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Il giorno della laurea: l’inizio del viaggio

Dalla gioia del traguardo alla vera sfida: crescere ogni giorno come medico, giornalista e come persona

 Oggi 16 luglio festeggio 52 anni dalla mia laurea in medicina e chirurgia. Un anniversario che accende ricordi indelebili e mi porta a riflettere: quel giorno non è mai un punto d’arrivo, ma il primo passo di un viaggio che non finisce mai.

Riccardo Guglielmi vita

  • La mia vita professionale. Opera di Antonio Bini, amico, collega e artista  

Il giorno della laurea: emozioni e ricordi
C’è una data che resta incisa nella memoria di chi sceglie la medicina: il giorno della laurea. Un traguardo che sembra la vetta, ma che in realtà è solo la partenza di una lunga salita. Ricordo ancora le corse degli ultimi giorni, le approvazioni sudate del relatore, i fogli dattiloscritti a mano, le fotografie in bianco e nero, le tabelle compilate a penna — altro che Excel e Word! Tutto era più lento, più artigianale, forse anche più sentito.

In segreteria universitaria, l’impiegato che per anni mi aveva fatto aspettare dietro a uno sportello, all’improvviso mi invitava a entrare in ufficio, mi stringeva la mano e mi salutava: “Auguri, dottore”. Era il segnale che qualcosa stava cambiando, che una nuova fase stava iniziando. Intorno, mamme e fidanzate che insistevano per l’abito nuovo, mentre io tradivo la mia cravatta portafortuna — la stessa dei 35 esami — per un rito che oggi sembra lontanissimo. Nessuna foto a immortalare il momento: allora la memoria era fatta di emozioni, non di social.

Ma la verità è che la laurea non è un traguardo, è davvero l’inizio. È il giorno in cui capisci che tutto quello che hai imparato è solo la base per cominciare a crescere, a formarti, a diventare ogni giorno un medico e una persona migliore.

Il valore del tutor: crescere insieme
A chi oggi si affaccia al mondo della medicina e del giornalismo, vorrei dire che la vera sfida è non smettere mai di imparare. Serve curiosità, spirito critico, capacità di accogliere le nuove tecnologie senza perdere di vista l’essenza del nostro lavoro: curiamo persone e non malattie, informiamo per aiutare a capire, a scegliere e a crescere. Umanità, etica e deontologia sono la bussola, soprattutto quando le scelte diventano difficili. Da cardiologo di lungo corso e giovane giornalista, posso dirti che entrambe le professioni richiedono passione, responsabilità e la voglia di migliorarsi ogni giorno.

Il consiglio più grande che posso dare è quello di vivere esperienze in diversi ambiti, perché solo così si sviluppa una visione a 360 gradi. Il lavoro di squadra è fondamentale: la comunicazione, la leadership, il rispetto dei ruoli — anche quelli più umili — sono valori che fanno girare la macchina della sanità e dell’informazione. Nessuno può fare tutto da solo, e ogni incontro può insegnarci qualcosa di prezioso.

Un ricordo speciale va ai miei tutor. Ho avuto la fortuna di incontrare maestri che hanno segnato il mio percorso: Prof. Paolo Rizzon, relatore della mia tesi e ancora oggi riferimento; Prof. Luigi Colonna che unendo scienza e umanità era attento alla persona e non solo alla malattia; Generale Medico Michele Donvito, che mi ha insegnato il valore delle regole; Prof. Carlo Fernandez, che ha dato voce alla cardiologia territoriale e mi ha spinto verso il giornalismo scientifico; Dott. Antonio Peragine, direttore delle testate di cui sono editorialista e giornalista scientifico. Ognuno di loro ha lasciato un’impronta indelebile, aiutandomi a crescere non solo come medico, ma come persona e professionista.

Ma in questo percorso ho imparato anche a riconoscere chi si presenta come tutor solo in apparenza: persone che, per invidia o paura di essere superate, invece di aiutare cercano di ostacolare o demotivare. Anche da loro si impara: soprattutto a scegliere con attenzione da chi farsi guidare e a credere sempre nel proprio valore.

La formazione non si ferma mai: nuove esperienze, in tutti i contesti, aiutano a trovare la propria strada, fino a quando si è pronti a camminare da soli.

Non solo medici o giornalisti: un messaggio per tutti
Porto sempre nel cuore il mio primo tutor, colui che per primo mi ha insegnato a camminare con le mie gambe. Ma il viaggio non si interrompe mai: ogni incontro, ogni ostacolo, ogni sfida sono un’occasione per crescere, migliorarsi e diventare persone più consapevoli. In medicina come nel giornalismo, la formazione è un percorso continuo, fatto di passione, curiosità e capacità di mettersi sempre in discussione.

Il messaggio finale è chiaro: Non smettere mai di credere nel valore della crescita, dei veri maestri e della capacità di riconoscere i falsi. Sono valori che valgono in ogni ambito della vita e che permettono di camminare con le proprie gambe, ragionare con la propria testa e seguire, sempre, ciò che suggerisce il cuore.

Foto primo tesserino Ordine dei Medici
Foto primo tesserino Ordine dei Medici

Dai una vecchia foto a un programma di IA ed ecco il risultato. Abito e cravatta sono quelli del 16.07.1974

Luglio 1974

Il giorno della mia laurea è dedicato alla mia cara mamma Angela. Sapendo anche da studente la prognosi sfavorevole della sua malattia speravo tanto di abbracciarla in quell’indimenticabile giorno. Così è stato    https://www.corrierenazionale.net/2026/07/16/il-giorno-della-laurea/