Tutti gli articoli di Riccardo Guglielmi

La Sanità Regionale

15 maggio 2019

PHOTO-2019-05-17-14-13-00

PHOTO-2019-05-17-14-13-35

PHOTO-2019-05-17-14-13-36

FOTO 15 maggio

INTERVENTO

La Buona Sanità non è né di destra né di sinistra. Deve essere il traguardo per coloro che si candidano all’amministrazione della cosa pubblica.

Occasione troppo ghiotta perché una task force di medici, per varia provenienza e specialità si possa confrontare con l’utenza e con coloro che ci auguriamo, possono diventare gli amministratori della cosa pubblica nel prossimo futuro. Sono tante le problematiche che come medici mettiamo sul tavolo dei politici che dovranno rappresentarci. I blocchi di partenza non sono buoni

Esiste un vento sfavorevole per la Regione Puglia. Le divergenze politiche tra il nostro Governatore e i suoi colleghi anche di stesso partito, non è una mia scoperta.  A questo funzionari e governo non sono da meno tanto che la riduzione dei posti letto ed enti ospedalieri regionali non ha permesso un’efficace riconversione perché persiste il blocco assunzionale . 6000 operatori che mancano in puglia Abbiamo contro ministero con i funzionari, governo, Europa.

Qualcuno potrebbe subito obiettare che le assunzioni creano aumento di spesa e quindi maggiore debito. E l’elargizione a pioggia di risorse senza una reale prospettiva di lavoro che cosa crea? Qualsiasi elargizione senza reale progetto lavorativo crea ASSISTENZIALISMO.

Che cosa pretendiamo come cittadini e medici dai nuovi finanziatori per cercare di dare risposta operativa alle criticità in essere.

  • Attenzione a non creare squilibri con i vari servizi sanitari La latitudine non deve essere già di per sé una differenza. Ogni italiano ha diritto a cure di qualità ed efficaci
  • Attrarre i finanziamenti europei indirizzati a progetti qualificanti per ricerca e assistenza
  • Il futuro è la soluzione di proposte concrete per la Cronicità
  • Valorizzare l’Eccellenza

Proposte Alle criticità devono seguire proposte operative. Ecco 5 consigli pratici e di buon senso.

  1. Il primo consiglio è imparare un nuovo metodo di lavoro: creare una squadra che lavori per obiettivi all’interno di un tavolo condiviso tra utenti, operatori sanitari, venditori di servizi e finanziatori.
  2. Il secondo consiglio è valutare in modo scientifico l’efficienza e l’efficacia di un complesso sistema sanitario. Vogliamo regole chiare da rispettare e controlli uguali. L’econometria, la scienza che valuta i risultati, propone una serie d’indicatori che potranno essere monitorizzati per offrire cure e assistenza di qualità. E’ l’epidemiologia che deve indirizzare dove è maggiore la prevalenza e l’incidenza delle malattie
  3. Il terzo consiglio è creare le reti regionali per patologie complesse. Come esiste la rete per l’infarto perché non creare le reti per le patologie oncologiche, metaboliche e ortopediche.
  4. Il quarto consiglio riguarda le misure per affrontare la cronicità. Vera epidemia nei prossimi decenni. Stiamo già vivendo l’epidemia delle malattie croniche e degenerative per l’allungamento della vita media. La riduzione delle capacità motorie e cognitive degli anziani aumenta la spesa previdenziale e farmaceutica.  Il 40% della popolazione pugliese assorbe l’80% delle risorse. In Puglia vi è la più alta percentuale d’Italia su 1000 abitanti 152,65 abitanti hanno una patologia cronica grave. Quando il cronico si scompensa, aumenta la richiesta di assistenza. La cronicità deve avvalersi di una reale integrazione ospedale territorio. E’ in corso un progetto sperimentale Care Puglia 3.0 dalle molte criticità che vedrà coinvolti i medici di medicina generale con grave aumento di spesa e burocrazia. Tanto fumo e niente arrosto. Bisogna riorganizzare la filiera erogativa tra ospedale e territorio attraverso la definizione di percorsi di presa in carico del paziente, evitando la frammentazione dei processi e la suddivisione dei servizi tra area ospedaliera e territoriale.

La criticità è che questo modello è realizzato esclusivamente all’interno del sistema distrettuale pubblico, non prevede una reale riprogettazione delle cure primarie e non garantisce la reale presa in carico del paziente cronico. Il problema cronicità deve prevedere che Assistenza primaria/specialistica/distretto rappresentano il vero volano del sistema e l’Ospedale deve esclusivamente servire per la iniziale definizione diagnostica e prognostica. La cronicità non deve prevedere l’accesso in Ospedale. La vera presa in carico deve essere del medico di MG che non deve demandare diagnostiche spesso inutili e sovrapposte all’emergenza urgenza dell’ospedale.

