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Il cuore sotto assedio dal grasso

Il cuore sotto assedio dal grasso

Quando il grasso “assedia” il cuore: le nuove frontiere della TAC coronarica avanzata e dell’Intelligenza Artificiale.

Scopri come prevenire, diagnosticare e curare la placca aterosclerotica

 

di Riccardo Guglielmi

Cardiologo e Giornalista Scientifico

CUORE E GRASSO

Quando pensiamo al grasso corporeo, la nostra mente corre subito all’estetica, alla silhouette o ai chili di troppo indicati dalla bilancia. Eppure, in cardiologia esiste una regola non scritta ma ferrea: grasso e cuore non vanno d’accordo.

Sia che si trovi distribuito nel resto del corpo (specialmente a livello addominale), sia che stazioni direttamente sulla superficie cardiaca e attorno ai vasi sanguigni,  il cosiddetto grasso epicardico, il tessuto adiposo rappresenta un ulteriore e insidioso fattore di rischio cardiovascolare.

L’arteria sotto assedio: cos’è la placca aterosclerotica

Per comprendere la portata dell’innovazione in atto, è fondamentale fare un passo indietro sulla biologia delle nostre arterie.

La placca aterosclerotica non è altro che un accumulo progressivo di grassi, colesterolo, calcio e cellule infiammatorie che si deposita all’interno delle pareti arteriose (comprese le coronarie, i vasi che nutrono il cuore). Crescendo, la placca restringe il canale (lume) in cui scorre il sangue, ostacolandone il flusso naturale.

Il pericolo maggiore, tuttavia, non risiede soltanto nel restringimento meccanico: risiede nel rischio che la placca si rompa, generando improvvisamente un trombo capace di ostruire del tutto il vaso e causare eventi acuti e drammatici come l’infarto del miocardio o l’ictus cerebrale.

I fattori di rischio principali rimangono i “sospetti intelligenti” della salute vascolare: colesterolo alto (specie la frazione “cattiva” LDL), ipertensione arteriosa, diabete, alimentazione scorretta, obesità, fumo, abuso di alcol e sedentarietà.

Un cambio di paradigma: dalla meccanica alla biologia

Fino a poco tempo fa, l’attenzione della diagnostica si concentrava quasi esclusivamente su un dato di tipo geometrico e quantitativo: “Quanto è stretta l’arteria?”.

Oggi stiamo assistendo a una vera e propria rivoluzione concettuale nella cardiologia preventiva. Come emerso dai più recenti confronti tra gli esperti del settore, la priorità della cardiologia moderna si sta spostando dalla semplice ostruzione meccanica del vaso alla valutazione della vulnerabilità della placca e dello stato infiammatorio della parete vascolare.

Come ha sottolineato il Prof. Francesco Prati (Presidente del Centro Lotta contro l’Infarto, Direttore della Cardiologia dell’Ospedale San Giovanni Addolorata e docente all’Università UniCamillus di Roma) durante il recente incontro “Conoscere e curare il cuore”, la priorità si sta spostando dalla semplice ostruzione meccanica alla vulnerabilità della placca e allo stato infiammatorio della parete vascolare.

Nello specifico, la comprensione della “biologia della placca” ha spinto i ricercatori a focalizzarsi sul cosiddetto “core necrotico”: il cuore della placca stessa, sede di un processo di morte cellulare causato dal difetto di irrorazione sanguigna. È proprio qui che si accumulano cellule morte, membrane rotte e proteine denaturate, alimentando un vero e proprio focolaio infiammatorio che rende la placca instabile e incline alla rottura.

La TAC Coronarica (CCTA) incontra l’Intelligenza Artificiale

Il protagonista di questa svolta è la Tomografia Computerizzata Coronarica (CCTA). Questo esame non invasivo è diventato una metodica capace di svelare la biologia intima dell’aterosclerosi: non ci mostra solo la presenza di una stenosi (il restringimento), ma ci permette di quantificare il volume della malattia, caratterizzarne la composizione molecolare e stimare quanto sia a rischio di rottura.

A questo si aggiunge un dettaglio anatomico di fondamentale importanza: il tessuto adiposo pericoronarico. Si tratta di un grasso metabolicamente attivo che “dialoga” costantemente con la parete dell’arteria. Se infiammato, rilascia sostanze che favoriscono l’aterogenesi e scatenano l’instabilità delle placche.

