Archivi categoria: Dai Giornali

Meno rischi e disagi per le donne cardiopatiche con “see&treat”

Raschiamento alla cieca addio

Guglielmi Trojano Chirurgia isteroscopica

Ginecologi a confronto per una chirurgia più sicura e senza cicatrici esterne

Bari – Sabato 21 ottobre, ore 8.15-18.00, una task force di ginecologi si è riunita presso il Nicolaus Hotel per confrontare esperienze e competenze sulle moderne e innovative procedure, Video e Highlights in chirurgia isteroscopica.

La salute della donna sarà più garantita, senza raschiamenti alla cieca, dalla visione diretta e dal trattamento chirurgico immediato in ambulatorio, senza esiti cicatriziali esterni o rischi legati all’anestesia generale.

La miniaturizzazione degli strumenti, la professionalità dei medici dell’ambulatorio d’isteroscopia pertinente all’Unità operativa complessa di Ginecologia II del Policlinico di Bari, diretta da Ettore Cicinelli e l’esperienza maturata dagli anni 90 con l’isteroscopia finalizzata alla diagnosi e alla biopsia mirata, permettono il trattamento di patologie interne alla cavità uterina anche complesse.

«I più comuni interventi – afferma Oronzo Ceci, Professore aggregato della II UO Ginecologia e Ostetricia UNIBA – comprendono la biopsia dell’endometrio, la rimozione di polipi (polipectomia), leiomiomi (miomectomia), la correzione di difetti malformativi uterini (per es. l’utero setto corretto con un intervento di metroplastica), l’eliminazione di aderenze intrauterine (adesiolisi) e di residui di materiale deciduo-placentare adeso alle pareti uterine. Una nuova applicazione consiste nell’introduzione di piccole spirali al titanio all’interno degli osti tubarici a fini contraccettivi. ».

«La procedura “see&treat” (vedere e trattare) – commenta Vito Trojano, direttore Dipartimento donna Mater Dei Hospital di Bari e Presidente onorario dell’evento con Ettore Cicinelli – garantisce un rapido ritorno alla vita familiare o lavorativa, evita il ricovero con notevole riduzione dei costi legati alle giornate di degenza».

L’ecografia e l’isteroscopia sono gli elementi portanti per una procedura chirurgica ambulatoriale. L’utilizzo della sala operatoria e dell’anestesia generale sono riservate alla rimozione di polipi e leiomiomi superiori ai 2 cm, o per condizioni cliniche proprie della paziente (utero stenotico, gravi patologie cardiovascolari, terapie anticoagulanti in atto, forte componente emotiva).

Il corso, articolato in 3 sessioni, ha validità formativa.

Per approfondimenti seguite su Mediterranea TV, canale 214 del DT, le interviste di Cristina Negro, operatore Fabio Pelillo, ai prof.ri Giovanni Battista La Sala, Roberto Liguori, Vito Trojano e Oronzo Ceci.

 Clicca per Video del servizio

logo corrierenazionale-mediterranea-tv-logo

redazione@corrierenazionale.net

61 articolo 2017 http://www.corrierenazionale.net/2017/10/21/vedo-e-tratto-raschiamento-alla-cieca-addio/

Orologio biologico e moscerino della frutta. Nobel per la Medicina a tre genetisti USA

Lavorare di notte non fa tanto bene alla salute

 Nobel Medicina 2017

Nobel a tre cronobiologi genetisti che hanno scoperto il meccanismo molecolare del ritmo circadiano . La ricerca è stata condotta sul moscerino della frutta che da decenni è insostituibile per la ricerca. Uno degli animali più piccoli ha i cromosomi più grandi. La Drosophila melanogaster.

Per ritmo circadiano s’intende quel “ticchettio” interno al nostro organismo che regola per esempio i ritmi di sonno e veglia, metabolismo, temperatura corporea, rilascio di ormoni, comportamento alimentare nell’arco delle 24 ore. La cronobiologia è la scienza che studia questi meccanismi. Questo è il tema che è valso il Premio Nobel 2017 per la Medicina a Jeffrey Hall, Michael Rosbash Michael W. Young. Rispettivamente classe 1945, 1944 e 1949, i tre ricercatori americani hanno dimostrato, dagli anni ’80, quali sono i meccanismi alla base del ritmo circadiano, il nostro orologio biologico interno, partendo da un piccolo esserino, il moscerino della frutta.

