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Aggressioni a medici e infermieri: ora basta

Procedibilità d’ufficio. Multa da 5mila euro e 16 anni di carcere

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Pronto Soccorso, corsie, ambulatori sono diventati  teatri  dove si recita in tutte le ore del giorno il tragico spettacolo dell’aggressione fisica e verbale nei confronti di medici e infermieri. È facile scaricare rabbia su  chi lavora tra mille difficoltà; la pseudocultura del buonismo e le lungaggini giudiziarie hanno permesso la non punibilità di atti che meriterebbero pene certe ed esemplari. La speranza è che la partitura della musica venga presto cambiata dagli organi competenti.

Il Senato ha approvato all’unanimità il provvedimento per la tutela della sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitari. Queste le principali novità:

  1. istituzione di un Osservatorio nazionale;
  2. procedibilità d’ufficio;
  3. previste sanzioni fino a 5.000 euro e pene fino a 16 anni.

Il testo era stato approvato dal Senato il 25 settembre dello scorso anno ed il 21 maggio alla Camera. Sono anche previsti protocolli operativi con le forze di polizia per garantire interventi tempestivi. È stato anche istituito un ‘osservatorio nazionale’ sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie presso il Ministero della Salute.Gli ordini dei medici e degli infermieri della nostra provincia hanno espresso soddisfazione per l’approvazione del Disegno di Legge, dedicandolo a Paola Labriola (uccisa da un paziente nel 2013) e a tutte le colleghe e i colleghi vittime di violenza.Secondo i medici “è ora importante portare a compimento una rivoluzione culturale per garantire la sicurezza dei professionisti sanitari ed il diritto come lavoratori non come una concessione”. Il nemico è la malattia non il medico che va considerato come l’alleato del cittadino per la sua salute e non una persona su cui sfogare la frustrazione per le lacune e le inefficienze dei sistemi sanitari.

34 articolo 2020 https://www.corrierenazionale.net/2020/08/11/aggressioni-a-medici-e-infermieri-ora-basta/

Emergenza Covid: solidarietà e prevenzione in prima fila

AMA Cuore InConTraFratres di Ala Azzurra  

ama cuore solidarieta

Anche nelle fasi più drammatiche dell’emergenza Covid i volontari di AMA Cuore Bari hanno contribuito, in sinergia con le associazioni locali del terzo settore, a trasfondere solidarietà morale e materiale alle tante persone bisognose e fragili raggiunte dalla pandemia.

Tante le iniziative in questi mesi ma una particolare attenzione è da riservare alla giornata di Donazione Sangue, Prevenzione e Solidarietà che si è svolta presso la scuola Azzarita del Quartiere San Paolo di Bari  il 17 luglio.

“Un evento – riferisce Francesco Pastanella, presidente di AMA Cuore – realizzata insieme alle associazioni consorelle, Fratres Ala Azzurra e In.Con.Tra  che, pur operando in settori diversi e distinti del volontariato, sono unite dal Fil Rougedell’auto mutuo aiuto e della solidarietà”.

Il cuore dei baresi è sempre vivo e vitale. Tante sono state le adesioni, 36, per la raccolta di sangueindispensabile alle nostre strutture ospedaliere, pubbliche e accreditate, mai ferme per assicurare cure e assistenza di qualità nelle sale operatorie e nelle terapie intensive. In termini di prevenzione delle malattie cardiovascolari, i volontari di AMA Cuore, coordinati dalla dott.ssa Domenica De Laura della Cardiologia dell’Ospedale San Paolo, hanno eseguito ECG e controlli su 42 persone. Consigliato il proseguimento di accertamenti e terapie in caso di rilievo di anomalie, per esempio ipertensione arteriosa, aritmie. La raccolta di derrate fatta dai volontari di InConTra ha permesso la distribuzione di generi alimentari a famiglie del territorio in difficoltà economica.

33 articolo https://www.corrierenazionale.net/2020/08/07/emergenza-covid-solidarieta-e-prevenzione-in-prima-fila/

I nastrini sulla divisa

Nastrini

I nastrini sulla mia divisa

Il percorso professionale come cardiologo dal 1975 a tutt’oggi:

  1. Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Bari,
  2. Cardiologia Ospedaliera “Luigi Colonna“,
  3. Ospedale Militare,
  4. UNIBA,
  5. Ministero Economia e Finanza – Commissione medica di verifica,
  6. Comando Carabinieri Puglia,
  7. Mater Dei Hospital.

Onorato e orgoglioso

Non solo i militari ma anche i medici e gli infermieri dovrebbero mostrare sui camici e sulle divise i nastrini che evidenziano i percorsi professionali effettuati negli anni di servizio.

