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Mensilmente Verde

Un Percorso tra Piante, Salute e Curiosità

Ci sono incontri che germogliano come semi nel terreno fertile della vita e danno vita a storie che intrecciano mondi diversi ma complementari. Così nasce “Mensilmente Verde: Un Percorso tra Piante, Salute e Curiosità”, frutto dell’amicizia sincera e della stima tra Riccardo Guglielmi, cardiologo e giornalista, e Francesco Rubini, l’Agritecnico del Cuore. Da una parte la scienza e la cura del cuore, dall’altra la sapienza della terra e l’amore per le piante: due passioni che si incontrano per raccontare, mese dopo mese, la meraviglia della natura e il suo impatto sulla salute, sul benessere e sulle emozioni di chi la vive. 🌸

Ogni mese, a partire da gennaio, Riccardo ha scelto di intervistare il suo amico Francesco su piante e fiori che caratterizzano ogni periodo dell’anno. Si è iniziato con la stella di Natale e, passando per nuove scoperte e consigli pratici, si arriva ora alle piante perfette per un balcone a maggio, con l’idea di proseguire fino a dicembre. Ogni intervista è arricchita da curiosità storiche, suggerimenti utili, accenni alla floriterapia e ai benefici che la cura delle piante porta alla psiche e al benessere visivo e mentale di chi se ne occupa. 🧠🌱

Ora è arrivato il momento di raccogliere tutte queste chiacchierate, passate e future, in un’antologia virtuale da custodire nella memoria di www.riccardoguglielmi; un modo per condividere la bellezza di un percorso fatto di amicizia, passione e amore per la natura. ✨

Mensilmente Verde è nato su questo sito come progetto personale, pensato per raccontare il legame tra piante, salute e curiosità. Tutte le interviste mensili vengono pubblicate su Il Corriere Nazionale.net, testata della Rete editoriale ANIM che sostiene la voglia di comunicare in chiave giornalistica. Ogni intervista include sempre il link all’articolo originale, così chiunque può rileggere e approfondire ogni incontro. 🌿📰

03.01.2026  – La prima intervista 

Stelle di Natale: storia, scienza e cura

GENNAIO 2026 Stelle di Natale

 Le Stelle di Natale illuminano le nostre case ogni dicembre, ma quanti conoscono davvero la loro storia affascinante e i segreti per mantenerle splendide? Ne parliamo con Francesco Rubini, agritecnico esperto e vero artista nella cura del verde

 Intervista a Francesco Rubini, artista del verde
di Riccardo Guglielmi

Partiamo dalla storia: perché la Stella di Natale è diventata così simbolica durante le feste?
La Stella di Natale, o Euphorbia pulcherrima, ha radici profonde in Messico, dove viene chiamata “Flores de Noche Buena”, cioè “Fiori della Notte Santa”. Era già usata nelle celebrazioni natalizie molto prima di arrivare in Europa. Negli Stati Uniti è conosciuta come “Poinsettia”, dal nome di Joel Poinsett, l’ambasciatore americano che per primo la portò fuori dal Messico nell’Ottocento. C’è anche una leggenda bellissima: una bambina povera offrì alla Madonna un mazzetto di erbe che, nella notte di Natale, si trasformarono in fiori rossi splendenti. Da allora, la Stella di Natale rappresenta il dono sincero e la purezza.

Dal punto di vista botanico, cosa rende questa pianta così speciale?
In realtà, quello che tutti chiamano “fiore” sono le brattee colorate, non i fiori veri e propri, che sono piccoli e gialli al centro. Le brattee possono essere rosse, rosa, bianche o screziate, e sono il vero spettacolo! La pianta ama la luce diffusa, teme il freddo e soprattutto i ristagni d’acqua, perché le sue radici sono molto sensibili.

Quali sono gli errori più comuni nella cura della Stella di Natale?
Il primo errore è sicuramente l’acqua: ne serve poca! Bisogna annaffiarla solo quando il terreno è quasi asciutto, facendo molta attenzione a non lasciare ristagni. Mai bagnare le foglie, perché si possono macchiare o ammalare. Durante le feste va tenuta in una stanza luminosa, ma senza sole diretto. In estate, invece, puoi portarla all’aperto in una zona ombreggiata, ricordandoti di riportarla dentro appena arriva il fresco.

E per chi vuole farla rifiorire?
Non è impossibile, ma serve un po’ di pazienza. Dopo la caduta delle brattee colorate, consiglio di potare i rami di circa 10 centimetri e rinvasare la pianta a maggio, usando argilla espansa sul fondo per un buon drenaggio. In estate va tenuta all’ombra e a settembre puoi concimare il terreno. Con queste attenzioni, la Stella di Natale può sorprendere e rifiorire anche l’anno successivo!

Un ultimo consiglio per chi vuole regalare o ricevere una Stella di Natale?
Godetevi la sua bellezza e ricordatevi che è un simbolo di allegria e rinascita. Prendersene cura è come fare un piccolo gesto d’amore verso la casa e chi la vive. La Stella di Natale non è solo una pianta, ma una tradizione che unisce storie, emozioni e scienza.

Prima di salutarci, ti piacerebbe tornare ogni mese con una intervista sulle piante e i loro benefici? Così potremmo far scoprire ai lettori il potere della floroterapia!

Assolutamente sì! Le piante sono una risorsa incredibile per il benessere, migliorano l’umore e portano energia positiva. Sarà un piacere condividere consigli pratici e curiosità ogni mese.

Un grazie speciale a Francesco Rubini per la sua passione e disponibilità: se vuoi scoprire di più o hai bisogno di servizi per il giardinaggio, puoi trovarlo sulla pagina FB GIARDINIRUBINI o chiamarlo al 3479408647

Ci rivediamo presto con altri consigli green e tante novità dal mondo naturale per portare benessere e positività nella vita di tutti i giorni

Buon 2026 a tutti i nostri lettori

Stella di Natale: storia scienza e cura

01.02 2026  Seconda intervista

Piante fiorite da appartamento: benessere, storia e consigli pratici

Porta colore, energia e benessere nella tua casa: le piante fiorite da appartamento sono piccole gioie che trasformano ogni giorno in un’esperienza di serenità e natura. Prendersene cura è un gesto d’amore che regala equilibrio, bellezza e buonumore, anche nei mesi più freddi.

A febbraio, quando il freddo si fa sentire e la casa sembra più silenziosa, le piante fiorite da appartamento diventano una piccola coccola quotidiana. Amarillide, Giacinto e Ibisco non sono solo belli: portano con sé storie, tradizioni e simboli che attraversano i secoli, trasformando ogni angolo in un luogo vivo e ricco di energia.

Colori, leggende e piccoli riti di benessere con le piante fiorite da appartamento

L’Amarillide, con i suoi fiori maestosi, viene spesso associata al coraggio e alla determinazione. Il suo nome deriva dalla pastorella protagonista di una poesia virgiliana, simbolo di bellezza semplice e luminosa. Nell’Ottocento era già amatissima nei salotti europei, regalata come augurio di successo e forza.
Il Giacinto, invece, affonda le radici nella mitologia greca: narra la leggenda che il giovane Giacinto, amato da Apollo, fu trasformato in fiore per ricordare la delicatezza e la fugacità della vita. Oggi il suo profumo intenso è sinonimo di primavera, rinnovamento e gioia.
L’Ibisco, infine, è protagonista di molte tradizioni orientali: in Malesia e nelle Hawaii viene donato come segno di accoglienza e buon auspicio. In Egitto, invece, l’infuso di fiori d’ibisco è bevuto durante le cerimonie per celebrare la vitalità e la bellezza.