L’integrazione tra l’imaging anatomico della CCTA e gli algoritmi di Intelligenza Artificiale sta cambiando le regole del gioco:

  1. Analisi automatizzata e riproducibile:L’IA analizza i dettagli delle placche e del grasso circostante su larga scala con estrema precisione.
  2. Monitoraggio nel tempo:Permette di seguire l’evoluzione o la regressione della malattia aterosclerotica in risposta alle terapie.
  3. Biomarcatori dell’infiammazione:Misura l’infiammazione coronarica in modo non invasivo, individuando il cosiddetto “rischio residuo”.

Il futuro: una prevenzione sartoriale

Capire quanto sia infiammato il grasso che circonda le coronarie ci permette oggi di fare previsioni cliniche più centrate, capaci di stimare il rischio di futuri eventi cardiovascolari a prescindere dal grado di restringimento dell’arteria.

La combinazione tra imaging avanzato, biomarkers biologici e Intelligenza Artificiale sta ridisegnando la stratificazione del rischio e aprirà le porte a una medicina preventiva sempre più personalizzata. In futuro non ci limiteremo più a trattare il vaso ostruito quando il danno è avanzato, ma saremo in grado di intercettare e spegnere l’infiammazione al suo esordio, proteggendo il cuore prima che il pericolo si trasformi in evento acuto.

Per approfondire, consiglio questi lavori recenti e autorevoli che esplorano il ruolo dell’infiammazione, della biologia della placca e della valutazione avanzata tramite IA e TAC coronarica

Riferimenti bibliografici

  1. Prati F.Cercare e curare l’infiammazione nella cardiopatia ischemica: siamo pronti? In: Atti del Congresso “Conoscere e Curare il Cuore 2025”. Firenze: Centro per la Lotta contro l’Infarto – Fondazione Onlus; 2025.
  2. Libby P.Inflammation in atherosclerosis: transition from cellular biology to clinical practice. J Am Coll Cardiol. 2021;78(22):2222-2234.
  3. Gransar H, Lin FY, Budoff MJ, et al.Characterization of coronary plaque vulnerability and pericoronary adipose tissue inflammation using coronary computed tomography angiography and artificial intelligence: a paradigm shift in cardiovascular risk stratification. Eur Heart J Cardiovasc Imaging. 2023;24(9):1145-1154.

Riccardo Guglielmi Giornalista Scientifico 

redazione@corrierenazionale.net

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Il giorno della laurea: l’inizio del viaggio

Dalla gioia del traguardo alla vera sfida: crescere ogni giorno come medico, giornalista e come persona

 Oggi 16 luglio festeggio 52 anni dalla mia laurea in medicina e chirurgia. Un anniversario che accende ricordi indelebili e mi porta a riflettere: quel giorno non è mai un punto d’arrivo, ma il primo passo di un viaggio che non finisce mai.

Riccardo Guglielmi vita

  • La mia vita professionale. Opera di Antonio Bini, amico, collega e artista  

Il giorno della laurea: emozioni e ricordi
C’è una data che resta incisa nella memoria di chi sceglie la medicina: il giorno della laurea. Un traguardo che sembra la vetta, ma che in realtà è solo la partenza di una lunga salita. Ricordo ancora le corse degli ultimi giorni, le approvazioni sudate del relatore, i fogli dattiloscritti a mano, le fotografie in bianco e nero, le tabelle compilate a penna — altro che Excel e Word! Tutto era più lento, più artigianale, forse anche più sentito.

In segreteria universitaria, l’impiegato che per anni mi aveva fatto aspettare dietro a uno sportello, all’improvviso mi invitava a entrare in ufficio, mi stringeva la mano e mi salutava: “Auguri, dottore”. Era il segnale che qualcosa stava cambiando, che una nuova fase stava iniziando. Intorno, mamme e fidanzate che insistevano per l’abito nuovo, mentre io tradivo la mia cravatta portafortuna — la stessa dei 35 esami — per un rito che oggi sembra lontanissimo. Nessuna foto a immortalare il momento: allora la memoria era fatta di emozioni, non di social.

Ma la verità è che la laurea non è un traguardo, è davvero l’inizio. È il giorno in cui capisci che tutto quello che hai imparato è solo la base per cominciare a crescere, a formarti, a diventare ogni giorno un medico e una persona migliore.

