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Le donne al tempo del coronavirus

Sono loro il sesso forte

L’analisi dei dati dei decessi da Coronavirus, secondo  l’Istituto Superiore di Sanità è chiara: 70% uomini, 30% donne. Tutte le casistiche mondiali si allineano a questo dato. I ricercatori cinesi sono stati i primi ad osservare questa diversità ed evidenziare  che il tasso di letalità, nei maschi sintomatici positivi al tampone è del 4.7%, rispetto al 2.8% nelle femmine. La percentuale globale di infettività non mostra differenze di genere, ma lo stesso virus è più aggressivo nell’uomo con conseguenti più decessi. La causa può essere legata alla genetica, alle differenze ormonali e allo stile di vita. Il doppio cromosoma X delle donne, gli uomini ne hanno uno solo, stimolerebbe meglio il sistema immunitario. Le bambine hanno una maggiore carica anticorpale rispetto ai maschietti nelle malattie infettive. Gli ormoni femminili, tramite i recettori Ace, regolatori  della vasocostrizione arteriolare, favoriscono l’ingresso del virus nella cellula ma gli ormoni androgeni stimolano esagerate reazioni iperergiche nelle cellule polmonari con conseguente insufficienza respiratoria grave da trattare in  terapia intensiva. Lo stile di vita è importante. Le donne fumano meno e curano di più l’igiene personale. L’attività domestica impone un maggior lavaggio delle mani durante la giornata. Il rischio di contagio è più alto nelle donne che lavorano in sanità. Negli ospedali il personale infermieristico, più  a stretto contatto con il malato, è prevalentemente rosa.

La situazione psicologica femminile è stata messa a dura prova durante la quarantena. Molte donne sono sull’orlo di una crisi di nervi ma hanno difese tali da contrastare questa fase. Relegate in casa hanno assolto prevalentemente compiti domestici. Gli uomini hanno rispolverato il senso di protezione ma ogni scusa era buona per uscire: spesa alimentare, acquisto di farmaci e di prodotti legati all’igiene personale e domestica. Un regresso sociale, io Tarzan tu Jane o peggio io Tarzan tu Cita, con uomini che andavano a caccia di negozi aperti e donne in casa ad aspettarli con prole scatenata e fuori controllo. Una fase temporanea perché grazie alla loro forza le donne sapranno ribaltare la situazione e riprendere il giusto ruolo pragmatico.  Un esempio viene dalla scuola dove la presenza femminile è prevalente. Subito da casa le docenti, stimolate dalle dirigenti scolastiche, hanno saputo attivare la didattica a distanza mantenendo alto il livello di partecipazione allo studio, dall’infanzia all’università, prima che l’ozio si impadronisse degli studenti chiusi in casa.

I paesi a guida femminile, esempio per tutti la Germania, stanno affrontando meglio la crisi, affrontando l’impatto del coronavirus con decisioni tempestive: buona gestione dell’accesso ai servizi, produttività mai interrotta, tracciamento immediato dei positivi. Trump, Boris Johnson, Bolzonaro e lo stesso Putin son perdenti rispetto a Merkel, alle leader degli stati del Nord Europa, della Nuova Zelanda e di Taiwan. Da queste donne nessun proclama sconsiderato o pasticciate misure per risolvere la crisi economica. La situazione italiana ne è la prova. Una cabina di regia tutta al maschile priva di praticità e sintesi. Tra le centinaia di super consulenti non compare una donna. L’uomo, quando è al comando si sente superiore e saccente, non accetta consigli, non sa ascoltare i richiami della base, si lascia accarezzare dal piacere del potere e tende pian piano, con la subdola implementazione della paura, a limitare l’altrui libertà. Nei momenti di difficoltà emerge nella donna  pragmatismo, flessibilità, resilienza e buon senso. Sarebbe meglio, considerata la maggiore resistenza all’infezione delle donne, favorire, nelle incerta fase di ripresa, un loro maggiore reintegro nel sistema lavorativo. Oscar Wilde diceva: “Date alle donne occasioni adeguate ed esse saranno capaci di tutto”.