Intervista a Francesco Rubini: energia, cura e floriterapia con le piante fiorite da appartamento

Rubino Febbraio A

Francesco, a febbraio la casa sembra più vuota. Quanto può aiutare una pianta fiorita
Le piante da appartamento con fiori sono una vera fonte di energia positiva, soprattutto nei mesi più freddi. Amarillide e Giacinto portano subito colore e calore. E poi c’è la soddisfazione di seguire il ciclo di una pianta, vedere spuntare nuovi boccioli: è una piccola gioia che rilassa e gratifica.

Quali sono le piante da fiore che consigli per chi vuole iniziare
L’Amarillide è spettacolare: i suoi fiori sono grandi e luminosi, e con un po’ di pazienza puoi farla rifiorire ogni anno. Dopo la fioritura, basta conservare i bulbi in un luogo fresco e asciutto per qualche settimana, poi li ripianti e aspetti la magia! Anche il Giacinto è molto gratificante: il profumo riempie la stanza e la fioritura è rapida.
Un’altra pianta che amo è l’Ibisco, simbolo di bellezza esotica e vitalità. I suoi colori vivaci portano allegria, ma attenzione, vuole ambienti caldi e umidi. Non è la più facile, ma la soddisfazione è enorme!

E per chi non ha il pollice verde
Non bisogna sentirsi in colpa se non si riesce a seguire piante troppo esigenti. Le piante vanno rispettate, ma non dobbiamo esserne schiavi! Se hai poco tempo, meglio varietà meno impegnative, anche senza fiori, così la cura resta un piacere, mai uno stress.

Un accenno alla floriterapia: davvero le piante possono aiutare il nostro benessere psicofisico
Assolutamente sì! La floriterapia e il contatto con le piante hanno effetti positivi sull’umore, sullo stress e sulla qualità della vita. Se vedo fiori in una casa  capisco subito che in quella abitazione c’è amore. Alle piante da fiore in appartamenti è riconosciuta la capacità di evocare stati d’animo del tutto positivi, come l’aumento dell’autostima, il ritrovamento dell’equilibrio dell’umore.  Anche solo osservare una pianta che cresce, dedicare qualche minuto alle sue cure, ti fa sentire meglio. Le piante insegnano la pazienza e la bellezza del prendersi cura di qualcosa.

Un ultimo consiglio green per questo aprile 
Scegli una pianta che ti piace, prova a conoscerla e a capire cosa le serve. Sarà un piccolo gesto che porterà colore, benessere e un pizzico di natura dentro casa, anche nei giorni più freddi.

Il battito del cuore e il battito della natura

Come cardiologo, confermo quanto dice Francesco: dedicarsi al giardinaggio abbassa i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) e regolarizza la frequenza cardiaca. Prendersi cura di un fiore è, a tutti gli effetti, un gesto d’amore per il proprio cuore.

Coltivare una pianta è come prendersi cura di sé: ogni fiore che sboccia è una piccola vittoria di benessere, bellezza e speranza

Un grazie speciale a Francesco Rubini per la sua passione e disponibilità: se vuoi scoprire di più o hai bisogno di servizi per il giardinaggio, puoi trovarlo sulla pagina FB GIARDINIRUBINI o chiamarlo al 3479408647

Ci rivediamo presto con altri consigli green e tante novità dal mondo naturale per portare benessere e positività nella vita di tutti i giorni

 

 

 

Piante fiorite da appartamento

03.01.2026 Terza intervista

Fiori di Bach, tra scienza, emozioni e tradizione

Fiori di Bach: tra scienza, emozioni e tradizione. Scopri come i rimedi floreali possono sostenere il benessere emotivo, tra curiosità botaniche, consigli pratici e il dialogo aperto tra medicina e natura.

Riccardo Guglielmi intervista Francesco Rubino, l’agritecnico del cuore

Come ogni mese, vi propongo l’intervista a Francesco Rubino, ormai un punto di riferimento per chi segue la nostra rubrica. Stavolta ci concentriamo sui Fiori di Bach e sul loro ruolo nel supporto emotivo, scoprendo origini, preparazione e applicazioni pratiche per la salute mentale e il benessere quotidiano.

Fiori di Bach Francesco Rubino

Francesco, ho letto che i Fiori di Bach sono usati per contrastare depressione e stanchezza. Puoi spiegarmi come funzionano e da dove nasce questa idea

Certo Riccardo! I Fiori di Bach sono rimedi floreali creati negli anni ’30 da Edward Bach, medico britannico. Bach pensava che alcuni fiori potessero riequilibrare emozioni come paura, insicurezza, rabbia e tristezza. Ne ha selezionati 38, ognuno associato a uno stato d’animo specifico. L’obiettivo è agire sulle emozioni per alleviare anche la profonda tristezza che affligge tante persone.

E la depressione, secondo l’OMS, è davvero così diffusa

Assolutamente sì. L’OMS prevede che la depressione diventerà la seconda causa di disabilità nel mondo. In Italia, si stima che un adulto su quattro viva almeno un episodio di depressione seria nella vita. Colpisce tutte le età e spesso si accompagna a sintomi fisici, comportamentali e psicologici. I Fiori di Bach vengono usati proprio per agire sulle diverse forme di depressione, dalla reattiva alla maggiore.

Come si preparano questi rimedi? Si possono coltivare in casa

I fiori usati per questi rimedi crescono soprattutto in Inghilterra, ma molti si trovano anche in altre zone d’Europa. Alcuni, come Wild Rose e Cherry Plum, si possono coltivare in giardino o sul balcone. La preparazione originale richiede un processo preciso: si raccolgono i fiori freschi, si lasciano in acqua esposta al sole e poi si conservano in alcool. In erboristeria o farmacia trovi già le gocce pronte, quindi non serve prepararli da zero.

Mi fai una lista dei Fiori di Bach più usati e a cosa servono

Volentieri!

  • Rescue Remedy:miscela di 5 fiori, utile in emergenza, stress acuto o shock emotivo
  • Mimulus:per la paura di cose concrete
  • Rock Rose:per panico o terrore improvviso
  • Impatiens:per chi è impaziente o irritabile
  • Cherry Plum:per la paura di perdere il controllo
  • Clematis:per chi tende a sognare ad occhi aperti
  • Star of Bethlehem:per il trauma dopo eventi dolorosi
  • Walnut:per chi affronta cambiamenti importanti
  • Larch:per la mancanza di fiducia in sé stessi
  • Olive:per la stanchezza fisica e mentale profonda

L’Olive dei Fiori di Bach è proprio l’olivo che conosciamo

Esatto! È l’olivo che conosciamo bene anche in Italia, quello che produce le olive per l’olio. Bach ha scelto i fiori di questa pianta per il rimedio dedicato alla stanchezza profonda, sia fisica che mentale. Se hai degli olivi, puoi raccogliere i fiori freschi, ma per ottenere il rimedio originale serve seguire il metodo Bach con acqua di fonte e sole diretto. Di solito si preferisce acquistare il prodotto già pronto.

Mi consigli una pianta da tenere in casa che abbia un effetto calmante e aiuti l’autostima

La lavanda è perfetta! Ha un profumo rilassante, aiuta a ridurre ansia e stress. Prendersi cura di una pianta, vederla crescere, dà una bella spinta all’autostima. Anche il basilico sacro (Tulsi) è ottimo, perché ha proprietà adattogene e migliora il tono dell’umore. Il gelsomino, poi, ha un profumo delicato che favorisce il rilassamento.

Grazie Francesco, sei sempre una fonte di consigli pratici e passione per le piante!