Il valore del tutor: crescere insieme
A chi oggi si affaccia al mondo della medicina e del giornalismo, vorrei dire che la vera sfida è non smettere mai di imparare. Serve curiosità, spirito critico, capacità di accogliere le nuove tecnologie senza perdere di vista l’essenza del nostro lavoro: curiamo persone e non malattie, informiamo per aiutare a capire, a scegliere e a crescere. Umanità, etica e deontologia sono la bussola, soprattutto quando le scelte diventano difficili. Da cardiologo di lungo corso e giovane giornalista, posso dirti che entrambe le professioni richiedono passione, responsabilità e la voglia di migliorarsi ogni giorno.

Il consiglio più grande che posso dare è quello di vivere esperienze in diversi ambiti, perché solo così si sviluppa una visione a 360 gradi. Il lavoro di squadra è fondamentale: la comunicazione, la leadership, il rispetto dei ruoli — anche quelli più umili — sono valori che fanno girare la macchina della sanità e dell’informazione. Nessuno può fare tutto da solo, e ogni incontro può insegnarci qualcosa di prezioso.

Un ricordo speciale va ai miei tutor. Ho avuto la fortuna di incontrare maestri che hanno segnato il mio percorso: Prof. Paolo Rizzon, relatore della mia tesi e ancora oggi riferimento; Prof. Luigi Colonna che unendo scienza e umanità era attento alla persona e non solo alla malattia; Generale Medico Michele Donvito, che mi ha insegnato il valore delle regole; Prof. Carlo Fernandez, che ha dato voce alla cardiologia territoriale e mi ha spinto verso il giornalismo scientifico; Dott. Antonio Peragine, direttore delle testate di cui sono editorialista e giornalista scientifico. Ognuno di loro ha lasciato un’impronta indelebile, aiutandomi a crescere non solo come medico, ma come persona e professionista.

Ma in questo percorso ho imparato anche a riconoscere chi si presenta come tutor solo in apparenza: persone che, per invidia o paura di essere superate, invece di aiutare cercano di ostacolare o demotivare. Anche da loro si impara: soprattutto a scegliere con attenzione da chi farsi guidare e a credere sempre nel proprio valore.

La formazione non si ferma mai: nuove esperienze, in tutti i contesti, aiutano a trovare la propria strada, fino a quando si è pronti a camminare da soli.

Non solo medici o giornalisti: un messaggio per tutti
Porto sempre nel cuore il mio primo tutor, colui che per primo mi ha insegnato a camminare con le mie gambe. Ma il viaggio non si interrompe mai: ogni incontro, ogni ostacolo, ogni sfida sono un’occasione per crescere, migliorarsi e diventare persone più consapevoli. In medicina come nel giornalismo, la formazione è un percorso continuo, fatto di passione, curiosità e capacità di mettersi sempre in discussione.

Il messaggio finale è chiaro: Non smettere mai di credere nel valore della crescita, dei veri maestri e della capacità di riconoscere i falsi. Sono valori che valgono in ogni ambito della vita e che permettono di camminare con le proprie gambe, ragionare con la propria testa e seguire, sempre, ciò che suggerisce il cuore.

Foto primo tesserino Ordine dei Medici
Foto primo tesserino Ordine dei Medici

Dai una vecchia foto a un programma di IA ed ecco il risultato. Abito e cravatta sono quelli del 16.07.1974

Luglio 1974

Il giorno della mia laurea è dedicato alla mia cara mamma Angela. Sapendo anche da studente la prognosi sfavorevole della sua malattia speravo tanto di abbracciarla in quell’indimenticabile giorno. Così è stato    https://www.corrierenazionale.net/2026/07/16/il-giorno-della-laurea/

Obesità: la svolta della Legge Pella

Il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica apre una nuova era nella prevenzione e nella cura, con un modello regionale che punta su multidisciplinarietà e presa in carico globale del paziente.

