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Pelo e Contropelo

Pelo e Contropelo

A partire da gennaio 2026, Il Corriere Nazionale.net inaugura una nuova rubrica: “Pelo e Contropelo”.

PELO E CONTROPELO AL BARBIERE 1

L’idea nasce dal desiderio di creare uno spazio libero, vivace e condiviso, dove editorialisti della redazione – medici, ingegneri, economisti, avvocati, professori, artigiani e altri professionisti – possano confrontarsi sulle sfide, i paradossi e le curiosità che ogni giorno animano i loro settori: dalla sanità alla giustizia, dall’economia alla scuola, passando per lavoro, burocrazia e molto altro.

Ogni articolo sarà una voce unica, uno sguardo personale e autentico su ciò che accade, con l’obiettivo di stimolare il dibattito, far emergere nuove idee e osservare i problemi da prospettive inedite. Qui si va oltre la superficie, sempre con spirito critico e costruttivo, condito da una buona dose di ironia e leggerezza.

Non si tratta però di uno spazio senza regole: il rispetto dei principi deontologici ed etici resta centrale, così come la critica – pur se pungente – sarà sempre orientata al miglioramento, mai alla demolizione. Gli argomenti verranno presentati in modo empatico, con uno stile brillante, elegante e ironico, senza mai rinunciare a proporre soluzioni concrete quando possibile.

E non finisce qui: dai vostri commenti e dalle vostre proposte potranno nascere nuovi spunti e tematiche che la redazione trasformerà in articoli, rendendo “Pelo e Contropelo” uno spazio davvero partecipato e in continua evoluzione.

Nota del Direttore
La rubrica nasce da una proposta di Riccardo Guglielmi, nostro Giornalista Scientifico, cardiologo di lunga esperienza e appassionato di informazione. Riccardo resta a disposizione per la creazione degli articoli e il confronto con tutti i colleghi che vorranno contribuire, con idee e suggerimenti, a rendere questo spazio sempre più ricco e stimolante.

Giuglielmi Medicina Pelo e Contropelo

Il 2 gennaio 2026 Pelo e Contropelo diventa rubrica de Il Corriere nazionale.net

  • Ecco il primo articolo

Liste d’attesa nella sanità italiana di oggi 

Liste d'attesa

Oggi inauguro ufficialmente Pelo e Contropelo, la serie di articoli che voglio curare in prima persona e che sarà uno spazio aperto a tutti. Si parte subito con un tema caldo: le liste d’attesa nella sanità italiana contemporanea. Qui il taglio è deciso e senza filtri: confronto vero, partecipazione e voglia di cambiare. Pronti, partenza, via! 

Liste d’attesa: il vero test di pazienza e coscienza

Ma la rivoluzione parte dal territorio!

Ammettiamolo: in Italia la lista d’attesa è diventata la vera prova di resistenza, sia per chi cura che per chi viene curato. Un percorso a ostacoli dove il tempo non è solo denaro, ma spesso vita vera. Cardiologia, oncologia, endoscopia, radiologia… ma anche una cataratta o un’ernia che ti fanno compagnia per mesi, a volte anni. Il tutto condito dalla domanda che ormai è diventata la barzelletta più amara del sistema: “Ma se pago, quanto devo aspettare?”

Qui non si parla solo di numeri, ma di storie che si incagliano, diagnosi che tardano, terapie che partono troppo tardi. Mentre chi può permetterselo trova scorciatoie, chi non ha risorse resta fermo al palo. Non è solo una questione di organizzazione, è una questione di equità. E sì, anche di coscienza professionale: ogni volta che la salute diventa privilegio, la medicina perde un pezzo della sua anima.

Ma la critica qui non è mai distruttiva, anzi: lo scopo è stimolare il dibattito, far emergere idee nuove, guardare il problema da prospettive diverse. Perché continuare a pensare che la soluzione sia solo “più risorse” o “meno domande” è come voler svuotare il mare con un secchiello. Se invece provassimo a cambiare davvero prospettiva?

Ambulatori h24, territorio, volontariato: la rivoluzione parte da qui

Immaginiamo un ambulatorio che non chiude mai, dove la strumentazione diagnostica gira a pieno ritmo giorno e notte, anche nei festivi. Turni flessibili, accesso continuo, personale motivato e pazienti che non aspettano mesi per una visita o un esame. Fantascienza? Forse, ma solo perché ci siamo abituati a pensare in piccolo. In un mondo dove puoi ordinare una pizza a qualsiasi ora, perché non dovremmo garantire lo stesso diritto alla salute?

E se allarghiamo il campo? Perché non valorizzare le strutture esterne, potenziare la medicina territoriale, dare spazio ai liberi professionisti, alle associazioni di volontariato che già oggi tengono in piedi servizi essenziali e incrementare la telemedicina? Più medicina di prossimità, meno ospedalocentrismo. Il cittadino deve trovare risposta vicino a casa, senza dover fare il pellegrinaggio della speranza tra le grandi eccellenze.

Tetti di spesa, accreditamenti e… la routine che conta

Poi c’è il nodo dei tetti di spesa per le strutture accreditate: se continuiamo a strozzare chi lavora bene sul territorio, le liste d’attesa non si sbloccheranno mai. E che dire delle strutture che si accreditano solo per le “eccellenze” e snobbano la routine, che poi è quella che incide davvero sulla domanda di salute? Davvero vogliamo una sanità che si innamora solo dei casi rari e dimentica la quotidianità?

Prima la persona, poi la burocrazia

La vera rivoluzione è questa: mettere la persona al centro, tagliare la burocrazia, lasciare che le energie migliori – pubbliche e private, professionali e volontarie – lavorino insieme per risolvere i problemi reali. Basta con i muri, largo alle idee e al coraggio di cambiare davvero.

E ora la palla passa a te caro lettore: hai vissuto storie assurde di attesa? Hai idee, proposte, provocazioni? Scrivile qui sotto! Perché “Pelo e Contropelo” è uno spazio vivo, dove la voce di chi lavora sul campo conta davvero. Ironia, spirito critico e voglia di cambiare: qui si fa sul serio, ma con leggerezza.

Bari 02.01.2026

https://www.corrierenazionale.net/2026/01/02/liste-attesa-sanita-italiana-oggi/