Grazie a te Riccardo, la floriterapia è un mondo affascinante e può essere un bellissimo supporto per il benessere emotivo! La nostra amicizia dimostra che medicina tradizionale e floriterapia possono camminare insieme, arricchendosi a vicenda e mettendo sempre al centro il benessere di chi ha bisogno. Due strade diverse, ma unite dalla passione e dalla voglia di aiutare gli altri.

Voglio terminare con un grazie speciale a Francesco Rubino per la sua passione e disponibilità. Per scoprire di più o aver bisogno di servizi per il giardinaggio, potete trovare il nostro amici sulla pagina FB GIARDINIRUBINI o chiamarlo al 3479408647.
Ci rivediamo presto con altri consigli green e tante novità dal mondo naturale per portare benessere e positività nella vita di tutti i giorni.
Alla prossima intervista!

Fiori di Bach tra scienza emozioni e tradizione

08.04.2026 Quarta intervista

Fiori strani e affascinanti

Riccardo Guglielmi intervista Francesco Rubino, l’agrotecnico del cuore: oggi parliamo di piante curiose, meraviglie vegetali che non passano inosservate e rendono ogni giardino unico.

 Idee originali per un giardino fuori dagli schemi

Bentornati al nostro appuntamento mensile dedicato alle piante e alla floriterapia!

Questo mese vi porto, insieme a Francesco Rubino, agrotecnico e amico di lunga data, alla scoperta delle piante più strane e affascinanti: ideali per chi sogna un angolo verde fuori dagli schemi, ricco di colori e personalità. Grevillea, Passiflora, Kniphofia, Strelitzia, Clianthus e orchidee dalle forme incredibili sono le protagoniste di oggi, perfette per creare un giardino che sorprende e fa sorridere.

FIORI DI APRILE

Prendi spunto, lasciati ispirare e scopri con noi come aggiungere un pizzico di magia e originalità al tuo spazio verde!

Riccardo Guglielmi intervista Francesco Rubino, l’agrotecnico del cuore: oggi parliamo di piante curiose, meraviglie vegetali che non passano inosservate e rendono ogni giardino unico.

 Francesco, questo mese ci porti nel mondo delle piante più strane e particolari. Da dove partiamo

Ciao Riccardo! Iniziamo subito con la Grevillea: una pianta che regala fioriture spettacolari proprio in autunno. I suoi fiori sono dei veri e propri riccioli colorati, con lunghi calici e piccoli stomi flessi. Un tocco esotico e originale in giardino! Originaria dell’Australia, prende il nome dal botanico Charles Francis Greville. Nel suo habitat naturale viene usata per attirare uccelli e insetti impollinatori. I fiori riccioluti e coloratissimi sono ricchi di nettare, tanto che alcune popolazioni aborigene li succhiavano come dolcetto naturale! Non viene usata direttamente in floriterapia, ma la sua presenza e i suoi colori vivaci sono considerati stimolanti per l’umore e la creatività.

E la Passiflora? So che è chiamata anche “Fiore della Passione”

Esatto! La Passiflora è una rampicante bellissima e un po’ magica. Il suo fiore è enorme, profumatissimo e dai colori vivaci, può arrivare fino a 8 cm di diametro! E in più, spesso regala frutti arancioni commestibili. Un must per chi vuole stupire con forme e colori fuori dal comune. Scoperta dai missionari spagnoli in Sud America, il suo fiore simboleggia la Passione di Cristo (da qui il nome). Produce frutti commestibili, il famoso frutto della passione. Il fiore, con la sua forma complessa, ha ispirato miti e leggende in tutto il mondo. La Passiflora è spesso usata in fitoterapia per le sue proprietà rilassanti e ansiolitiche, e in alcune floriterapie viene associata alla calma e all’armonia interiore.

Hai qualche altra pianta “bizzarra” da suggerire

Certo! La Kniphofia (detta anche “torchio di fuoco”): sembra una spiga gigante, ma in realtà è composta da tantissimi piccoli fiori arancioni rivolti verso il basso. Chiamata anche “Torchio di fuoco”, è originaria dell’Africa meridionale e deve il nome al botanico tedesco Johann Kniphof. I suoi fiori a spiga attirano api e farfalle, rendendo il giardino vivo e dinamico. Non ha un impiego specifico in floriterapia, ma il colore arancio acceso viene associato a energia, vitalità e buonumore.

Poi ci sono la Strelitzia e il Clianthus: la prima è chiamata “Uccello del Paradiso” per la forma del fiore che sembra proprio un pennuto tropicale, la seconda ha fiori rossi a becco di pappagallo, super scenografici!

Strelitzia: Originaria del Sudafrica, è conosciuta come “Uccello del Paradiso” per la forma inconfondibile del fiore. Simbolo di libertà e originalità, è spesso usata come pianta ornamentale in tutto il mondo. Anche se non è impiegata nei rimedi floriterapici, la sua presenza in casa o in giardino viene collegata a sensazioni di gioia, creatività e apertura mentale.

Clianthus: Proveniente dalla Nuova Zelanda, chiamata anche “fiore becco di pappagallo” per la forma dei suoi fiori. È un simbolo nazionale per i Maori, che la considerano portafortuna. Nessun uso diretto in floriterapia, ma il suo colore rosso intenso è legato a forza, passione e coraggio.

 E le orchidee Ho sentito che alcune sembrano davvero animali…

Hai ragione! In natura esistono orchidee che imitano api, scimmiette o addirittura la fenice. Sono piccole, strane e diventano dei veri gioielli botanici. Alcune sono coperte di peli minuscoli per sembrare ancora più “vive” e attirare gli insetti impollinatori. Se vuoi un angolo di giardino unico, queste sono perfette! Esistono migliaia di specie, alcune con fiori che imitano animali o insetti per favorire l’impollinazione. Le orchidee “scimmia”, “ape” o “fenice” sono tra le più ricercate da collezionisti e appassionati. In alcune tradizioni orientali, le orchidee sono simbolo di eleganza, armonia e rinascita. Alcuni rimedi floriterapici (come il rimedio australiano “Orchid Essence”) sfruttano la loro energia sottile per favorire equilibrio emotivo.

Un consiglio pratico: come si coltivano queste piante strane? Sono difficili

Molte sono più semplici di quanto sembri! La Grevillea e la Kniphofia amano il sole e non richiedono cure particolari. La Passiflora cresce bene anche in vaso, basta darle un sostegno. Le orchidee più particolari preferiscono ambienti umidi e luminosi, ma senza sole diretto. E ricorda: ogni pianta strana porta un po’ di magia e buonumore in giardino!

Si possono coltivare in casa e se sì quali

Coltivare queste piante “bizzarre” in casa è possibile, ma non tutte si adattano bene all’ambiente domestico.

  • Passiflora: puoi coltivarla in casa, meglio se vicino a una finestra luminosa. Cresce bene in vaso, basta darle un sostegno e mantenere il terriccio umido. Perfetta per un balcone o una veranda!
  • Orchidee curiose: sono tra le migliori per la coltivazione indoor! Amano ambienti luminosi ma senza sole diretto, aria umida e temperature stabili. Ideali per chi vuole un angolo esotico in soggiorno.
  • Strelitzia: si può coltivare in appartamento, soprattutto se hai spazio e tanta luce. Ama la luce intensa e un vaso capiente. Attenzione: cresce lentamente, ma quando fiorisce regala uno spettacolo!
  • Grevillea, Kniphofia, Clianthus: queste tre preferiscono l’esterno, perché hanno bisogno di tanto sole e spazio. In casa potrebbero soffrire, a meno che tu non abbia una serra o un terrazzo molto luminoso.