Bari 06.05.2020

Meno infarti in Pronto Soccorso. Vero o falso

La parola agli esperti 

Emodinamica Mater Dei

L’analisi degli accessi nei Pronto Soccorso, PS, in queste settimane, evidenzia una sensibile diminuzione dei ricoveri per infarto del miocardio. Merito del coronavirus o paura di contagio.

Ma sono veramente in diminuzione le malattie cardiovascolari.  La risposta è NO e che se pur ridotti gli accessi ai PS, infarto e ictus sono sempre killer spietati che colpiscono ancora. Le persone hanno paura del contagio ospedaliero e temono di imbattersi in medici, infermieri e ricoverati portatori o malati di Covid 19. Nell’infarto del miocardio “il tempo è muscolo”. Intervenire nelle prime 2 ore con l’angioplastica coronarica  dall’insorgenza dei sintomi, dolore al petto il più noto, significa annullare i danni che l’ischemia, mancanza di ossigeno, crea sul muscolo cardiaco. Sono tante le persone, secondo la SIC, Società italiana di cardiologia, che per timore di contagio non richiedono l’intervento del 118 e attendono a casa la scomparsa dei sintomi, perdendo tempo prezioso per la ripresa anatomica e funzionale del cuore. Gli italiani non devono aver paura perché le Unità cardiologiche con terapia intensiva, UTIC, e sale di emodinamica sono sempre operative in qualsiasi ora del giorno e della notte.

Mai come in questo caso l’opinione degli esperti, da anni impegnati nella lotta alle malattie cardiovascolari è fondamentale per diffondere messaggi positivi e infondere tranquillità sulla popolazione. Il team del Dipartimento di  Cardiologia e Cardiochirurgia di Mater Dei Hospital di Bari, sempre operativo  anche in questa fase, si è offerto per condividere riflessioni e consigli pratici.

«La riduzione degli accessi in PS – riferisce Vincenzo Pestichella, direttore della Cardiologia e UTIC – è secondo i dati della SIC, del 50% per infarto e del 40% per scompenso cardiaco. La verità è che coronavirus crea terrore. Pochi giorni fa, mentre con lo staff di emodinamica mi preparavo per un’angioplastica coronarica, il paziente mi ha chiesto quale fosse la sua malattia. Era mio dovere dire la verità con modi adeguati: infarto che vogliamo risolvere dilatando la coronaria ostruita. “Prof meglio un infarto che il corona” mi ha risposto con espressione rasserenata. Tutto è andato per il meglio e ora è a casa». La razionalità ha cacciato la paura. Per l’infarto abbiamo armi certe, per il Covid 19 ancora no.

«Sono ridotti – aggiunge Giuseppe Grandinetti, responsabile dell’Elettrofisiologia – gli accessi al PS del 30% per fibrillazione atriale e del 35% per pace maker e defibrillatori non funzionanti. Coronavirus non concede tregua. Misure di contenimento e allontanamento sociale, problematiche psicologiche reattive, irregolarità della pressione arteriosa, mancanza dei controlli di prevenzione sul territorio, sono terreno fertile per lo sviluppo di aritmie. Tra queste le pericolose aritmie ventricolari e la fibrillazione atriale che, per l’alto rischio tromboembolico, è la madre dell’ictus cerebrale». Come per l’infarto del miocardio la precocità del trattamento della fibrillazione atriale, farmaci antiaritmici, anticoagulanti, permette il ripristino del ritmo normale, sinusale, e la riduzione del rischio di embolie. Nei casi refrattari si interviene  con cardioversione elettrica e ablazione. A Mater Dei Hospital, previo contatto telefonico e in condizioni di massima sicurezza, sono garantiti i controlli dei pace maker e dei defibrillatori per i casi di effettiva necessità e improcrastinabilità. Non è mai venuta meno la disponibilità di eseguire procedure emodinamiche ed elettrofisiologiche, ablazioni, richieste in emergenza urgenza dai colleghi cardiologi degli ospedali periferici.

