classe 50, laurea e specializzazioni, cardiologia e cardioangiochirurgia a pieni voti, a 27 anni era già uno specialista cardiologo, esperienze e formazione in Italia e all’estero, ospedaliero cominciando da assistente, dirigente e direttore di Struttura complessa. Tante le pubblicazioni scientifiche, le partecipazioni a congressi, le consulenze, dalla Sanità militare ai Tribunali civili e penali, al Ministero dell’Economia e Finanza. Nel Policlinico oltre alla Cardiologia ospedaliera, offriva il suo contributo professionale alla Medicina dello Sport e alla Pediatria dove si era fatto promotore di un ambulatorio cardiologico dedicato prevalentemente ai piccoli ricoverati in trattamento oncologico. È esperto in Cardiologia dello Sport e Forense con incarichi nelle Società scientifiche; importante il ruolo con l’Università di Bari per gli insegnamenti nelle Scuole di specializzazione e nelle lauree delle Professioni sanitarie. Esaminando il suo curriculum mi sono accorto che quel professionista è un giocatore che in una squadra sa coprire tutti i ruoli: medico di medicina generale, specialista ambulatoriale interno ed esterno,  medico volontario, ufficiale medico. Questo in quasi 45 anni di professione gli ha permesso di essere a contatto con il prossimo, saper ascoltare e proporre soluzioni anche in situazioni sanitarie non prettamente inerenti alle sue specializzazioni. Il paziente e i famigliari gli riconoscono carisma, ruolo scientifico e professionale ma dopo poco, grazie alle capacità empatiche, vedono abbattuto quell’iniziale muro legato alla differenza di ruolo.

Il rapporto da formale diventa amicale e il dott. Guglielmi da  Prof. diventa Riccardo, uno di famiglia a cui rivolgersi nei momenti difficili. Tra i riconoscimenti dobbiamo menzionare la nomina a Commendatore al Merito della Repubblica Italiana e nel 2015 è stato conferito il  Premio “La Buona Medicina” dall’Ordine dei Medici di Bari. Importante l’attività di volontariato: direttore scientifico della Onlus AMA Cuore di Bari, consulente medico dell’Opera San Nicola di Don Mario Persano.

Nelle scuole, nelle manifestazioni sociali della nostra città, Vivicittà, Running Heart, Race For the Cure, non ha mai fatto mancare il contributo professionale. Il dott. Guglielmi è capace di prevenire le aspettative andando sempre incontro ai bisogni. Sa affrontare emergenze e urgenze, sa assumersi responsabilità, sa prendere decisioni difficili, mai temerarie, sempre animate dal buon senso e da umanità. Considerate le buone capacità comunicative, terminato il servizio ospedaliero si è avvicinato al giornalismo e con tanta umiltà è stato praticante giornalista.

In questo ruolo ha saputo far tesoro dei consigli e dell’esperienza dei colleghi della nostra redazione, ha pubblicato articoli prevalentemente di carattere scientifico ottenendo, dopo i 2 anni di legge, l’iscrizione all’Albo dei Giornalisti della Puglia come Pubblicista.

A tutt’oggi continua l’attività giornalistica. Responsabile della comunicazione sanitaria nelle nostre 3 testate, Corrienenazionale.net, CorrierePL, Radici, è invitato come moderatore e relatore in congressi e dibattiti. Non è mancata la conduzione televisiva di rubriche a carattere medico e scientifico. L’attività di giornalista è indirizzata alla diffusione di messaggi inerenti informazione e prevenzione in ambito cardiovascolare e oncologico. Il pensionamento da Direttore medico nel Policlinico non ha interrotto la professione che continua nella formazione, nella ricerca, nel volontariato, nella didattica Universitaria (docente nei Master di Etica), Consulente presso Mater Dei Hospital  e il Comando Carabinieri Puglia.

In sintesi il profilo del dott. Riccardo Guglielmi si esprime con il suo modo unico di essere il medico che, alle qualità professionali, scientifiche e didattiche, affianca generosità, umanità, velocità e flessibilità nella risoluzione di problematiche complesse, capacità di fare squadra e affidare il ruolo giusto a ogni collaboratore.