In sintesi: Passiflora, Strelitzia e Orchidee sono le più adatte all’interno; le altre meglio all’aperto. Se vuoi un effetto wow in casa, punta sulle orchidee “strane” e sulla Strelitzia.

 Grazie Francesco, sei sempre una fonte di passione e consigli pratici! Dove ti troviamo per altre curiosità verdi

Grazie a te Riccardo! Se vuoi scoprire altre piante strane o hai bisogno di consigli per il tuo giardino, mi trovi sempre sulla pagina FB GIARDINIRUBINI oppure al 3474904647. Alla prossima intervista… e che il tuo giardino sia sempre più bizzarro e colorato!

I FIORI DI APRILE

Caccia alle meraviglie floreali nel disegno

  • Grevillea: Sulla sinistra, riconoscibile dai fiori “a spazzola” con lunghi stili ricurvi in tonalità rosso e oro.
  • Passiflora: Al centro, spicca con la corona di filamenti blu e bianchi e la struttura radiale complessa.
  • Kniphofia (Giglio torcia): Le spighe verticali che sfumano dall’arancione vibrante al giallo.
  • Strelitzia (Uccello del paradiso): In alto a destra, le brattee a forma di becco e i petali arancioni e blu ricordano il piumaggio di un uccello tropicale.
  • Clianthus (Becco di Kakapo): In basso a destra, i fiori penduli dal rosso intenso richiamano la forma di un becco affilato.
  • Orchidee: Tra le altre piante, sono inserite varietà dalle forme insolite (come l’orchidea ragno o la “Caladenia”) per aggiungere un tocco di meraviglia botanica (centrale)

Vi auguro una Primavera piena di colori, profumi e un pizzico di magia botanica… che ogni fiore sbocci portando una nuova curiosità da scoprire! Buona Primavera a tutti, tra fiori e sorrisi!” 🌷🌼

Per Pasqua Vi auguro una Pasqua piena di sorprese, colori e un pizzico di magia botanica… che ogni uovo nasconda una nuova curiosità da scoprire! Buona Pasqua a tutti, tra fiori e sorrisi!

Fiori strani e affascinanti

Nella prima settimana di Maggio la quinta intervista

04.05.2026  Quinta  intervista

Fiori e piante da balcone

Come scegliere le migliori per ogni esposizione

 Riccardo Guglielmi intervista Francesco Rubino, l’agrotecnico del cuore: oggi parliamo di come trasformare il balcone in un piccolo paradiso verde, scegliendo le piante giuste per ogni angolo della casa e scoprendo anche qualche curiosità di floriterapia!

 FRANCESCO MAGGIO

Bentornato Francesco! Siamo appena entrati nel mese di maggio, che qui a Bari ha sempre avuto un significato speciale: tanti anni fa c’era la famosa gara dei fiori, con le sfilate di carri pieni di composizioni floreali spettacolari che riempivano la città di colori e profumi. Con l’arrivo della bella stagione, in tanti sognano un balcone pieno di fiori e colori, ma spesso non sanno da dove partire. Da dove si comincia per scegliere le piante giuste

Ciao Riccardo! La prima cosa da valutare è sempre l’esposizione del balcone. È fondamentale capire quante ore di sole riceve il tuo spazio verde: nord, sud, est o ovest fanno la differenza! Per esempio, un balcone esposto a nord è più ombreggiato, quindi servono piante che amano l’ombra, mentre a sud puoi sbizzarrirti con quelle che resistono al sole e al caldo. E non dimenticare: anche i palazzi vicini possono creare ombra, quindi occhio a dove cade la luce durante la giornata!

Perfetto, allora facciamo qualche esempio pratico: quali piante consiglieresti per ogni esposizione

Io consiglio queste piante molto adatte al nostro clima mediterraneo

  • Nord (ombra):  Fior di vetro (Impatiens). È una pianta super versatile, perfetta per chi ha poca luce. Fiorisce per mesi e i suoi colori vivaci danno vita anche agli angoli più bui! Lo sapevi che l’Impatiens, grazie alla sua resistenza, è diventata simbolo di resilienza nei giardini urbani. E in floriterapia la sua presenza è associata a calma e pazienza, ottima per rilassarsi dopo una giornata intensa.
  • Sud (sole pieno):Geranio. Un classico intramontabile! Ama il sole e il caldo, resiste bene anche alle estati mediterranee. Il geranio, tra l’altro, ha una lunga storia nei balconi italiani: già nell’Ottocento veniva usato per decorare finestre e terrazzi. In floriterapia, il suo profumo aiuta a migliorare l’umore e a tenere lontani i pensieri negativi.
  • Est/Ovest (mezz’ombra): Begonia. Ideale per chi ha luce solo alcune ore al giorno. La begonia fiorisce a lungo e si adatta facilmente ai vasi. Storicamente, era considerata una pianta portafortuna nelle case europee. In floriterapia, si dice che favorisca la creatività e la leggerezza mentale.

Maggio RUBINO

A proposito di storia, c’è una curiosità particolare sull’uso delle piante da balcone in passato

Assolutamente sì! Pensate che già nel Rinascimento, nei palazzi italiani si iniziava ad arredare logge e terrazzi con vasi di fiori profumati per impressionare gli ospiti e creare piccoli rifugi freschi contro il caldo estivo. Il geranio, ad esempio, arrivò in Europa dall’Africa del Sud nel Seicento e in poco tempo conquistò i balconi di tutta Italia, diventando una vera “star” delle città. Oggi è ancora amatissimo, anche perché si dice che tenga lontane le zanzare: un motivo in più per sceglierlo!

E per quanto riguarda il clima  Cosa bisogna sapere per non sbagliare

Il clima è fondamentale, soprattutto d’inverno! Se le temperature scendono sotto i 15°C, la maggior parte delle piante da balcone va protetta o portata in casa. Ma ci sono eccezioni: ad esempio l’erica resiste bene anche al freddo e l’ortensia, se ben irrigata e concimata, può reggere anche sui balconi più soleggiati. Anche la lavanda cresce bene

Un piccolo trucco: innaffia sempre la mattina presto e usa un concime liquido una volta a settimana per mantenere le fioriture belle e abbondanti

Hai qualche altro consiglio pratico per chi vuole un balcone sempre fiorito e rilassante

Certo! Scegli sempre piante adatte al tuo microclima e non esagerare con le quantità: meglio pochi vasi curati che troppi trascurati. Un’idea perfetta? La lavanda! Il suo profumo, ideale per te dopo una giornata in ospedale o in redazione, è una vera coccola: basta sfiorarla per sentirsi subito in una piccola spa casalinga. Oltre a decorare, molte piante – come la lavanda – aiutano a rilassare la mente e a creare un’atmosfera positiva. La floriterapia insegna proprio questo: circondarsi di verde migliora l’umore e riduce lo stress!

maggio con lavanda

Grazie Francesco, come sempre i tuoi consigli sono preziosi e pieni di passione! Dove possiamo trovarti per altre dritte verdi

Grazie a te Riccardo! Se vuoi altri consigli o hai bisogno di aiuto per il tuo balcone, mi trovi sempre sulla pagina FB GIARDINIRUBINI oppure al 3474904467. Alla prossima intervista… e che ogni balcone diventi un piccolo angolo di felicità e colore!