Mater Dei PS

«Sono quasi dimezzati – commenta Angelo Preziosa, direttore del PS – gli accessi per Sindromi coronariche acute, SCA – ma i casi che giungono alla nostra osservazione presentano indici di danno miocardico molto elevato evidenziabile con grossi aumenti dei marcatori biochimici, Troponina e BNP. Ritardare il ricovero dall’insorgenza dei primi sintomi condiziona negativamente la prognosi di questi pazienti»

L’invito a non aver paura e a consultare sempre i medici di fiducia arriva anche da Sergio Caparrotti, il primario della Cardiochirurgia. «Fa testo l’esperienza di pochi giorni fa che ha visto coinvolto tutto il Dipartimento Cardiovascolare del nostro ospedale. Una signora, C.G.M.  classe 47, ha ritardato 2 giorni dall’insorgenza dei sintomi indicativi di SCA prima di chiamare il 118. Troppo tardi per un’angioplastica risolutiva, pur tentata nella speranza di miglioramento in emergenza. Il danno ischemico  ha determinato la perforazione del setto interventricolare e sviluppato un grave deficit contrattile incompatibile con la vita. È stata necessaria assistenza meccanica alla circolazione, intervento chirurgico in condizioni di estrema urgenza e passaggio nella Unità di terapia intensiva post chirurgica diretta da Cataldo Labriola. Sarebbe bastata un’angioplastica primaria per evitare questi sviluppi drammatici».

Questo caso deve far riflettere tutti noi. Le malattie cardiovascolari non sono in ferie. Le nostre cardiologie continuano a garantire cure efficaci e di qualità. Un appello importante:  ai primi sintomi, consultare il medico di medicina generale o di fiducia per attivare le reti dell’infarto e dello scompenso.

Bari 20.04.2020                                                            24 articolo 2020

https://www.corrierenazionale.net/2020/04/20/meno-infarti-in-pronto-soccorso-vero-o-falso/

https://www.corrierepl.it/2020/04/20/meno-infarti-in-pronto-soccorso-vero-o-falso/

Dalla Puglia Nicola: così sono guarito dal Coronavirus

Grazie ai medici e agli infermieri dalla grande umanità e professionalità  

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Di Riccardo Guglielmi

Nicola, 59 anni, impiegato con la passione del canto e della musica, guarito dal Coronavirus, è tornato a casa dopo 21 giorni di degenza al Policlinico di Bari. Un viaggio nel tunnel della paura e della sofferenza risolto positivamente grazie alla sua forza d’animo e alla professionalità degli Angeli che con amore e professionalità lo hanno curato. Questa intervista è la testimonianza di un uomo che, in piena forma, fisico possente con corretto stile di vita e senza alcuna patologia collaterale, è entrato in contatto con un nemico atroce e invisibile, che non mostra subito la potenza di fuoco dei suoi armamenti. Un messaggio di speranza che deve essere di aiuto a quanti stanno ancora lottando.

Come è iniziata la sua storia

Dal primo marzo, ho cominciato a lamentare nausea, sensazione di spossatezza, dolori muscolari; dopo pochi giorni, tosse sempre più insistente,  febbre che la sera raggiungeva valori elevati. Ho pensato alla solita brutta influenza e alla stanchezza accumulata nella settimana precedente ricca di tanti impegni di lavoro e contatti sociali. Vani i comuni trattamenti terapeutici suggeriti in un’altalena di peggioramenti e piccoli miglioramenti.

E poi

Devo molto a mia moglie che ha chiamato il pomeriggio dell’11 di marzo il 118. Sono stato portato alla Clinica Malattie infettive del Policlinico, diretta dal Prof. Gioacchino Angarano, tampone rinofaringeo e in tarda serata il responso.