Le qualità comunicative, perfezionate e aumentate con la pratica giornalistica, gli consentono di diffondere messaggi educativi su argomenti complessi. La leggerezza espositiva del messaggio permette ai non addetti ai lavori di seguire e partecipare senza annoiarsi.  Il rapporto medico paziente, che deve essere alla base della Sanità italiana, diventa così unico, efficace e propositivo.

Da parte dello scrivente, sempre attento a riconoscere e promuovere le risorse umane, non poteva mancare un giusto riconoscimento, attraverso le nostre testate, al nostro giornalista scientifico,

Antonio Peragine* direttore responsabile

Riccardo Guglielmi: giornalista scientifico de Il Corriere Nazionale

Cosa dire leggendo questo articolo di Antonio Peragine  e questo riconoscimento

attestato riccardo guglielmi “Un ringraziamento speciale al dott. Antonio Peragine direttore delle testate giornalistiche Corriereazionale.net, Corriere di Puglia e Lucania, Radici per le belle parole che mi ha dedicato in questo articolo. Per me è un onore e un privilegio far parte del gruppo che Antonio ha saputo creare. Giornalismo serio, mai scandalistico, sempre dalla parte del lettore a cui fornire Verità, Approfondimento, Cultura.”

Da Platone a Draghi passando per Dante

Bari 13.02.2021 

L’economia della conoscenza trionferà sulla pandemia

Il Governo Draghi che oggi ha giurato vuole essere nei fatti il “Governo dei migliori”. È un governo “aristocratico” nel vero senso etimologico della parola. L’aristocrazia non è il governo dei nobili ma quello dei migliori, un concetto ovvio per gli antichi a cominciare da Platone, sicuramente disatteso negli ultimi anni. Tanti i problemi sul tavolo ma quello più importante è come contrastare la pandemia Sars Covid che obbliga l’umanità a combattere su 3 fronti: Sanitario, Economico e Sociale. Ognuno deve, secondo competenze ed esperienze, dare una mano e combattere sul teatro operativo più congeniale. Il fronte sanitario rischia di crollare se non arginiamo le varianti del virus che presentano più rapidità nella diffusione del contagio e colpiscono la fascia d’età che sembrava meno a rischio, bambini e adolescenti.

Daniele Franco, Marta Cartabia, Luigi Di Maio, Sergio Mattarella, Mario Draghi, Luciana Lamorgese, Lorenzo Guerini, Giancarlo Giorgetti. Seconda fila da sx: Roberto Speranza, Maria Cristina Messa, Andrea Orlando, Roberto Cingolani, Stefano Patuanelli, Enrico Giovannini, Patrizio Bianchi, Dario Franceschini, Federico D'Incà. Terza fila da sx: Erika Stefani, Fabiana Dadone, Maria Stella Gelmini, Vittorio Colao, Renato Brunetta, Mara Carfagna, Elena Bonetti, Massimo Garavaglia. Photo Roberto Monaldo / LaPresse 13-02-2021 Rome (Italy) Quirinale palace - Oath Ceremony of the Mario Draghi's government In the pic In the first row from the left: Daniele Franco, Marta Cartabia, Luigi Di Maio, Sergio Mattarella, Mario Draghi, Luciana Lamorgese, Lorenzo Guerini, Giancarlo Giorgetti. In the second row from the left: Roberto Speranza, Maria Cristina Messa, Andrea Orlando, Roberto Cingolani, Stefano Patuanelli, Enrico Giovannini, Patrizio Bianchi, Dario Franceschini, Federico D'Incà. In the third row from the left: Erika Stefani, Fabiana Dadone, Maria Stella Gelmini, Vittorio Colao, Renato Brunetta, Mara Carfagna, Elena Bonetti, Massimo Garavaglia

 