Fiori e piante da balcone

 

Sanità italiana: tra realtà e futuro

Intervista al Prof. Matteo Di Biase

Pubblicata su il Corriere Nazionale Rubrica Pelo & Contropelo 23 gennaio 2026

Un viaggio senza filtri nella sanità italiana, tra sfide quotidiane e visioni per il futuro. Il Prof. Matteo Di Biase ci racconta cosa serve davvero per cambiare rotta, dalla formazione alle liste d’attesa, passando per innovazione e rapporto umano

Oggi a “Pelo e Contropelo” ospito il prof. Matteo Di Biase, storico Ordinario di Cardiologia dell’Università di Foggia, già membro del Consiglio Superiore di Sanità, aritmologo di fama, voce libera e sempre pronta a dire la sua senza troppi giri di parole.

foto-Di-Biase

Con Matteo ci diamo del tu da sempre, sia nella vita che nel lavoro, e mi fa piacere mantenere questa confidenza anche nell’intervista: penso che renda la conversazione più vera e diretta, proprio come piace ai nostri lettori.
Il prof. Di Biase rappresenta un protagonista che ha visto cambiare la sanità italiana  da dentro e che oggi ci aiuta a capire cosa non va – e cosa potrebbe funzionare meglio – su temi caldissimi come liste d’attesa, Pronto Soccorso (PS), medicina difensiva e appropriatezza. Pronto a metterti in gioco, Matteo?

Liste d’attesa: pubblico, privato e intramoenia

Matteo, le liste d’attesa sono diventate un vero incubo per pazienti e medici. Secondo te, cosa sta succedendo e c’è una soluzione concreta che vedi possibile

Le liste d’attesa sono ormai fuori controllo, e il Covid ha solo accelerato un problema che già esisteva. La soluzione è complicata per mancanza di fondi e di operatori (sproporzione tra richieste e fruibilità del servizio), ma serve volontà. Per me il mezzo più efficace e veloce è permettere ai medici e agli infermieri dipendenti del Sistema Sanitario di aumentare il più possibile l’intramoenia, a patto che essi abbiano già coperto il loro carico di lavoro ordinario ed effettuato le prestazioni previste. Svolgere l’attività intramoenia, che prevede una scelta dell’operatore da parte del paziente è un incentivo per fare meglio l’attività ordinaria. Se non mettiamo mano alla disponibilità reale di operatori, possiamo allungare gli orari di apertura quanto vogliamo ma il risultato non cambia. È sempre meglio utilizzare ed incentivare i “propri” dipendenti, di cui si conoscono le qualità, piuttosto che rivolgersi ad “altri”. Il rischio è che il paziente si senta abbandonato e cerchi scorciatoie nel privato, con costi che spesso non può permettersi. Serve una revisione strutturale, non solo qualche rattoppo.

Pronto Soccorso: organizzazione e gestione dell’emergenza

Il Pronto Soccorso oggi sembra sempre sotto pressione, tra barelle e pazienti che restano ore o giorni. Tu che cambiamenti hai visto rispetto a qualche anno fa

Il PS di oggi non è più quello che conoscevamo: prima era il primo punto di contatto, dove il medico osservava il paziente per un breve periodo di tempo e decideva il Reparto per il ricovero, magari dopo una consulenza rapida, disponendo di molti posti. Oggi, invece, per l’impossibilità di trasferimento nei reparti, tutti intasati, il paziente resta bloccato per ore o per giorni su barelle e letti aggiuntivi, spesso in spazi inadatti, perché la diagnosi e la terapia devono essere fatte direttamente lì. Gli esami di secondo livello – TAC, risonanze – sono diventati routine anche nei PS, ma il personale e gli spazi non sono aumentati di pari passo. Bisogna ripensare il PS come una vera struttura interdipartimentale, simile ad una ampia corsia ospedaliera, capace di erogare differenti livelli di prestazioni con personale e risorse dedicate e soprattutto con spazi ampi e progettati ad hoc con ampie visioni. Continuare a tamponare non basta più, servono scelte radicali e coraggiose.

Tassazione e intra moenia: chi ci guadagna davvero

Tanti colleghi dicono che lavorare in intramoenia non è così vantaggioso come sembra. Tu come la vedi?

L’intramoenia, così come è, è una mezza illusione. Il paziente paga come nel privato, l’Azienda trattiene il 35% della prestazione, poi c’è la tassazione ordinaria che supera il 36%, più la trattenuta ENPAM. Alla fine, su 100 euro, il medico ne porta a casa meno della metà. Questo scoraggia molti colleghi e rende il sistema meno efficiente. Bisognerebbe eliminare le trattenute di Regione e Stato, lasciando che il paziente paghi solo la quota destinata realmente al personale. Così si favorirebbe l’accesso alle cure (almeno per le prestazioni ambulatoriali) e si darebbe finalmente valore al lavoro degli operatori, senza pesare inutilmente sui pazienti già in difficoltà per la malattia.

Appropriatezza e richieste “inutili”

Si parla sempre di richieste inappropriate e medicina difensiva. Secondo te, è davvero così facile distinguere il necessario dal superfluo

Parlare di inappropriatezza è rischioso, perché ogni richiesta nasce da un ragionamento clinico che il curante fa per tutelare il paziente. Solo una corretta diagnosi può portare ad una terapia efficace. Certamente le cifre che circolano non sono attendibili e sicuramente non aiutano a risolvere il problema dell’appropriatezza. Bisogna ricordare che la medicina difensiva incide sull’appropriatezza per 2 punti di PIL e rappresenta almeno il 5% delle richieste totali. Ma chi può dire davvero cosa è superfluo e cosa non lo è? La pressione legale e sociale porta i medici a prescrivere di più per evitare rischi, ma il vero problema è la mancanza di fiducia e di strumenti condivisi per valutare l’appropriatezza. Serve più dialogo e meno giudizi sommari.

Adesso, lasciando da parte le criticità organizzative, vorrei chiederti un parere su ciò che riguarda la formazione dei nuovi medici, l’innovazione e il rapporto con i pazienti. Sono aspetti che spesso restano in secondo piano ma che, alla fine, fanno davvero la differenza nella pratica quotidiana e nel futuro della nostra professione.

Formazione e professione medica

Università e formazione pratica

Molti giovani medici dicono che l’Università prepara bene sulla teoria, ma poi in reparto si sentono spaesati. Tu dove pensi che si sbagli e cosa si potrebbe cambiare

Secondo me, l’Università deve puntare molto di più sulla pratica clinica e sul far stare gli studenti più a lungo in corsia sempre in presenza di tutor esperti e con meno lezioni frontali sterili. Solo con l’esperienza e vedendo operare i Colleghi più anziani si impara davvero a gestire i pazienti e a prendere decisioni, non solo a chiedere una batteria di esami nella speranza che sia incluso quello giusto.

Specializzazioni e accesso al lavoro

Il sistema delle specializzazioni è spesso una corsa a ostacoli: test, poche borse, tempi lunghi… Tu come lo miglioreresti

Penso che serva una attenta programmazione dei bisogni per almeno 10 anni e che bisogna mettere a disposizione le borse in maniera proporzionale investendo molto di più. L’accesso deve essere più trasparente e più veloce. Troppi giovani restano bloccati anni, rischiando di demotivarsi o scappare all’estero.

Sanità territoriale e medicina di base

Si parla sempre di potenziare la medicina territoriale, ma i cittadini vedono pochi cambiamenti. Secondo te, dove stiamo sbagliando

Manca davvero l’integrazione tra ospedale e territorio: i medici di base sono spesso lasciati soli e la digitalizzazione è ancora troppo indietro. Servirebbe una rete più forte e strumenti più semplici per collaborare davvero. Aumentare le strutture extraospedaliere aggiungendone nuovi tipi di strutture non è risolutivo in quanto il livello diagnostico nei presidi periferici è limitato dalla scarsa disponibilità di mezzi per la diagnosi per cui alla fine…si ricorrerà sempre in ospedale. Per questo il PS deve essere rivisitato e modificato nella sua struttura (spazi e prestazioni). In alcune città italiane i presidi extraospedalieri fanno rete con l’ospedale in quanto dipendono dallo stesso Direttore di Struttura che, avendo a disposizione tutto il disponibile, organizza e indirizza le prestazioni anche in periferia. È una strada che si potrebbe provare a percorrere.