Cosa ha provato 

Un colpo al cuore inaspettato perché non avevo mai considerato l’infezione da Covid 19. La mia mente pensava a tante altre patologie. Ho provato paura e subito quella sensazione di solitudine e preoccupazione non tanto per me ma per gli altri. Temevo di aver contagiato la mia adorata moglie, parenti e amici. Avrei potuto contagiare tante altre persone nei giorni successivi.

Come è stata la degenza  

Giorni duri, la febbre e il malessere generale aumentavano sempre di più. Grande disagio perché mi sono trovato nel bel mezzo della riorganizzazione e della trasformazione di tutto il Padiglione Asclepios in Unità Covid. Spostamenti in ambulanza 3 o 4 volte, ventilazione assistita con il timore di essere intubato con passaggio dalla terapia sub intensiva a quella intensiva che intravedevo dal letto della mia degenza.

Chi e cosa l’hanno aiutato

Lottavo con tutte le mie forze, volevo trasferire nei polmoni tutto l’ossigeno che mi era erogato nella maschera. Pregavo tanto, leggevo i messaggi di incoraggiamento della famiglia, degli amici e non volevo mollare. La somministrazione “compassionevole” di un nuovo farmaco per questa malattia ma già usato per la cura dell’artrite reumatoide, in quinta giornata di degenza, il Tocilizumab, ha cambiato il decorso clinico del mio stato

Se mi permette il tocco di leggerezza,  è stato “il telefono che allunga la vita” e un farmaco per l’artrite a salvarla

Un sorriso non deve mancare e la leggerezza è importante; come non ricordare quei ragazzi che mi invitavano a cantare avendo saputo della mia passione per la musica e il canto. Bisogna avere fede nel Signore e fiducia negli Angeli che pur con turni massacranti, limitati anche nelle funzioni biologiche elementari dai necessari e insostituibili dispositivi di sicurezza, non lesinano atteggiamenti di incoraggiamento e parole di conforto. La professionalità e umanità di queste donne e uomini impegnati in prima linea permetteva di far superare il dolore provocato da alcune procedure diagnostiche, per esempio i prelievi arteriosi, indispensabili  per controllare l’evoluzione della malattia. Ho visto tanti giovani Angeli preparati e capaci, a cui va tutta la mia riconoscenza. Bisogna stringere i denti e non far venir meno la caparbietà di vedere quella luce che porterà fuori del tunnel. Nessuno vince da solo.

Adesso cosa l’aspetta

Quarantena domestica per 15 giorni. Il tampone eseguito prima della dimissione era negativo, ma è necessaria la conferma di questa negatività tra 2 settimane. L’isolamento sociale è in questo momento l’unica arma di prevenzione e invito tutti a restare a casa.

Grazie caro Nicola e auguri per questa nuova vita. Nessuno vince da solo ha detto Papa Francesco. Fede, fiducia e caparbietà sono i messaggi che il nostro amico manda con l’intervista.

Nicola, nome reale e non di fantasia, ha preferito al cognome “mettere la faccia” e ha postato “Fiore di maggio”, la celebre canzone di Fabio Concato, che ha voluto dedicare  ai medici e al personale paramedico della palazzina COVID-19 del Padiglione Asclepios del Policlinico di Bari…… Grazie Angeli….