L’impatto economico preoccupa e, nonostante le speranze di ripresa, i danni sul sistema produttivo difficilmente potranno favorire rinascita e sviluppo.  Piangersi addosso non serve. In Asia c’è già ripresa economica, sanitaria e sociale. L’energia è data dai giovani che hanno saputo fare il salto di qualità grazie a politiche di indirizzo di buon senso e lungimiranza, Confucio nel computer scriveva Furio Colombo. Il 70% dei giovani coreani è laureato e guadagna 2 o 3 volte di più dei genitori. Il tessuto industriale è in continua crescita. La ricchezza prodotta è entrata nel ciclo produttivo delle armi efficaci sul fronte sanitario e sociale, diagnostica, ospedali, terapie, tracciamenti, distanziamenti, risorse umane. La laurea è frutto di sacrifici e impegno ma alla base serve eccellenza per i docenti e studio serio e continuativo per i giovani. Non a caso Draghi pone la scuola tra le priorità. L’economia italiana è ferma da 40 anni e se non si cambia paradigma il  rischio è che dopo la pandemia non   riparta. Aumenta il divario tra Nord e Sud accentuato perché il Nord si è fermato da un anno. Dopo il periodo manufatturiero del dopoguerra la classe industriale italiana ha puntato e continua a puntare sull’economia di servizi. Un esempio per tutti l’azienda RAI crea economia di servizi. Oggi però non basta più. In Asia e negli altri paesi occidentali  il paradigma da servizio si è trasformato in conoscenza, grazie alla promozione di talenti e competenze. Se l’uomo ha già messo sul mercato vaccini  efficaci e sicuri dopo solo pochi mesi di ricerca, caso unico nella storia del genere umano, il merito è dell’economia della conoscenza e di quelle grandi industrie che da oltre 10 anni hanno adottato politiche di crescita e sviluppo investendo su capitale umano super qualificato, premi Nobel compresi. Gli italiani non sono preparati all’economia della conoscenza e chi ne fa le spese sono i giovani che non saliranno sull’ascensore sociale che permetteva un miglioramento della qualità di vita e ricchezza rispetto ai loro genitori. Assistenzialismo, statalismo, demonizzazione della ricchezza prodotta  sono catene che tolgono, sogni e speranze alla classe imprenditoriale italiana. È mancato il sapere e la selezione.

L’economia della conoscenza  è fatta di innovazione, digitale, scienze della vita, finanza avanzata. In 30 anni il nostro paese ha perso l’equivalente del reddito del Portogallo e della Grecia messi assieme.

In sintesi 3 sono le cause della nostra disfatta:

  • Colpa dell’ecosistema capitalistache non ha fatto espandere le nostre piccole imprese. Gli imprenditori non sono adeguatamente aiutati, sono rimasti ancorati al passato, non si sono avvicinati alle banche dati e alle grandi aziende. I giovani devono entrare nelle grandi imprese.
  • Le Universitàche non si sono trasformate per l’economia della conoscenza. Non sono selettive, non producono eccellenze, non sono meritocratiche. Si arroccano nel nepotismo, nella difesa di privilegi, non si confrontano con realtà imprenditoriali e non si adeguano alle mutate richieste della società civile.
  • Burocraziache rallenta tutto. I dirigenti delle imprese pubbliche e private per paura di sbagliare e cadere tra le braccia poco accoglienti di una Magistratura, diventata ormai solo auto referenziata, non vogliono rischiare, si astengono da autorizzare qualsiasi procedura, acquisti e concorsi per esempio, creando, di fatto, paralisi decisionale.

Dante Alighieri

Servono basi per modello illuminato , non fondato sulla difesa del privilegio economico o sociale, bensì  sul valore assoluto che  la conoscenza sia finalizzata al bene comune. Quando nella democrazia, Platone insegna, prevale individualismo, anarchia e sfrenata libertà, la deriva è la tirannide. Se Cultura, Scuola, Valorizzazione dei talenti e della Creatività diventano obiettivi di governo sarà più facile per i giovani accrescere il loro potenziale di conoscenza, entrare nei sistemi produttivi delle grandi imprese e pensare all’innovazione, al digitale, alla compatibilità ambientale ed ecologica per migliorare la qualità di vita e dare energia al Paese. Siamo in piena guerra e lottiamo contro un nemico subdolo, invisibile in fase di attacco, tuttavia facilmente riconoscibile quando uomini preparati lo studiano nelle sedi giuste. “Fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza” Lo scriveva Dante nel 1200. Fonte: Aristocrazia 2.0 Roger ABRAVANEL

Riccardo Guglielmi – Giornalista scientifico –

Redazione Corriere nazionale.net – Corriere Puglia e Lucania

 

La Sanità che le altre Regioni ci invidiano…

Nella Rubrica Spazio aperto oggi ospitiamo il dott. Cosimo LERARIO medico, autore e scrittore.  

ridotto

LERARIO Cosimo
Nato a Bari.
Ufficiale medico in quiescenza del Corpo Sanitario dell’Esercito
Italiano.
Scrittore, autore di testi teatrali, collaboratore di testate on line.
Blog ufficiale: https://lerariocosimo.wordpress.com/. “

 

—BARI’S HEALTH FILM COMMISSION. ED È SUBITO CINEMA.—
Ora vi racconto una storia vera; già bell’e pronta come soggetto di un
film. Genere neorealistico, ovviamente. Con sfumature decisamente
horror.
TITOLO:
La Sanità che le altre Regioni ci invidiano…
SCENA:
Casa di Cura privata collocata nei confini della Città Metropolitana di Bari. Interno giorno.