In una sanità che deve evolversi, innovazione, ricerca e rapporto umano sono diventati sfide centrali. Su questi argomenti, ecco le idee e l’esperienza del Prof Di Biase.

Innovazione, ricerca e rapporto umano

Ricerca e innovazione

L’Italia investe poco in ricerca e innovazione. Secondo te, cosa manca davvero per fare il salto di qualità

È mia opinione che l’unico motore per la ricerca e l’innovazione sono i fondi che non possono essere messi a disposizione dallo Stato. In tutto il mondo un buon 80% dei fondi è fornito dai privati per obiettivi ben definiti tra cui spicca l’innovazione. Inoltre la ricerca è integrata nel senso che le Università partecipano con le proprie strutture a fornire i mezzi. In Italia i fondi statali sono necessariamente limitati, non vi sono ingenti investimenti esteri e le Università non partecipano ai programmi nuovi ed originali per mancanza di strutture. Spesso chi ha idee nuove e valide resta ai margini per insufficiente dotazione finanziaria.

Rapporto medico-paziente e burocrazia

Tra burocrazia e carichi di lavoro, secondo te c’è ancora spazio per il rapporto umano col paziente

È sempre più difficile, ma è proprio quello che fa la differenza. Bisognerebbe alleggerire le scartoffie e ridare tempo e valore all’ascolto, altrimenti rischiamo di perdere il senso della professione.

Prof, da Cardiologo “di lungo corso” e con la passione per il giornalismo, mi capita spesso di riflettere su quanto la comunicazione sia centrale nel nostro lavoro. Visto che ci conosciamo e ci stimiamo da tanti anni, mi fa piacere condividere con te qualche spunto che mi sta a cuore, soprattutto pensando ai giovani colleghi e alle sfide che ci aspettano con la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale.

  1. Comunicazione e digitalizzazione: materie obbligatorie per la medicina che cambia

Prof, quanto pensi siano fondamentali la comunicazione e le competenze digitali per i medici di oggi e di domani? L’Università dovrebbe inserirle nei piani di studio come materie obbligatorie

Sono convinto che la comunicazione sia una vera competenza clinica: se non sai spiegare, ascoltare e creare fiducia, rischi di non curare davvero. Dovrebbe essere insegnata come materia di base, con esercitazioni pratiche e feedback, dal primo anno di Medicina e non lasciata solo all’improvvisazione. Allo stesso modo, oggi è fondamentale conoscere gli strumenti digitali: la medicina sta cambiando e chi non si aggiorna rischia di restare indietro. Serve una formazione di base su informatica e intelligenza artificiale, sia teorica che pratica, per preparare davvero i futuri medici alle nuove sfide — ma sempre con la consapevolezza che la massa delle informazioni va controllata e approfondita continuamente. Solo così le nuove competenze, supportate dalla creatività e dal pensiero critico che può dare solo la mente umana, possono diventare davvero utili nella pratica clinica.

Grazie di cuore, Prof Di Biase, per aver condiviso con noi la tua visione senza filtri e la tua esperienza vissuta sul campo, quella che non si trova nei manuali ma tra le corsie, le barelle e le scelte difficili di ogni giorno. Credo che ai lettori serva proprio questo: voci vere, che non si accontentano di slogan o rattoppi, ma chiedono soluzioni concrete e coraggiose.
Forse sarebbe ora che chi amministra la nostra sanità si fermasse davvero ad ascoltare chi la vive ogni giorno, invece di inventare ricette dall’alto. Perché la medicina si cambia solo insieme, e solo se si parte dalla realtà.
A presto, e grazie ancora per averci aiutato a guardare “a pelo e contropelo” la sanità italiana!

 

OK

https://www.corrierenazionale.net/2026/01/23/sanita-italiana-realta-futuro/

La medicina che tutela il lavoro

Intervista esclusiva alla Dott.ssa Ilaria Tatò, specialista in Medicina del Lavoro e Fisiatria, sul valore della prevenzione, della tutela della salute dei lavoratori e del ruolo chiave del medico competente

Il 1° maggio, Festa del Lavoro, è molto più di una semplice ricorrenza: è il momento in cui il valore del lavoro e la tutela di chi lo svolge diventano protagonisti.  In questa giornata simbolica, la Medicina del Lavoro si rivela per ciò che è davvero: una disciplina che va oltre la burocrazia e si fa presidio attivo della dignità umana, dentro e fuori l’azienda.  Da questa consapevolezza nasce il dialogo che segue. Il medico competente non è soltanto garante delle regole, ma una figura chiave capace di connettere sicurezza, salute e vita quotidiana dei lavoratori.

In queste pagine, io e la Dott.ssa Ilaria Sabina Tatò — medico del lavoro e fisiatra presso il Poliambulatorio Medica Sud Bari, nonché consigliere e amministratore delegato — ci daremo del tu, da colleghi, per affrontare insieme i temi della prevenzione, dell’ascolto e della responsabilità condivisa.  Un dialogo a due voci — Riccardo Guglielmi e Ilaria Tatò — che mette al centro la cultura della prevenzione e il valore della responsabilità condivisa, ricordandoci che la vera festa del lavoro passa dalla tutela concreta delle persone che ogni giorno lo rendono possibile.

In un mondo in cui la produttività rischia talvolta di oscurare la sicurezza, questa riflessione diventa ancora più urgente: la medicina del lavoro è chiamata a essere alleata della vita, a costruire fiducia e a restituire umanità ai numeri delle statistiche.

  • Il contesto: la tutela come missione

Ilaria e riccardo

Dottoressa Tatò, la Medicina del Lavoro vive spesso prigioniera di un groviglio burocratico che ruota attorno al D.Lgs 81/2008. Spogliandola di carte e obblighi, qual è oggi il suo vero obiettivo.  È solo una questione di idoneità o siamo di fronte a una visione più profonda dell’uomo che lavora

Caro Riccardo, hai centrato il punto. La medicina del lavoro non è un freddo elenco di visite, ma il presidio della dignità della persona. La norma ci dà lo scheletro, ma il cuore della nostra missione è fare in modo che il lavoro non sia un luogo di logoramento. Oggi la sfida è più sottile: non guardiamo più solo al rischio fisico, ma ci prendiamo cura di quel benessere “invisibile” — lo stress, l’ergonomia mentale — che definisce la qualità della vita di chiunque, che sia in fabbrica o davanti a uno schermo

  • Sorveglianza sanitaria: confine tra controllo e protezione

La sorveglianza sanitaria è spesso guardata con sospetto, vissuta come il “braccio operativo” dell’azienda. Dove finisce il dovere del datore di lavoro e dove inizia invece il diritto del lavoratore a essere protetto.  Quando è davvero legittimo “aprire la porta” dello studio medico

Ti confesso che nel mio studio cerco di far sentire il paziente in un porto sicuro. La visita non è un atto di arbitrio: è una stretta di mano protettiva. Non esiste il diritto del datore di “controllare per curiosità”, né quello del lavoratore di pretendere una visita senza un nesso col rischio. Quando visito, lo faccio per un motivo preciso: assicurarmi che il lavoro non stia chiedendo al corpo più di quanto possa dare. È un patto di lealtà, dove la norma è solo lo strumento per proteggere il valore più grande: la salute