Il primo a intuire l’esistenza di un orologio biologico fu l’astronomo francese Jean Jacques d’Ortous de Mairan, nel XVIII Secolo, attraverso l’osservazione delle piante di mimosa. Si accorse, infatti, che le foglie della pianta si aprivano di giorno e si chiudevano di notte ma, tramite un esperimento, scoprì che lo facevano anche in assenza di luce diretta, segno questo della presenza di un meccanismo interno alle cellule che regolava questo processo.

I tre scienziati neopremiati, nel corso dei loro studi, sono riusciti a isolare il gene, soprannominato poi period, scoperto da Benzer e Konopka negli anni ’70 e responsabile dello scandire del tempo nel nostro orologio interno, dimostrando che questo codifica una proteina che si accumula nelle cellule durante la notte e si degrada di giorno. Da qui poi l’intuizione che piante, animali ed esseri umani sottendono tutti alle stesse regole di base che governano i ritmi vitali sincronizzandoli quindi con la rotazione della Terra.

Grazie a queste ricerche, gli studiosi di cronobiologia stanno oggi esplorando nuovi approcci a trattamenti basati sui ritmi circadiani che consentono di individuare i momenti migliori della giornata per assumere determinate terapie, per mangiare, bere, fare attività fisica e, naturalmente, dormire.

All’inizio i lavori pionieristici dei tre Nobel furono accolti con scetticismo dalla comunità scientifica.

 Un altro ricercatore, Satchidananda Panda, anch’egli non preso troppo sul serio dal National Institutes of Health American, dimostrò l’esistenza di legami tra metabolismo e orologio interno arrivando a dimostrare che se non si rispettano i normali ritmi biologici ne è compromessa la nostra salute, a volte anche in modo irreparabile. Quando il nostro orologio biologico va fuori fase, infatti, le ripercussioni possono essere di vario tipo, da semplice stanchezza e spossatezza, come ad esempio accade con il classico jet leg, a disturbi di ben altro calibro come depressione, malattie cardiache, obesità e diabete. Dobbiamo dire grazie a chi lavora di notte per la nostra salute e sicurezza. La prossima volta che incontrate un moscerino della frutta non uccidetelo; un giorno potreste dovergli la vostra vita.

56 articolo 2017 http://www.corrierenazionale.net/2017/10/03/orologio-biologico-e-moscerino-della-frutta-nobel-per-la-medicina-a-tre-genetisti-usa/

58 articolo 2017  http://www.corrierenazionale.net/2017/10/05/nobel-per-la-medicina-2017/

 

 

Bari sede di Reggimento di Carabinieri

Consegna della Bandiera di Guerra al Colonnello Ceglie

Carabinieri Reggimento

Bari – Alle ore 11 del 18 settembre nella Caserma Tommaso Porcelli, via Fanelli 207, si è svolta la Cerimonia di consegna della Bandiera di Guerra dell’11 Battaglione Carabinieri “Puglia” al nuovo Comandante.

Alla presenza Generale Carlo Cettina, comandante dell’intera Brigata mobile dei Carabinieri, Il Col. Saverio Ceglie ha assunto il comando del reparto, elevato a Reggimento, in sostituzione del Ten. Con. Giuseppe Sportelli, promosso Comandante provinciale di Rimini. Nei 5 anni di comando a Bari, al Ten. Col. Sportelli, che ha all’attivo missioni in teatri fuori area, Balcani e Iraq, lo stesso Generale Carlo Cettina, più alta autorità militare dell’Arma presente alla cerimonia, ha riconosciuto il merito di aver saputo creare un collettivo efficiente ed efficace sempre pronto a partecipare, con uomini e mezzi, nei territori colpiti da calamità naturali, garantire ordine pubblico in manifestazioni come l’Expo di Milano e il G7 di Taormina, offrire supporto logistico per emergenze migranti, antiterrorismo e lotta alla criminalità.

Il cielo limpido, il ricordo dei caduti dell’Arma, le note dell’inno d’Italia e le parole del Comandante Sportelli hanno saputo trasmettere commozione e orgoglio nelle autorità e nei numerosi ospiti presenti.  Il Col. Saverio Ceglie, classe 1970, ha lasciato il comando provinciale di Nuoro ed è diventato il primo comandante del Reggimento Carabinieri Puglia.

53 articolo 2017  http://www.corrierenazionale.net/2017/09/18/bari-sede-di-reggimento-di-carabinieri/

 

Per vivere più a lungo

Alzati e non stare seduto per oltre 30 minuti . E’ una questione di zuccheri

Computer

Un uomo destinato a una carriera ineguagliabile e divina disse, oltre 2000 anni fa “Alzati e cammina” e Lazzaro ritornò in vita. Oggi secondo quanto rivelato da uno studio americano, pubblicato su gli Annals of Internal medicine, il rischio di morte precoce è più alto per chi rimane seduto per più di 30 minuti consecutivi senza intervalli di movimento. Se vuoi vivere più a lungo, devi alzarti e non stare troppo seduto.