Ciack
MOTORE. CIAK. AZIONE.
Davanti all’unico accesso alla struttura, sin dalle prime ore del mattino si è radunata una folla di utenti in piedi in fila per
entrare. Parecchi di loro sono anziani e barcollano per effetto del
prolungarsi della postura eretta. Altre figure escono dallo stesso
accesso (ma non si era detto in non so quale DPCM o Circolare
Ministeriale che le vie di deflusso dovessero essere differenti da
quelle di afflusso ? – ndA) aumentando la confusione che non tarda ad instaurarsi sovrana.
All’interno, poco oltre l’uscio della hall della clinica, due figuranti
ottemperano con indolente lentezza alla misurazione della temperatura frontale degli astanti e provvedono al loro smistamento.
Mediante un flashback si potranno vedere i due frequentare un Corso di Formazione, durante il quale verranno addestrati ad utilizzare la parola “Triage” per indicare quella loro meccanica attività; così da darsi un tono più professionale e contrattare una qualche gratifica pecuniaria.
Un altro flashback mostrerà, invece, un primo piano del volto inebetito del responsabile della organizzazione del lavoro della clinica, che con espressione assente rimane a guardare fisso per ore senza parlare una mappa della struttura, senza mai rendersi conto della necessità di distaccare altro personale in soccorso della inadeguata coppia di “triagisti”.
Ad un certo punto uno di questi, la giovane donna, ha una crisi
isteroide e si mette a correre verso la fila di utenti urlando loro di
arretrare in modo da non attivare la continua apertura automatica
della vetrata di ingresso. Non riuscirà invece a raggiungere con la
sua voce proprio coloro i quali da quella vetrata escono in
continuazione; e che concorrono al reiterarsi del movimento meccanico.
Tutto questo la condurrà in un profondo stato di frustrazione.
Il suo compagno, invece, visibilmente sconvolto dal surmenage indotto dalla ventina di minuti di lavoro che ha dovuto eseguire, inizia ad avere crisi di cecità. Tant’è che si rivolge ad una signora chiedendo notizie anagrafiche relative alla giovane che le è a fianco.
Quest’ultima, tuttavia, decide di rispondere in proprio a tutte le
domande che rivolte dall’uomo; il quale, pur apparentemente non
affetto da strabismo, mentre le ascolta persevera a guardare l’altra
donna. Dopo di che, ormai palesemente invasato da una entit
demoniaca, prende ad esprimersi farfugliando frasi sconnesse verso entrambe.
A quel punto la giovane, constatata la confusione del triagista, rimane per un po’ indecisa se non sia il caso di rendere le proprie risposte in una delle tre lingue straniere che conosce; quindi ha una
illuminazione, facendo mente locale sulla propria personale
condizione: lei, in definitiva, è una persona con sindrome di Down. E
(altro flashback) gli torna in mente come effettivamente accada
piuttosto spesso che i suoi interlocutori le rivolgano la parola
proprio come sta facendo quel fenomeno umano che si ritrova di fronte: alla stregua di come ci si rivolgerebbe ai bambini in età prescolare.
A lei, ventiseienne diplomata in materie linguistiche.
Cessato il flashback, al termine dell’umiliante interrogatorio la
ragazza fa spallucce e passa oltre il check point assieme alla sua
casuale accompagnatrice. Entrambe raggiungono la loro meta: il
Laboratorio d’Analisi.
E qui inizia un’altra lunghissima attesa prima di essere ricevute per
eseguire lo screening in largo anticipo fissato e prenotato; nonché,
ovviamente, pagato.
Durante la estenuante attesa, ad un certo punto (alleggerendo la
suspence della trama) accade che tre comparse femminili vestite da
infermiere escono dalla sala prelievi e ciarlando allegramente si
dirigono verso la bouvette per prendere il (meritato !?) caffé
quotidiano.
Ma il tono leggero della scena viene immediatamente offuscato da un altro episodio di possessione demoniaca. L’infermiera che dovr
eseguire materialmente il prelievo, una volta incrociato lo sguardo
con gli occhi dal taglio orientaleggiante della giovane, inizia a
parlare con la medesima cadenza infantile del triagista. Il demone è
tornato.
Sarà la ragazza a rivolvere la situazione, entrando con fermezza da
sola in sala prelievi esibendo fieramente l’avambraccio scoperto e
ormai pronto a subire la prevista estrazione ematica. Senza ricorrere
ad alcun esorcista.
Sullo sfondo, in controcampo, si ode in lontananza la voce registrata
di Bombolo che snocciola tutte le più note ed efficaci contumelie in
romanesco.