Riconoscimento come malattia cronica e impatto multidisciplinare sulla salute

L’approvazione della Legge Pella ha segnato una svolta storica per il sistema sanitario italiano: l’obesità viene finalmente riconosciuta come malattia cronica, progressiva e recidivante. Questo cambiamento epocale permette di inserire le prestazioni per la prevenzione e la cura dell’obesità nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), garantendo l’accesso alle cure tramite il Servizio Sanitario Nazionale. (fondazioneveronesi.it)

prova

In risposta a questa nuova normativa, la Regione Puglia ha istituito il Tavolo Istituzionale Regionale “Verso un modello di presa in carico regionale per la prevenzione e la cura dell’obesità”, coinvolgendo istituzioni, professionisti sanitari ed esperti. L’obiettivo è costruire un modello integrato e multidisciplinare che accompagni la persona lungo tutto il percorso di cura: dalla prevenzione, all’educazione alla salute, dalla diagnosi precoce, al trattamento e al follow-up. Il workshop ha posto le basi per la definizione di un Documento di Consenso Regionale, destinato a promuovere un modello di presa in carico sostenibile e omogeneo sul territorio.

Obesità e complicanze: la necessità di un approccio multidisciplinare

L’obesità non è solo una questione estetica, ma comporta un aumento rilevante del rischio cardiovascolare (ipertensione, infarto, ictus), oncologico (tumori del colon, mammella, endometrio), e della prevalenza della OSAS (Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno). La OSAS è una patologia caratterizzata da ripetute interruzioni della respirazione durante il sonno, che può causare sonnolenza diurna, deficit cognitivi, ipertensione e complicanze cardiovascolari. Inoltre, l’obesità ha un impatto funzionale sulle malattie osteo-degenerative, come artrosi e lombalgia, peggiorando la qualità della vita e limitando la mobilità. Per questo motivo, la gestione dell’obesità richiede un percorso multidisciplinare, coinvolgendo cardiologi, oncologi, pneumologi, ortopedici e altri specialisti.

Il ricordo del Prof. Giovanni De Pergola e il ruolo del Prof. Francesco Giorgino

In questo contesto di innovazione, è doveroso ricordare il Prof. Giovanni De Pergola, scomparso prematuramente, che ha dedicato la sua vita allo studio dell’obesità e delle sue complicanze, distinguendosi per competenza scientifica, umanità e capacità di dialogo. Il suo contributo resta fondamentale per tutti i colleghi e studenti che hanno avuto il privilegio di lavorare con lui.  (sio-obesita.org)

Un ruolo chiave in questo percorso è stato svolto dal Prof. Francesco Giorgino, ordinario di Endocrinologia e Malattie Metaboliche all’Università degli Studi di Bari, che ha coordinato il Tavolo Istituzionale Regionale e recentemente è stato nominato presidente della European Association for the Study of Diabetes (EASD). Grazie al suo impegno, la Regione Puglia sta costruendo un modello di presa in carico sempre più appropriato e sostenibile.(tuttodiabete.it)

L’approvazione della Legge Pella e le iniziative regionali segnano l’inizio di un nuovo approccio nella gestione dell’obesità in Italia, con la sfida di tradurre questi principi in azioni concrete e garantire cure e prevenzione a tutti i cittadini.

Per approfondire ulteriormente l’argomento, potrebbe interessarti il video “Obesità: dalla vergogna alla cura, la proposta di legge per il riconoscimento come malattia cronica”, che discute la proposta di legge e le sue implicazioni.

Obesità: dalla vergogna alla cura, la proposta di legge per il riconoscimento come malattia cronica

OBESITALEGGEPELLA

Riccardo Guglielmi Giornalista Scientifico 

redazione@corrierenazionale.net

Obesità: la svolta della Legge Pella

Meta descrizione : Obesità riconosciuta come malattia cronica novità della Legge Pella, complicanze e approccio multidisciplinare nella presa in carico

TAG Obesità, #LeggePella, °MalattiaCronica, Multidisciplinare

SLUG obesita-svolta-legge-pella

FB Obesità riconosciuta come malattia cronica: con la Legge Pella cambia tutto! Nuovo modello regionale, approccio multidisciplinare e più attenzione alle complicanze come rischio cardiovascolare, OSAS e patologie osteo-articolari. Un passo avanti per la salute di tutti! 💪🩺 #Obesità #LeggePella #Salute #Multidisciplinare

X:Obesità riconosciuta come malattia cronica grazie alla Legge Pella: più prevenzione, cura multidisciplinare e attenzione alle complicanze. Un cambio storico per la salute! 💪🩺 #Obesità #LeggePella #Salute

 

 

 

 

Luglio in Grasso

Metadescrizione: Scopri le piante grasse più resistenti e creative per terrazzi e balconi, con consigli pratici, curiosità e idee di Francesco Rubini per chi non ha il pollice verde.