Condotto da Keith Diaz della Columbia University di New York, lo studio ha seguito 8.000 adulti dai 45 anni in su ai quali è stato applicato un monitor per controllare le effettive ore quotidiane di sedentarietà. In media, durante un giorno “vissuto” di 16 ore, ossia senza contare le ore di sonno, la maggioranza dei partecipanti stava seduto circa 12 ore, in media 11 minuti alla volta senza intervalli.

diaz

Dopo 4 anni dall’avvio dei test, 340 partecipanti erano morti, e i rischi di morte sono apparsi più alti per chi rimaneva seduto più a lungo. Senza distinzione di sesso, etnia, peso. I volontari che hanno evidenziato rischi maggiori di morte sono stati quelli che sedevano più di 30 minuti alla volta senza alzarsi.

L’autore principale, mette però le mani avanti, osservando che i dati dimostrano solo un’associazione tra lo stare seduti e le probabilità di morte anticipata, non una relazione di causa-effetto. ”Tra le cause dei rischi portati dalla sedentarietà – ha detto Diaz – s’ipotizza ci sia una relazione sulle modalità in cui l’organismo metabolizza gli zuccheri. L’ipotesi è che quando si sta seduti, il corpo non usi gli zuccheri a disposizione, creando una possibile cascata di effetti negativi”.

Il segreto di una vita più lunga sta nella lotta alla sedentarietà e nel praticare esercizio fisico sin dalla prima infanzia.

54 articolo 2017 http://www.corrierenazionale.net/2017/09/20/per-vivere-piu-a-lungo/

Educazione sessuale nelle scuole, docenti favorevoli

Ministero della Salute e Censis insieme per un obiettivo comune

 

stock-photo-sex-education-title-with-gender-symbols-white-chalk-on-vintage-slate-blackboard-isolated-on-white-119306383 

Stiamo facendo tutta una serie di azioni per rendere le persone consapevoli rispetto alla propria salute riproduttiva“. Con queste parole il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin ha inaugurato a Roma il 22 settembre la seconda Giornata nazionale d’informazione e formazione sulla salute riproduttiva. Dopo il discusso ‘Fertility day’, alla Lorenzin va il merito di aver realizzato nuovi Livelli essenziali d’assistenza, includendo la gratuità per la procreazione medicalmente assistita omologa ed eterologa e avviato le campagne di screening per la salute della donna e dell’uomo.

Beatrice_Lorenzin

Obiettivo è la prevenzione attraverso l’informazione su corretti stili di vita: lotta all’alcol, al fumo o a comportamenti alimentari non corretti. Anche la consapevolezza delle conseguenze di alcune malattie, varicocele e patologie sessualmente trasmesse, deve essere implementata a cominciare dai giovani.

Per l’occasione, è stato organizzato un workshop sul tema ‘Scienza e medicina per la salute riproduttiva’, riferito all’uomo e alla donna nelle diverse fasce di età, quale momento di confronto tra gli esperti in materia e i rappresentanti delle Direzioni generali del ministero che si occupano delle azioni ministeriali in corso. Tra gli esperti presenti anche Ketty Vaccaro, presidente dell’Health Web Observatory e responsabile Salute e Welfare del Censis, che ha proposto di introdurre l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole. Una materia così importante non può essere lasciata alla libera iniziativa degli istituti scolasti.

La proposta incontra esito favorevole tra gli insegnanti.

simona sisto

«Pienamente d’accordo – afferma Simona Sisto, docente di scuola primaria e collaboratrice del Dirigente scolastico presso il 2° circolo di Triggiano (BA)- perché l’iniziativa rivaluta il ruolo fondamentale della scuola.  Come docente sono pronta a trasmettere messaggi corretti ai giovani frequentemente esposti a fonti non idonee e scientificamente inesatte. L’educazione sessuale dovrebbe essere materia d’insegnamento sin dal quarto o quinto anno della scuola primaria; è quella l’età in cui i ragazzi si avvicinano con curiosità ai canali comunicativi dei vari aspetti della sessualità e della riproduzione».

55 articolo  http://www.corrierenazionale.net/2017/09/27/educazione-sessuale-nelle-scuole-docenti-favorevoli/