DISSOLVENZA VERSO IL NERO.
—THE END—

NOTA D’AUTORE – Se volete assistere direttamente alle riprese e
conoscere di persona i protagonisti della vicenda, recativi
tranquillamente in una qualunque struttura sanitaria barese; non
importa se pubblica o privata, tanto è così ovunque. Non c’è fretta,
né timore di non fare in tempo: il set si replica ogni giorno.

BARI’S HEALTH FILM COMMISSION ringrazia per avere scelto i suoi schermi. E si augura di rivedervi presto con altre sue produzioni del genere.
Io, invece, spero proprio di no !

“Per gentile concessione del dott. Cosimo Lerario, collega e amico”  

Cosimo lerario

  • Con la leggerezza e l’ironia che lo contraddistingue Cosimo Lerario alza il velo sulla  Sanità della Regione Puglia che crediamo, o meglio ci vogliono far credere, sia da sogno. R.G 

Batterio intestinale causa l’infarto

La scoperta da medici italiani

Di Riccardo Guglielmi

Scoperta straordinaria in Cardiologia. L’Escherichia Coli, un batterio generalmente non patogeno,  ospite abituale nel nostro intestino, passa nel sangue e favorisce la formazione di coaguli nelle coronarie. Lo studio,  tutto italiano e della durata di 5 anni, è stato condotto dall’Università La Sapienza di Roma, da un team di cardiologi interventisti dell’Emodinamica di Terni diretta dal prof. Marcello Dominici, da patologi clinici e biologi coordinati da Francesco Violi, direttore della I Clinica medica del Policlinico universitario Umberto I di Roma. I dati scientifici, pubblicati su European Heart Journal,  sono stati rilevati su un campione di 150 pazienti arruolati in due centri, la Cardiologia di Terni e il Policlinico Umberto I di Roma. Una sinergia operativa e scientifica che rappresenta il proficuo modello di integrazione Ospedale Università che invece molti Atenei italiani tendono a snobbare.  L’Escherichia Coli nel sangue diventa un nuovo fattore di rischio coronarico da aggiungere a diabete, ipercolesterolemia, ipertensione, fumo.

“Lo studio – come lo stesso Dominici ha specificato ai media –  dimostra che nella genesi della trombosi coronarica un ruolo importante lo gioca l’Escherichia Coli. Il batterio Killer è stato isolato nel sangue e nel trombo coronarico in quasi tutti gli infartuati arruolati nella ricerca, mentre era assente nel campione di controllo composto da persone non infartuate”.

intestino

L’innocuo batterio si virulenta, passa nel sangue, ulcera la placca aterosclerotica della coronaria e innesca la trombosi che, ostruendo l’arteria, determina l’infarto.  L’attenzione al nostro microbiota intestinale, l’insieme di microbi e muffe, diventa sempre più importante. Questa scoperta apre una nuova finestra nella prevenzione e i trattamenti terapeutici per gli oltre 100mila italiani colpiti ogni anno da infarto e ictus. Potranno essere prodotti farmaci che spezzano il legame tra placca aterosclerotica e batterio killer nella fase acuta o vaccini, per i soggetti più a rischio, da usare in prevenzione primaria.

Riccardo Guglielmi – Giornalista scientifico –

Redazione Corriere nazionale.net – Corriere Puglia e Lucania

 

4 articolo 2021 https://www.corrierenazionale.net/2021/01/17/batterio-intestinale-causa-linfarto/