“L’emergenza Coronavirus è paragonabile a una campagna di guerra per medici e infermieri. Tensione emotiva nel combattere un nemico subdolo e sconosciuto, disagio arrecato ai famigliari per l’alta probabilità di contagio, impossibilità iniziale di far fronte a tutte le richieste di aiuto e la difficoltà diagnostica nei primi mesi, sono stati gli elementi che hanno contraddistinto la prima fase della pandemia. Ora abbiamo armi più idonee, dispositivi di sicurezza per gli operatori, ma non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Il nemico non è sconfitto“.  Queste riflessioni mi hanno spinto alla realizzazione di un progetto grafico per identificare meglio i professionisti della salute nei loro teatri operativi.

Le donne al tempo del coronavirus

Sono loro il sesso forte

L’analisi dei dati dei decessi da Coronavirus, secondo  l’Istituto Superiore di Sanità è chiara: 70% uomini, 30% donne. Tutte le casistiche mondiali si allineano a questo dato. I ricercatori cinesi sono stati i primi ad osservare questa diversità ed evidenziare  che il tasso di letalità, nei maschi sintomatici positivi al tampone è del 4.7%, rispetto al 2.8% nelle femmine. La percentuale globale di infettività non mostra differenze di genere, ma lo stesso virus è più aggressivo nell’uomo con conseguenti più decessi. La causa può essere legata alla genetica, alle differenze ormonali e allo stile di vita. Il doppio cromosoma X delle donne, gli uomini ne hanno uno solo, stimolerebbe meglio il sistema immunitario. Le bambine hanno una maggiore carica anticorpale rispetto ai maschietti nelle malattie infettive. Gli ormoni femminili, tramite i recettori Ace, regolatori  della vasocostrizione arteriolare, favoriscono l’ingresso del virus nella cellula ma gli ormoni androgeni stimolano esagerate reazioni iperergiche nelle cellule polmonari con conseguente insufficienza respiratoria grave da trattare in  terapia intensiva. Lo stile di vita è importante. Le donne fumano meno e curano di più l’igiene personale. L’attività domestica impone un maggior lavaggio delle mani durante la giornata. Il rischio di contagio è più alto nelle donne che lavorano in sanità. Negli ospedali il personale infermieristico, più  a stretto contatto con il malato, è prevalentemente rosa.

La situazione psicologica femminile è stata messa a dura prova durante la quarantena. Molte donne sono sull’orlo di una crisi di nervi ma hanno difese tali da contrastare questa fase. Relegate in casa hanno assolto prevalentemente compiti domestici. Gli uomini hanno rispolverato il senso di protezione ma ogni scusa era buona per uscire: spesa alimentare, acquisto di farmaci e di prodotti legati all’igiene personale e domestica. Un regresso sociale, io Tarzan tu Jane o peggio io Tarzan tu Cita, con uomini che andavano a caccia di negozi aperti e donne in casa ad aspettarli con prole scatenata e fuori controllo. Una fase temporanea perché grazie alla loro forza le donne sapranno ribaltare la situazione e riprendere il giusto ruolo pragmatico.  Un esempio viene dalla scuola dove la presenza femminile è prevalente. Subito da casa le docenti, stimolate dalle dirigenti scolastiche, hanno saputo attivare la didattica a distanza mantenendo alto il livello di partecipazione allo studio, dall’infanzia all’università, prima che l’ozio si impadronisse degli studenti chiusi in casa.

I paesi a guida femminile, esempio per tutti la Germania, stanno affrontando meglio la crisi, affrontando l’impatto del coronavirus con decisioni tempestive: buona gestione dell’accesso ai servizi, produttività mai interrotta, tracciamento immediato dei positivi. Trump, Boris Johnson, Bolzonaro e lo stesso Putin son perdenti rispetto a Merkel, alle leader degli stati del Nord Europa, della Nuova Zelanda e di Taiwan. Da queste donne nessun proclama sconsiderato o pasticciate misure per risolvere la crisi economica. La situazione italiana ne è la prova. Una cabina di regia tutta al maschile priva di praticità e sintesi. Tra le centinaia di super consulenti non compare una donna. L’uomo, quando è al comando si sente superiore e saccente, non accetta consigli, non sa ascoltare i richiami della base, si lascia accarezzare dal piacere del potere e tende pian piano, con la subdola implementazione della paura, a limitare l’altrui libertà. Nei momenti di difficoltà emerge nella donna  pragmatismo, flessibilità, resilienza e buon senso. Sarebbe meglio, considerata la maggiore resistenza all’infezione delle donne, favorire, nelle incerta fase di ripresa, un loro maggiore reintegro nel sistema lavorativo. Oscar Wilde diceva: “Date alle donne occasioni adeguate ed esse saranno capaci di tutto”.

Bari 06.05.2020