  • Il giudizio di idoneità: una sentenza o un dialogo

Il medico competente emette un giudizio. Ma quando quel verdetto – un’idoneità con limitazioni o un’inidoneità – rischia di deviare la traiettoria professionale di una vita, cosa succede? C’è spazio per un confronto, o siamo davanti a una sentenza definitiva

 Il mio giudizio non è mai una “sentenza” calata dall’alto, ma il risultato di un ascolto. Certo, la clinica è sovrana: se la salute non permette una mansione, devo tutelare la vita. Ma la legge ci offre strade di revisione – ricorsi, rivalutazioni, approfondimenti – proprio perché la salute è dinamica. Mi piace pensare che il mio giudizio sia un consiglio tecnico per far sì che il lavoratore possa continuare a contribuire alla società senza sacrificare se stesso

  • Il licenziamento e l’obbligo di “salvataggio”

Il tema dell’inidoneità fa paura. Molti leggono in una diagnosi la condanna al licenziamento. Qual è il reale confine tra l’impossibilità di svolgere una mansione e il  dovere, da parte dell’azienda, di non abbandonare il lavoratore

Questa è la parte che mi sta più a cuore. Il licenziamento non è la prima soluzione, è l’ultima spiaggia, una sconfitta per tutti. Il datore ha un obbligo morale e giuridico: il repêchage. Prima di chiudere un rapporto, dobbiamo esplorare ogni angolo dell’azienda: esistono mansioni diverse? Possiamo adattare l’ambiente? Con piccoli accorgimenti, spesso riusciamo a cucire su misura la mansione sul lavoratore. Il nostro obiettivo è il mantenimento, non l’esclusione

  • L’indipendenza del medico: un equilibrista tra due mondi

Ilaria tu sei retribuita dall’azienda ma devi tutelare il lavoratore. È un equilibrio da funamboli. Come mantieni intatta la tua autonomia deontologica in un contesto che è, per definizione, conflittuale

È una domanda che tocca l’essenza della nostra etica. Essere pagati dall’azienda non significa essere “di proprietà” dell’azienda. La mia bussola è il codice deontologico: se un datore prova a farmi pressioni, la mia risposta sta sempre nella cartella clinica, nei dati oggettivi. Il conflitto esiste, è vero, ma lo risolvo mettendo la persona al centro. Quando il lavoratore capisce che sto guardando alla sua salute e non alla produttività, il muro di diffidenza crolla e nasce un rapporto di fiducia reale

  • Sindacati e Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza: il ruolo del testimone

Che ruolo giocano i sindacati e i RLS in questo intreccio? Hanno potere di interferire sulla diagnosi o sono sentinelle di un processo che deve restare trasparente

Sono le nostre sentinelle, indispensabili. I RLS sono il ponte tra il mio ufficio e la platea dei lavoratori. Non entrano mai nel merito della diagnosi – quella è la mia responsabilità sacra – ma vigilano affinché il processo sia trasparente. Il loro compito è garantire che la prevenzione non resti un’idea astratta, ma diventi parte della cultura aziendale quotidiana

  • Il paradosso degli infortuni: perché continuiamo a contare i danni

 Dottoressa, guardiamo i numeri, guardiamo la cronaca: nonostante anni di campagne, norme e innovazioni, gli infortuni sul lavoro restano una piaga aperta, spesso con esiti drammatici. Senza giri di parole: dove stiamo fallendo? Qual è il “peccato originale” che rende ancora così pericoloso il nostro fare impresa

 Riccardo, la tua è la domanda che ogni mattina dovrebbe far tremare i polsi a chi si occupa di sicurezza. La verità è che non c’è una sola causa, ma un intreccio di responsabilità. Abbiamo una cultura della sicurezza che è ancora, purtroppo, un vestito che non ci calza bene: troppo spesso viene indossato solo per obbligo, mai per convinzione. Le procedure, sulla carta, sono perfette; nella pratica, vengono aggirate per la fretta o per la cronica pressione sui ritmi produttivi. Quando la velocità diventa l’unica metrica del successo, il rischio viene sistematicamente declassato. E poi, c’è il nodo fatale: in troppi settori la sicurezza viene ancora contabilizzata come un costo da tagliare, anziché come il pilastro su cui fondare la produzione. Finché non capiremo che investire in prevenzione è l’unica vera forma di sostenibilità economica, continueremo, purtroppo, a piangere il mancato ritorno a casa di un lavoratore.»

  • Assenze e controlli: i confini del medico competente

Un’ultima curiosità: in un’epoca di sospetti incrociati, quanto è frustrante sentirsi chiedere se il medico del lavoro può fare il “lavoro sporco” per stanare chi abusa delle malattie? Qual è il confine tra la gestione del rischio e il controllo fiscale

 Ti rispondo con un sorriso: io sono un medico, non un investigatore. Quando mi viene chiesto di “fare controlli” su chi è assente, spiego sempre che la mia funzione è la tutela del benessere. Le visite fiscali spettano ad altri. Quando un lavoratore torna da una lunga malattia, io sono lì per capire se è pronto, non per indagare sul passato. Il mio sguardo è rivolto al futuro, al reinserimento. Se riusciamo a far capire questo, la medicina del lavoro smette di essere un “nemico” e torna a essere quello che dovrebbe essere: un alleato della vita

Conclusione

Alla fine, dietro ogni giudizio di idoneità e ogni firma su un documento, non ci sono solo protocolli, ma storie. Storie di lavoratori che chiedono di essere ascoltati e di datori che tentano l’equilibrio difficile tra sicurezza e produttività. Il medico, in questo scenario, è un equilibrista che cammina sul filo sottile della responsabilità. Questa intervista ci ricorda che la Medicina del Lavoro non è un esercizio burocratico, ma una questione di umanità. La sfida, oggi, è non smarrire mai il senso della misura, restando sempre dalla parte della dignità. Perché, in fondo, la vera sicurezza non si scrive solo nei decreti: si costruisce ogni giorno, guardandosi negli occhi.  In fondo, il senso più autentico del 1° maggio è proprio questo: celebrare il lavoro significa prendersi cura delle persone che lo rendono possibile, ogni giorno, con rispetto, attenzione e responsabilità condivisa. Solo così la medicina del lavoro può essere davvero alleata della vita e della società.

Grazie dott.ssa Ilaria per questa bella chiacchierata

ILARIA CARDIOLOGA 1

foto Medica SUD

MEDICA SUD 2

MEDICA SUD 1

Consulta anche gli articoli su:

Redazione Corriere PL

Redazione Il Corriere Nazionale 

Riccardo Guglielmi Giornalista Scientifico 

 

 

 

La medicina che tutela il lavoro

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Un mondo intorno al cuore

A Bari il congresso sull’eccellenza cardiologica e la sicurezza sanitaria nel lavoro

BARI, Sabato 18 aprile 2026 – Si svolgerà a Bari, con inizio alle ore 8:30 presso l’Auditorium Comando di Polizia Municipale Japigia, il congresso scientifico “Un mondo intorno al cuore: prevenzione e cura delle cardiovascolopatie”. L’evento, che vede come Presidente il Prof. Marco Matteo Ciccone e come responsabili scientifici i dottori Luigi Carella e Francesco Carrata, si pone l’obiettivo di affrontare la sfida della cronicità attraverso un approccio multidisciplinare e integrato.

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L’iniziativa è promossa da ANCE (Cardiologia Italiana del Territorio), con il patrocinio dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, del Comune di Bari e dell’associazione del volontariato AMA Cuore Bari ODV, confermando l’impegno costante degli organizzatori nel potenziare i percorsi assistenziali territoriali e la comunicazione scientifica.