Gli strumenti organizzati che i Care Puglia 3.0 sono 4

  1. Piano Assistenziale Individuale con lo scopo di personalizzare gli interventi al singolo paziente su obiettivi di salute. Presa in carico e comunicazione del percorso assistenziale e diagnostico a tutti gli operatori, Medico AP, specialisti servizi sociali.
  2. Sistema di gestione informatico
  3. Modalità di remunerazione per obiettivi di salute
  4. Formazione degli operatori

E’ un piano disegnato per la medicina generale. Ruolo centrale del medico di AP, soggetti di età >40 anni, ipertensione, diabete, BPCO, scompenso cardiaco.  Va bene l’uso della telemedicina e delle moderne piattaforme informatiche.  La tecnologia servirà ma alla fine il nodo è sempre il problema assunzionale. La mia impressione è che questo progetto servirà a dare qualche briciola alla medicina generale, non risolve i problemi, non crea posti di lavoro, non produce salute.

  1. Il quinto consiglio è il potenziamento delle strutture che erogano eccellenza. L’eccellenza non nasce spontaneamente ma è il frutto di sacrifici, formazione, cultura che dovranno intendersi a doppio binario tra utenza e operatori sanitari.

L’eccellenza crea attrattiva, riduzione della mobilità passiva. Attrattiva che deve prevedere anche movimentazione dall’est europeo di cittadini che possono far aumentare il nostro PIL e non creare debito. La stessa attività ambulatoriale di base non può essere demandata all’eccellenza. La struttura con il bollino di eccellenza deve avere altri obiettivi, l’ambulatorialità di base è territorio.  Le attività ambulatoriali non devono essere fatte in ospedale. La telemedicina non può sostituire la presa in carico del malato dalla medica generale.

Siamo stanchi di essere l’agnello sacrificale di un sistema che va rivisto integrato e perfezionato. Vogliamo lavorare meglio, abbiamo bisogno di truppe fresche, giovani da formare, vogliamo armi, tecnologie avanzate. Solo così si potrà dare risposta efficace alla richiesta di salute della persona ammalata.

Bari 15.05.2019   Riccardo Guglielmi

 Dall’articolo di Gianvito Pugliese – Corriere di Puglia e Lucania

Al dott. Guglielmi, cardiologo ospedaliero del Policlinico di Bari e collaboratore scientifico di questa testata, il compito di sintetizzare gli aspetti organizzativi e le proposte di modifica ordinamentale per attenuare almeno in parte la decadenza, al momento irreversibile, della sanità nella nostra Puglia. E Guglielmi, dimostra alla platea di avere una conoscenza legislativa della materia che è davvero rarissima. Nella sanità, infatti, come in altri settori, assistiamo ad una produzione legislativa stratificata, che non abroga mai nulla e si sovrappone costantemente, ingenerando una marea di dubbi in merito alle soluzioni possibili e da adottare. In quel ginepraio Guglielmi si muove con l’abilità della guida indigena, l’unico che conosce percorsi, piste, rifugi” 

 

Il prof. Giordano ed i mali della Sanità pugliese

Una sanità regionale allo sbando ed allo sfascio è il quadro che emerge. Un declino irreversibile inimmaginabile al tempo delle grandi scuole pugliesi

PHOTO-2019-05-17-14-13-00

PHOTO-2019-05-17-14-13-35

PHOTO-2019-05-17-14-13-36

 18 MAGGIO 2019

Il meeting sulla Sanità pugliese organizzato dal prof. Giuseppe Giordano, che abbiamo presentato su questa testata è andato parecchio aldilà delle previsioni ed è stato un evento destinato a lasciare un segno. Sicuramente, infatti, sopravviverà al momento elettorale, che poi tutto o quasi cancella, comprese le mille promesse dei candidati.

I relatori, tutti medici, taluni dei quali docenti del nostro Ateneo,  che pure non si erano scambiati idee in merito, sono sembrati guidati da una medesima regia. Vi assicuro, avendo seguito le fasi organizzative del meeting, che così non è stato. Il fatto, invece, e che i medici che hanno il coraggio di dire davvero ciò che penzano concordano nel descrivere la Sanità della nostra regione come un’istituzione allo sfascio.

Ogni relazione è stata una rivelazione per i non addetti ai lavori. Hanno dato fuoco alle polveri il prof. Ciccone, cardiologo, docente universitario, e gli ha fatto eco il dott. Pestrichella, cardiochirurgo della Mater Dei.  Col cuore non si scherza, sia che lo si curi da clinici, che col bisturi, e l’elenco delle inefficienze non ha risparmiato nè il pubblico, nè il privato.

E’ stata poi la volta del dott. Ialongo, chirurgo del Policlinico, e la chirgia generale non è uscita da quella relazione meglio della cardiochirurgia. Disfunsioni, inefficienze. decisioni verticistiche assunte da non tecnici della medicina alle quali i medici dovrebbero attenersi. Un quadro davvero preoccupante è cominciato ad emergere perchè sono due branche che giocano quotidianamente con la vita del malato-paziente. Dovrebbe essere tutto perfetto e così non è, anzi.