TAG #piantegrasse, #pollicenonverde, #giardinofacile,#succulente, #giardinaggiosemplice

Luglio in Grasso

Sopravvivere senza Pollice Verde
Consigli pratici, curiosità e idee creative di Francesco Rubini per chi vuole un angolo verde… senza stress!

Piante Grasse Giardino

Bentornato Francesco!
Siamo a luglio e, diciamolo, dopo aver visto appassire gerani e aromatiche, in tanti ci chiediamo: esiste una pianta che sopravvive anche a chi il pollice verde proprio non ce l’ha? Oggi parliamo di piante grasse, le alleate perfette per chi non ha tempo, memoria o pazienza, ma non vuole rinunciare a un tocco di natura su terrazzi e balconi.

Francesco, quali sono le piante grasse più adatte a chi non ha esperienza e tende a dimenticarsi di annaffiare?
Le piante grasse sono vere campionesse di sopravvivenza: Aeonium ‘Rosa Nera’, Cactus di Natale, Cereus, Senecio, Kalanchoe, Opuntia, Mesembriantemum e Aloe sono tutte scelte top. Resistono alla siccità, si adattano facilmente e richiedono pochissima manutenzione. In pratica, sono nate per chi vive di corsa… o semplicemente si dimentica di annaffiare!

Piante grasse nomi

Un po’ di storia e curiosità:
Lo sapevi che nell’antico Egitto l’Aloe era considerata la “pianta dell’immortalità” e veniva posta nelle tombe dei faraoni? Anche i Maya e gli Aztechi usavano le piante grasse per riti e medicine. L’Opuntia, il famoso fico d’India, è simbolo di forza e resilienza: in Messico è ancora oggi un portafortuna nazionale. Il Cereus, invece, secondo alcune leggende sudamericane, protegge la casa dagli spiriti negativi durante la notte.

Fitoterapia e usi pratici:
L’Aloe è super famosa per le sue proprietà lenitive: il gel delle foglie è un rimedio naturale per scottature, irritazioni e piccole ferite. Il Kalanchoe, in alcune tradizioni popolari, viene chiamata “pianta della salute” per il suo succo ricco di principi attivi. E l’Opuntia? Oltre a essere buonissima, ha proprietà digestive e antinfiammatorie.

Hai idee creative per chi vuole dare un tocco personale anche senza grande esperienza?
Assolutamente sì! Puoi creare mini-giardini in ciotole, aggiungere sassi colorati, oppure usare i fiori secchi di Kalanchoe e Mesembriantemum per quadretti o barattoli profumati. Anche se il pollice è blu, il risultato sarà comunque super originale!

Un consiglio pratico per chi vuole iniziare senza rischiare di “uccidere” le piante grasse?
Scegli vasi con drenaggio, niente acqua in eccesso e tanta luce. Se ti dimentichi di annaffiare, meglio così: le grasse sono felicissime!

Un piccolo extra per la vita di coppia:
Lo sapevi che prendersi cura insieme delle piante, anche solo una volta a settimana, aiuta la complicità e riduce lo stress? Creare un piccolo angolo verde in due può diventare un rituale di benessere e un modo per “coltivare” anche il rapporto. Bastano un vaso, una pianta resistente e la voglia di sorridere insieme!

Coppia e piante grasse

Domanda finale:
Francesco, chiudo con una curiosità: è vero che in alcune culture regalare una pianta grassa, come l’Opuntia o il Kalanchoe, porta fortuna alle coppie e simboleggia un amore che resiste a tutto? Tu cosa ne pensi, hai mai consigliato una “pianta dell’amore” per rafforzare un legame?

Risposta di Francesco:
Assolutamente sì, è una credenza che mi piace molto! Spesso consiglio di regalare una pianta grassa proprio per questo motivo: sono simbolo di forza, resilienza e amore che resiste al tempo e alle difficoltà. L’Opuntia, con le sue spine e i frutti dolci, rappresenta benissimo le sfide e le gioie di una relazione. Anche il Kalanchoe, che fiorisce più volte l’anno, è un augurio di felicità continua. In fondo, prendersi cura insieme di una pianta è già un piccolo rito d’amore quotidiano!

