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Il Fascino di Claudio Santoliquido

 

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Il Fascino di Claudio Santoliquido

Claudio Santoliquido torna con “Il Fascino – Fotografie e Racconti” . Non un semplice catalogo fotografico, ma un viaggio nel sommerso dell’esistenza, dove il lettore è chiamato a colmare lo scarto tra ciò che vede e ciò che sente

Un’Operazione di Rottura nell’Estetica Contemporanea

Dopo “Scatti – Alla ricerca dell’anima”, KliK ha prodotto “Fascino – Fotografie e Racconti”, sempre per WIP Edizioni. Questa nuova opera di Claudio Santoliquido si distingue per la sua proposta innovativa e per la riflessione profonda sulla percezione del reale.

Un’Opera di Riflessione sulla Percezione del Reale

In un panorama editoriale spesso caratterizzato da una perfetta, sebbene talvolta sterile, corrispondenza tra immagine e parola, “Il Fascino” di Claudio Santoliquido emerge come un’opera di rottura. Non si tratta di un semplice catalogo fotografico né di una raccolta di racconti brevi, ma piuttosto di un dispositivo che invita a una riflessione profonda sulla percezione della realtà.

La Poetica dello Scatto e dello Scarto

La cifra stilistica di Santoliquido risiede nel suo rifiuto di una sinergia immediata tra testo e immagine. L’autore crea un equilibrio costante tra l’istinto dell’immagine e la riflessione della parola. Se i suoi scatti catturano attimi di vita — come un temporale o un volto segnato dal tempo — è attraverso il “scarto” semantico che eleva l’opera a una dimensione metafisica.

In questo lavoro, la fotografia non illustra il testo e viceversa; tra i due si genera uno spazio vuoto, una distanza intellettuale che l’osservatore è chiamato a colmare. Questa strategia ricorda la lezione di Marcel Duchamp e del ready-made: l’oggetto fotografato viene decontestualizzato, assumendo un valore simbolico che trascende la sua natura fisica. Il frammento isolato dallo scatto rivela il sommerso, trasformando dettagli quotidiani in un “primo passo verso un’agognata libertà”.

Il Paradigma della “Corteccia”

L’architettura del libro si articola attorno alla metafora della “corteccia” della realtà. Santoliquido decostruisce l’apparenza attraverso capitoli significativi:

  • La Metafisica dell’Ombra: In “L’ombra…”, l’autore suggerisce che la proiezione immateriale è l’unica testimone autentica, capace di rendere l’individuo “vero, unico, mai uguale”.
  • L’Estetica del Tempo: I ritratti di volti segnati dalle rughe sono celebrati non per la loro bellezza formale, ma come “mappe esclusive della personalità”. Qui, il fascino è inteso come stratificazione del vissuto, in contrasto con la staticità del canone estetico moderno.

Struttura e Fil Rouge

L’indice del libro rivela una complessità emotiva, con capitoli che dialogano tra di loro, creando un’opera organica:

  • L’Evoluzione del Rapporto: Si passa dal contatto fisico e rassicurante di “Dammi la mano…” alla consapevolezza della “Normalità” della fine, dove dimenticarsi diventa l’unica via per la sopravvivenza emotiva.
  • Il Contrasto Sociale: “Cinque amici” introduce il tema della solitudine come maledizione e benedizione, creando un ponte tra l’aristocrazia del lignaggio e quella dello spirito.

Conclusione

“Il Fascino” è un’opera che richiede un lettore attivo. Santoliquido utilizza la fotografia come uno strumento di indagine forense dell’anima, dove ciò che appare è solo l’esca per spingere lo sguardo verso il segreto del sommerso. Non è un libro per chi cerca conferme visive, ma per chi è disposto a mettere in discussione la solidità della materia a favore della fluidità del sentimento. L’autore riesce nell’arduo compito di rendere visibile non ciò che è in superficie, ma ciò che pulsa sotto di essa.

 

META Fascino – Fotografie e racconti di Claudio Santoliquido (WIP Edizioni): un viaggio nel sommerso tra immagini, parole e percezione del reale

Bari, 22.05.2026 Riccardo Guglielmi

Il Fascino di Claudio Santoliquido