L’eccellenza dei seminari scientifici

Il programma della giornata si articola in seminari di alto profilo clinico, volti a migliorare la qualità dell’assistenza attraverso un approccio multidisciplinare e integrato.

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Un momento di particolare rilievo è rappresentato dal terzo seminario, una sessione dedicata prevalentemente all’esperienza della Cardiologia Ospedaliera del Policlinico di Bari. Questa realtà, diretta dal Prof. Paolo Colonna nel segno della tradizione e dell’innovazione, affronta temi vitali come la prevenzione delle malattie coronariche, la cardiologia di genere e le nuove scelte terapeutiche per le aritmie cardiache.

Il valore della Sicurezza Sanitaria nel Lavoro

Di estrema importanza e attualità è il quarto seminario, interamente dedicato alla sicurezza sanitaria nel mondo del lavoro. Questa sessione esplora come la cardiopatia ischemica,  le aritmie e la prevenzione degli eventi trombo-embolici con l’uso dei nuovi farmaci anticoagulanti (NAO)  possano essere considerati veri e propri “modificatori di rischio”, con un’attenzione specifica all’impatto dei turni notturni e degli orari prolungati (≥55 ore/settimana), fattori che possono incrementare il rischio di eventi acuti fino al 25%.

Il seminario fornisce input operativi sul dialogo necessario tra medico competente e cardiologo, approfondendo anche soluzioni pratiche per la gestione dei lavoratori in terapia anticoagulante. La sessione è nobilitata dalla moderazione del Prof. Matteo Di Biase, figura di riferimento per l’eccellenza aritmologica in ambito clinico e universitario e della Dott.ssa Ilaria Tatò, la quale, nel corso della sua prestigiosa carriera, ha saputo conferire un fondamentale valore aggiunto alla prevenzione e alla Medicina del Lavoro.

Riconoscimenti al merito professionale

A coronamento dei lavori, sono previsti speciali riconoscimenti per i cardiologi che, nel corso della loro storia professionale e scientifica, hanno saputo eccellere in particolari settori della medicina cardiovascolare, dando lustro alla categoria e contribuendo in modo significativo al progresso della ricerca territoriale.

L’evento si concluderà nel pomeriggio con la sintesi dei messaggi chiave e la consegna degli attestati ai numerosi medici presenti.

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Segreteria Organizzativa: LI FÈ s.r.l.s. Ufficio Stampa: Dott. Riccardo Guglielmi – Responsabile Comunicazioni ANCE

 

La sanità pugliese si racconta al congresso CISL Medici di Bari

Esperti, dirigenti e professionisti a confronto su sfide, proposte e nuovi modelli organizzativi per il futuro della salute in Puglia

Innovazione, territorio e dignità professionale

Venerdì 6 marzo, al Victoria Park Hotel di Bari, si è svolto il congresso CISL Medici Puglia, un appuntamento che ha riunito esperti, dirigenti e professionisti per un confronto diretto sulle sfide e i nuovi modelli organizzativi della sanità regionale. L’incontro ha visto la partecipazione di figure di spicco come Luciana Cois, Francesco Donato e i vertici della segreteria regionale, con un focus su innovazione tecnologica, contrattualistica e benessere dei professionisti.

Un congresso di grande valore, ricco di contenuti e caratterizzato dalla competenza dei relatori, che ha premiato l’impegno dei colleghi organizzatori: Dario Troise, Segretario regionale  CISL Medici Puglia, e Nicola Vitale, responsabile della segreteria organizzativa.

La tavola rotonda “Medicina del Territorio”, guidata da Riccardo Guglielmi, ha offerto spunti concreti grazie agli interventi di Matteo Netti (veterinario), Maria Chirico (geriatra), Luciana Cois e Francesco Donato. Tra le criticità emerse, spicca il mancato riconoscimento di una pari dignità professionale tra specialisti ambulatoriali interni e medici ospedalieri, tema che si intreccia con la difficoltà di integrare realmente ospedale e territorio. Nonostante i tentativi di riforma, la mentalità ospedalocentrica continua a prevalere, ostacolando la piena collaborazione tra servizi territoriali e ospedalieri prevista dalla legge 883 del 1978. Il territorio riceve pazienti dall’ospedale tramite canali preferenziali (dimissioni protette in ADI, RSA, RSSA, strutture riabilitative), ma il percorso inverso resta problematico: lo specialista ambulatoriale non dispone di vie dirette per inviare pazienti cronici in ospedale in caso di acuzie, generando il fenomeno del “paziente ping pong” e compromettendo la continuità assistenziale, soprattutto nelle patologie come lo scompenso cardiaco cronico, che presenta un alto tasso di riospedalizzazione.

Tra i numerosi interventi dal pubblico, si segnala quello qualificante di Carlo Bux, storico e autorevole dirigente della CISL Medici di Puglia, da decenni impegnato nella specialistica ambulatoriale. Bux ha sottolineato con forza: «Fra le cause che sono state evidenziate determinanti le lunghe liste di attesa nella Sanità Pugliese, emerge prepotentemente la grave carenza di risorse umane; in particolare sul territorio la CISL Medici ha suggerito agli organi Istituzionali competenti di sbloccare il monte ore storico della Specialistica Ambulatoriale Interna che la Regione ha ‘congelato’ dal 2001, a seguito del passaggio dei Medici Specialisti Ambulatoriale nella dirigenza Medica dipendente in applicazione dell’Art. 34 della Legge Finanziaria del 1997»

Durante la giornata si è discusso anche di intelligenza artificiale (Alessandro Belpiede), responsabilità professionale (Giuseppe Giordano) e provvedimenti disciplinari (Domenico Francesco Donato). L’intervento in streaming dell’Assessore alla Salute Donato Pentassuglia è stato commentato da Antonio Castellucci (Segretario Regionale Confederale CISL Puglia) e Luciana Cois, arricchendo ulteriormente il dibattito.

La parte veterinaria ha messo in evidenza il modello One Health, sottolineando il ruolo strategico della Medicina Veterinaria Specialistica nella sanità pubblica e la necessità di pari dignità tra specialisti e dirigenti. Le attività istituzionali e di prevenzione, la sicurezza alimentare, la lotta all’antibiotico-resistenza e la tutela del benessere animale sono state presentate come pilastri fondamentali per garantire un equilibrio sostenibile tra uomo, animale e ambiente.

Un altro tema cruciale è la sburocratizzazione dell’attività medica: oggi il medico dedica più tempo alla gestione di piattaforme digitali (CCE, SIST, NCUP, Edotto…) che alla visita del paziente, a causa della carenza di risorse umane (infermieri, OSS, amministrativi) e strumentali. La logistica, spesso inadeguata, contribuisce a sottrarre tempo prezioso alla cura e al follow-up, evidenziando l’urgenza di alleggerire il carico burocratico e restituire centralità alla professione medica.

Nel corso del congresso sono state avanzate proposte concrete: incremento del monte ore storico, maggiori risorse economiche per la specialistica ambulatoriale, convocazione del tavolo regionale per il rinnovo dell’Accordo Integrativo Regionale (AIR) e attivazione dei tavoli aziendali per gli accordi attuativi. La collaborazione territoriale e l’integrazione multiprofessionale sono state indicate come strumenti essenziali per una sanità più efficiente ed efficace.

Il congresso ha posto al centro la dignità professionale, la qualità delle proposte operative e la volontà di costruire una sanità pugliese capace di affrontare le nuove sfide, valorizzando tutti gli operatori e promuovendo una reale integrazione tra ospedale e territorio.

 Riccardo Guglielmi Cardiologo e Giornalista Scientifico

 

https://www.corrierenazionale.net/2026/03/12/conresso-cislmedici-bari/