Grazie a Francesco per averci svelato consigli pratici, curiosità e anche qualche segreto “piccante” dal mondo delle piante! Ora terrazzi e giardini non saranno solo più verdi, ma anche più sorprendenti.
Se vuoi scoprire altre piante strane o hai bisogno di consigli per il tuo giardino, Francesco Rubini, l’agrotecnico del cuore, lo trovi sempre sulla pagina FB GIARDINIRUBINI oppure al 3474904647.

Alla prossima intervista… e che il tuo giardino sia sempre più bizzarro e colorato!

https://www.corrierenazionale.net/2026/07/05/luglio-in-grasso/

Riccardo Guglielmi Giornalista Scientifico 

 

 

Sanità italiana 2026

La riforma ha rivoluzionato la Medicina Generale, tra entusiasmo e incertezze. Medici e cittadini stanno vivendo un cambiamento profondo, fatto di nuove sfide e tante domande ancora aperte

La riforma che vuole cambiare il volto della Medicina Generale

A due anni dall’avvio della discussa riforma della sanità, il panorama della Medicina Generale in Italia appare profondamente trasformato. Era il giugno 2024 quando il confronto tra governo e sindacati si arenava senza un accordo, segnando una delle fratture più evidenti tra le istituzioni e i medici di famiglia. Oggi, nel 2026, è possibile tracciare un primo bilancio di un percorso che ha visto entusiasmo, resistenze e non pochi colpi di scena.

Nu9fZuGG5oKp98oIj6elKDalla teoria alla pratica: le Case di Comunità e il nuovo status dei medici

Promossa dal ministro Schillaci, la riforma ha puntato tutto sulle Case di Comunità, che nel frattempo sono diventate realtà in poche regioni. Questi poli territoriali hanno avvicinato i servizi ai cittadini, favorendo un approccio multidisciplinare e integrato. Tuttavia, la transizione dal modello convenzionato a quello di dipendenza per i Medici di Medicina Generale ha rappresentato il vero terremoto. Molti professionisti hanno accolto con diffidenza il nuovo contratto, temendo la perdita di autonomia e la rigidità organizzativa. Alcuni hanno scelto di anticipare il pensionamento, altri si sono adattati, mentre una parte della categoria continua a chiedere aggiustamenti e tutele.

Le criticità irrisolte e il rischio di disparità

Nonostante i progressi, restano forti le criticità legate alle risorse e alle differenze regionali. Le Case di Comunità funzionano a pieno regime solo dove gli investimenti sono stati adeguati, mentre in altre zone si registrano ancora carenze di personale e strutture. Il rischio di aumentare il divario Nord-Sud si è purtroppo concretizzato in diversi territori, alimentando nuove richieste di intervento da parte delle amministrazioni locali.

La voce dei medici: tra adattamento e nuove sfide

La categoria dei Medici di Medicina Generale si è trovata costretta a reinventarsi, tra nuove procedure burocratiche, maggiore lavoro in team e la necessità di aggiornarsi costantemente su protocolli e tecnologie. Se da un lato molti riconoscono i vantaggi di una medicina territoriale più strutturata, anche per ridurre gli accessi ai Pronto Soccorso, dall’altro resta forte il desiderio di vedere valorizzata la propria esperienza e autonomia decisionale.

nicola calabrese

Secondo il dott. Nicola Calabrese, Segretario per la provincia di Bari della FIMMG«È arrivato il momento della responsabilità reciproca, della medicina generale e delle Regioni. FIMMG è soggetto responsabile rispetto agli obiettivi del PNRR e quindi rispetto al progetto Case di Comunità. Ci aspettiamo la stessa responsabilità dalle Regioni rispetto alla definizione del fabbisogno di attività oraria e la concretizzazione, finalmente, del modello H16, la valorizzazione del ruolo dei medici all’interno delle CdC che vada oltre alla sola presenza fisica — ma valorizzi processi di presa in carico, diagnostica, prevenzione — e che si condivida la necessità di rendere il ruolo unico vivibile e attrattivo per la categoria, dove l’attività oraria e fiduciaria possano diventare strumenti di valorizzazione professionale e opportunità per il sistema.»

Uno sguardo al futuro

Nel 2026 la sanità italiana è ancora in evoluzione. La riforma ha segnato un punto di svolta, ma il percorso è tutt’altro che concluso. Il dialogo tra medici, istituzioni e cittadini sarà fondamentale per correggere le criticità emerse e garantire una medicina di prossimità davvero efficace e sostenibile.

Sanità italiana 2026