Vediamo il video e tributiamo tutti insieme un dovuto e sincero grazie a questi Angeli che stanno lavorando per noi

clicca  https://www.facebook.com/nico.dipinto.3/videos/2745165678929718/

https://youtu.be/5fbRR1ZNv5s

Bari 03.04.2020

19 articolo 2020 https://www.corrierenazionale.net/2020/04/03/dalla-puglia-nicola-cosi-sono-guarito-dal-coronavirus/

https://www.corrierepl.it/2020/04/04/dalla-puglia-nicola-cosi-sono-guarito-dal-coronavirus/

 

La crisi è la conseguenza dell’austerità: prepariamoci a cambiar pagina

È arrivato il momento di essere pratici, efficienti ed efficaci

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Gare d’appalto, libertà individuali, concorsi, garantismo, sono procedure valide e fondamentali nella normalità. Sono elementi che identificano la democrazia. La dimensione straordinaria e imprevedibile del momento,  l’impreparazione generale a non saper affrontare sacrifici che la catastrofe impone, l’ignoranza, scusabile solo all’inizio dalla non conoscenza della potenza di fuoco del nemico, il non aver voluto ascoltare le voci dei pochi competenti, derisi come razzisti, definiti sciacalli capaci di creare allarmismo, opportunisti e quant’altro, l’egoismo che tutta la situazione doveva essere governata da politiche economiche e interessi finanziari, il non aver voluto capire che il vero vaccino nella fase iniziale era la scienza  e la conoscenza, hanno creato le condizioni  della tempesta perfetta e anche l’Italia ha conosciuto la sua Pearl Harbor. Il nostro motore economico è al Nord, Lombardia, Emilia e Veneto, proprio come tutto il potenziale navale degli USA era a Pearl Harbor. L’astuzia del nemico si evince dall’aver saputo dare subito un colpo decisivo, quel KO alla prima ripresa che impedisce il proseguimento dell’incontro di boxe. Staremo a terra sino al conteggio del 9 ma al 10 dobbiamo stare in piedi. Siamo in guerra, non possiamo arrenderci e dobbiamo continuare a combattere. L’invisibile Covid 19 si sta dimostrando un nemico scaltro che ha dichiarato guerra senza preavviso, si muove ad onda e noi al Sud non dobbiamo farci trovare impreparati. È il momento di alzare gli scudi, fare testuggine, potenziare l’argine e aspettare l’onda. Stare a casa durante il diluvio significa entrare nell’ARCA e aspettare il volo della colomba con il ramo d’ulivo nel becco.

L’attuale crisi è la conseguenza dell’austerità e dell’egoismo, dobbiamo cambiare pagina.  Le regole che ci saranno imposte da una cabina di regia, preghiamo solo che sia composta da composta da competenti, dovranno essere eseguite senza se e senza ma. Più concretezza, meno democrazia e garantismo,  regole militari, niente burocrazia. Tutta la logistica deve essere polarizzata per affrontare la crisi; avanti con assunzioni nei settori strategici, sanità e alimentare, senza bandi di concorsi ma con arruolamenti diretti. Stanziare soldi che arriveranno tra un anno non serve a nulla. I medici vogliono risorse, umane e materiali, subito. Se aspettiamo la gara di appalto per costruire un ospedale e riempirlo con attrezzature ci vorranno anni, adesso non c’è tempo. Ora serve la decisione immediata. La variabile TEMPO, mai come in questo caso, segna il confine tra capacità di governare i processi per tempo e in tempo. Sarà fallimentare rincorrere gli eventi perché arriveremmo TARDI. Non si vede la solidarietà delle nazioni vicine, anzi c’è la sensazione che vogliono metterci in un angolo e approfittare della situazione per accaparrarsi a 4 soldi i nostri assetti migliori. Dobbiamo pensare a una gaffe, chissà, ma le parole della  Presidente della BCE hanno fatto crollare la borsa di Milano. A pensare a male si farà peccato ma spesso si azzecca. Ora assistiamo al fallimento politico della U.E.

Stiamo avendo la dimostrazione che esiste un Paese reale, orfano di una classe dirigenziale all’altezza della governance, fatto da italiani che per oltre un decennio hanno subito quei tagli scellerati che ci hanno portato a questa fase di vulnerabilità e fragilità. È il paese del mondo della produttività e del lavoro, della sanità, della scuola, delle forze dell’ordine che si impegnano oltre ogni limite e diventano un modello positivo per le generazioni future. Per tutti è arrivato il momento dell’unità, della coesione e della solidarietà indispensabile per implementare il senso di appartenenza a una comunità che sa reagire e vincere. Forza andrà bene, ma dobbiamo cambiar pagina.