Segue l’odissea di due coniugi medici, nella loro veste di pazienti. Sono il dott. Mustacchio e la dott.ssa Basile. Il primo, chirurgo al Policlinico, racconta ai numerosi presenti (in prevalenza medici, ma non solo, e tutti attentissimi, come dimostreranno poi con interventi e domande estremamente attinenti) la sua esperienza di paziente in una struttura sanitaria convenzionate del nord italia, dove va a curarsi non per sfiducia verso i colleghi locali, ma semplicemente perchè i primi due cicli di terapia li aveva fatti là. E sembra un racconto fantascientifico, di qualcosa, cioè, che avviene in un altro pianeta dove il malato, il paziente è al centro del sistema sanitario. Assistenza perfetta, indicazioni, convenzioni con tutte le compagnie di trasporto dal vettore aereo a Trenitalia, con le strutture di accoglienza per i parenti dei pazienti, dimissioni con i farmaci assicurati per il fabbisogno di almeno 48 ore dalla farmacia annessa all’ospedale. Tempi contingentati, precedenza a chi viene da altre regioni. Da non credere.

La dott.sa Basile, chirurga all’Ospedale del San Paolo di Bari, narra invece di una cura negatale dalla struttura sanitaria in cui lavora, “perchè la Regione puglia non la da passa, se non a determinatae condizioni”. E dopo che da Bologna aveva incartato la disponibilità a curarla, la stessa cura le è stata praticata da un struttura sanitaria convenzionata di Lecce. Per cui la dott.ssa Basile si chiede oggi se Lecce e Bari siano o meno nella stessa Regione, senza peraltro ottenere risposte, ne dalla direzione del suo Ospedale nè dalla Sanità regionale.

Al dott. Guglielmi, cardiologo ospedaliero del Policlinico di Bari e collaboratore scientifico di questa testata, il compito di sintetizzare gli aspetti organizzativi e le proposte di modifica ordinamentale per attenuare almeno in parte la decadenza, al momento irreversibile, della sanità nella nostra Puglia. E Guglielmi, dimostra alla platea di avere una conoscenza legislativa della materia che è davvero rarissima. Nella sanità, infatti, come in altri settori, assistiamo ad una produzione legislativa stratificata, che non abroga mai nulla e si sovrappone costantemente, ingenerando una marea di dubbi in merito alle soluzioni possibili e da adottare. In quel ginepraio Guglielmi si muove con l’abilità della guida indigena, l’unico che conosce percorsi, piste, rifugi.

La relazione di Guglielmi è, dunque, una specie di preconclusione. Le conclusioni le tira, invece, il prof. Giuseppe Giordano e sono conclusioni da j’accuse. E’ la logica e naturale conseguenza di tutto ciò che fino a quel momento abbiamo sentito. Ma Giordana, non si limita a riassumere, cala altri due assi, o carici da 11 che dir si voglia. Innanzi tutto, denuncia a chiare lettere la lottizzazione che esclude il merito e affida il bisturi, in chirurgia, la branca che meglio conosce, alle mani dei compagni di merenda e di partito, che il più delle volte farebbero meglio a dedicarsi alla macellazione di carni animali, tanto il risultato per il paziente è esattamente quello. Distribuisce poi una sintetica, quanto incisiva, pubblicazione dal titolo emblematico “Agonia di un grande nosocomio” e la foto è quella dell’ingresso in piazza Giulio Cesare del Policlinico di Bari.

C’era un convitato di pietra, quel Michele Emiliano che oltre che Presidente della Regione Puglia è anche Assessore regionale alla Sanità.

Gianvito Pugliese

 

Il prof. Giordano ed i mali della Sanità pugliese.

 

Medicina e professioni sanitarie: il Cuore e oltre

Lezione di comunicazione e orientamento all’ITS Elena di Savoia di Bari

Di Riccardo Guglielmi

Elena di Savoia 1

Elena di Savoia 27 aprile 2019

Su invito della prof.sa Anna Dammicco si è svolta il 27. aprile alle ore 11 una lezione di Comunicazione e orientamento, per la scelta consapevole verso le professioni mediche sanitarie, presso ITS Elena di Savoia d Bari. Agli alunni delle V classi attraverso l’esposizione anatomica, fisiologica e patologica dell’apparato cardiovascolare sono stati esposti i valori etici, solidali e sociali delle professioni mediche e sanitarie, con un excursus sulla prevenzione, attraverso il ruolo del territorio e dell’ospedale. Ricerca, volontariato, senza trascurare la Sanità militare italiana nei vari teatri operativi, dalle missioni di pace all’estero alle calamità naturali, sono stati gli elementi che hanno creato curiosità, attenzione e partecipazione in un interscambio culturale di eccellente livello. Due ore dedicate a giovani che hanno saputo dare con i loro interventi leggerezza all’incontro e cosa incredibile senza telefonini all’opera.

9 articolo 2019

http://www.corrierepl.it/2019/04/27/medicina-e-professioni-sanitarie/