# Iostoincorsia  #Turimaniacasa

Riccardo Guglielmi – Giornalista scientifico del Corriere Nazionale

https://www.corrierenazionale.net/2020/03/16/la-crisi-e-la-conseguenza-dellausterita-prepariamoci-a-cambiar-pagina/

https://www.corrierepl.it/2020/03/16/la-crisi-e-la-conseguenza-dellausterita-prepariamoci-a-cambiar-pagina/

L’8 marzo al tempo del Coronavirus. Una notte e un giorno da ricordare

Il vaccino conoscenza e buon senso  

8-marzo

Di Riccardo Guglielmi

La festa della donna di oggi è passata in secondo piano. C’è un’emergenza e la nostra attenzione è polarizzata da continue cifre, da pareri discordanti di tanti che fanno passerella in televisione, dall’altalena di notizie che sentiamo dai nostri governanti. La positività al Covid-19 di Zingaretti, che appare rassegnato ma fresco e riposato, è diventata da 24 ore un fatto mediatico anche se, a bocce ferme, qualcuno comincia a chiedersi “ma perché gli hanno fatto il test se ci è apparso sempre in buona salute. Tutti, anche chi non ha sintomi devono fare il test o è il test è un nuovo privilegio concesso di routine alla classe politica”. Meglio ritornare alla festa della donna. Un grande augurio a tutte le donne, figlie, mogli, madri,  in particolare a quelle impegnate, nei Pronto soccorso, nelle terapie intensive, nelle degenze, negli ambulatori, nelle farmacie e nelle amministrazioni di tutte le strutture sanitarie del nostro sistema sanitario nazionale, impegnate a combattere la battaglia contro un nemico invisibile, aggressivo e feroce. Queste donne devano essere paragonate alle tante partigiane, grandi combattenti nella nostra guerra di liberazione, che dopo il conflitto sono state dimenticate e messe da parte. Le donne italiane sono in prima linea e dimostrano di sapersi sacrificare per il bene della collettività. Non dimentichiamole quando la tempesta sarà passata; la mimosa, che idealmente  doniamo, le donne la poggiamo sulla croce. Per ora GRAZIE e buon 8 marzo.

Dopo questo doveroso e giusto riconoscimento è importante riprendere la rotta dell’informazione e dell’analisi, considerata la particolare contingenza che vivremo ancora per altri mesi. Scoperta e sperimentazione del vaccino hanno tempi lunghi, almeno un anno, ma come è stato già scritto su queste pagine,  la vaccinazione per il Coronavirus è in questo momento la conoscenza, l’arma per vincere l’angoscia il buon senso. L’incertezza crea ansia mentre la paura, se ben canalizzata, diventa qualcosa di positivo e utile all’organismo, perché attiva i meccanismi di allerta, difesa e valutazione dell’attacco.

Anche la notte dell’8 marzo non sarà facilmente dimenticata. In quelle ore il governo firmava misure restrittive che ridurranno la libertà individuale. Deprecabile il fatto che dalle ore 21 del 7 marzo era in rete la bozza del provvedimento, subito diffusa dalla televisione. Come prevedibile la notizia ha scatenato ansia e molti, sicuramente i figli del nostro Sud costretti ad emigrare per lavorare, si sono affrettati a lasciare le città interessate, prendere il primo treno e congiungersi alle famiglie. La conseguenza che a breve aumenteranno i contagi.  Il cuore pulsante dell’Italia, Lombardia e altre 14 province del Nord, sono in quarantena, zona rossa. La restante parte dell’Italia è zona gialla, a minor rischio di contagio, per ora.  Non ci resta che ragionare in termini di priorità e di statistica. Il problema del contagio da Coronavirus esiste a tutte le longitudini e latitudini in una società globale. Oggi viviamo la priorità: più contatti abbiamo, più aumenta il rischio di contagio. Evitiamo   assembramenti, aggregazioni, tutti quei luoghi dove si è in tanti e a stretto contatto. I ricercatori,  lavorando senza tregua, forniscono ogni ora quelle informazioni che ci permetteranno di vincere questa battaglia. Le misure consigliate e imposte vanno nella direzione giusta per contenere l’eventuale esplosione del contagio e non ingolfare un servizio sanitario che è da settimane messo a dura prova.

Non è allarmismo, il Sud  potrebbe essere il teatro di una nuova Caporetto. Abbiamo professionalità, coraggio, capacità, orgoglio e spirito di sacrificio ma i mezzi sono quelli che sono e sono frutto di politiche nazionali e locali che ci penalizzeranno. Per anni Roma ha ridotto gli stanziamenti da destinare alla Sanità, anche a parità di residenti rispetto ad altre regioni. Siamo stati obbligati a dolorosi piani di rientro. La professione medica è stata delegittimata. I bisogni di salute dei cittadini al Sud sono inascoltati da anni e di conseguenza gli utenti, esasperati, scatenano quotidianamente la loro rabbia su medici e infermieri, nel Pronto soccorso, negli ospedali e negli ambulatori.  Le ricadute delle scelte politiche centrali sono state a livello locale devastanti: chiusi ospedali, tagliati posti letto, bloccate le assunzioni. L’Ospedale Cotugno di Bari, fiore all’occhiello per le malattie polmonari e l’Ospedale Militare di Bari sono stati annullati. Queste strutture ci avrebbero fatto comodo in questo momento. Gli attuali posti letto nelle degenze internistiche, nelle sub intensive e nelle terapie intensive non sono sufficienti per i grandi numeri. Non potranno essere accolti quanti avranno bisogno di assistenza meccanica respiratoria. Mancano tecnici nei laboratori di microbiologia, i radiologi e le TAC, diagnostica sensibile e specifica per la polmonite interstiziale, sono insufficienti. Stanno pensando a un limite di età d’ingresso in terapie intensive. Il bravo medico deve curare tutti,  la politica deve salvare il paese e i cittadini.

Drammatiche saranno le ricadute sull’economia, ma questi sono problemi futuri che potranno essere risolti solo se la politica attuerà quei provvedimenti adeguati, duraturi, non temporanei, che da anni aspettiamo. Chi produce sogna meno burocrazia, meno fiscalità, meno giurisprudenza. Si aspetta più certezza, efficienza ed efficacia. Concentriamoci oggi sulla priorità, appena possibile sulla ripresa.

L’emergenza passerà, trasformiamola in risorsa e facciamo tesoro di questa esperienza. Dopo Caporetto, cambiato il comandante, Diaz subentrò a Cadorna, l’Esercito italiano ha dato il meglio e  la guerra fu vinta. Se le condizioni di salute sono buone continuiamo a lavorare usando precauzioni e attenzioni consigliate. Quando è possibile restiamo a casa, dedichiamo più tempo a leggere e studiare. Riscopriamo la famiglia e diamo ai figli esempi positivi. Il piccolo sacrificio di ridurre l’attività sociale garantirà grandi benefici futuri. Diamo fiducia e incoraggiamo tutti gli operatori sanitari, di ogni ordine e grado che si sono attivati  appieno. Non c’è medico che non si sia posizionato in prima linea. Il Servizio sanitario italiano è unico, eccellente anche se qualcuno continua a distinguere impropriamente pubblico e privato. In questo momento l’unica vaccinazione per il Coronavirus è la conoscenza e il buon senso.

Riccardo Guglielmi – Giornalista scientifico del Corriere Nazionale

https://www.corrierenazionale.net/2020/03/08/8-marzo-ai-tempi-del-coronavirus/