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Mai più a corto di fiato: politica assente, medici in prima linea

Specialisti da tutt’Italia per la Rete regionale dell’Ipertensione polmonare. Centri esperti a Foggia, Bari, Acquaviva delle Fonti  

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Se la cronaca è la storia della società e se la storia è maestra di vita è opportuno che il resoconto della Tavola rotonda “Mai più a corto di fiato”, inserita nel convegno Sharing Experience in PHA, Condivisione dell’esperienza nell’ipertensione polmonare, che si è tenuto al Nicolaus Hotel di Bari dal 30 novembre al 1 dicembre,  raggiunga, attraverso la corretta diffusione online della notizia, quegli amministratori pubblici, che benché invitati, non si sono presentati per sostenere  il  confronto democratico con i medici responsabili di strutture universitarie e ospedaliere che quotidianamente, con alto senso del dovere e spirito di sacrificio, sono da anni impegnati per rendere appieno operativa la Rete regionale per l’ipertensione polmonare, patologia apparentemente rara che, se non diagnosticata precocemente  e trattata correttamente, porta a morte chi ne è colpito nell’arco di 5 anni.  Il confronto serrato, condotto da un cardiologo giornalista, al quale ha partecipato Stefano Favale, Onofrio Resta, Marco Ciccone, Rocco Lagioia, Angelo Vacca, Donato Lacedonia, Daniele Brunetti e dal pubblico Giuseppe Galgano e Maria Aliani, ha trasmesso il messaggio che i Centri esperti, Foggia, Bari, Acquaviva delle Fonti, diventino presto nodi di una rete che sappia intercettare, identificare, prendere in carico la persona affetta da una malattia dai gravi disagi, stratificando e agevolando percorsi diagnostici, assistenziali e terapeutici.  Nel Policlinico di Bari esistono le competenze professionali per pensare a trattamenti avanzati come trapianto di polmone, alta diagnostica, ricerca (genetica e immunitaria), ma è necessaria una ferma volontà politica che indirizzi i flussi finanziari alle istituzioni pubbliche che fanno seria ricerca e valida assistenza. Investimenti reali, per la comunità e non per pochi privilegiati, capaci di soddisfare i bisogni di salute che noi tutti, utenti del Servizio sanitario richiediamo. Sono progetti che offrono prospettive di crescita e sviluppo a lungo termine e per questo poco amate dagli amministratori che preferiscono quelle immediate, sicuramente più efficaci a fini elettoralistici.  Formare medici, tecnici, infermieri, psicologi e terapisti significa creare posti di lavoro per un’economia di sviluppo reale non virtuale. «E’ di grande rilievo per la nostra Puglia – ha commentato Angelo Vacca, Prorettore UNIBA e direttore Medicina interna “Baccelli” A.O.U. Policlinico di Bari – la presenza di Centri ospedalieri e universitari in rete per la diagnosi e la cura dei pazienti con ipertensione polmonare» . E’ emersa dalla tavola rotonda una convergenza d’intenti tra le diverse istituzioni, Ospedale, Università e le differenti specialità, cardiologia, pneumologia e medicina interna, per rendere i Centri esperti della nostra regione nodi di una rete che in definitiva deve provvedere all’aumento della quantità e qualità di vita della persona che soffre. Fondamentale, anche per ridurre le spese, sarà l’integrazione con il territorio e l’assistenza domiciliare, homecare, telemedicina e caregiver. Un grido di allarme si è elevato dai medici che vogliono essere protagonisti non comparse, ascoltati dagli amministratori e che non  accettano di essere considerati responsabili delle inefficienze del servizio sanitario regionale che non prova a essere vicino agli utenti, ma che, al contrario, dimostra volontà punitive o coercitive verso gli operatori come per la vicenda delle liste di attesa e l’attività intramoenia.   Con la speranza che la Rete regionale dell’ipertensione polmonare copra il sud della Puglia, la tavola rotonda, ha terminato il convegno, realizzato da Carlo D’Agostino, direttore della cardiologia ospedaliera del Policlinico di Bari, con la formula dell’interattività e della condivisione. E’ stato un evento formativo, ricco di contenuti e proposte operative per l’alto profilo scientifico e professionale dei docenti, Dore, Ghio, D’Armini, Vizza, giunti da tutt’Italia.

http://www.corrierepl.it/2018/12/02/mai-piu-a-corto-di-fiato-politica-assente-medici-in-prima-linea/

http://www.corrierenazionale.net/2018/12/02/mai-piu-a-corto-di-fiato-politica-assente-medici-in-prima-linea/

 

Affanno, fame d’aria e stanchezza

La diagnosi precoce d’ipertensione polmonare ti salva la vita

Pronta la rete pugliese per “Mai più a corto di fiato”

ipertensione polmonare

Di Riccardo Guglielmi

Bari – Venerdì 30, inizio ore 14 e sabato 1 dicembre, nella sede del Nicolaus Hotel, si svolgerà un importante convegno scientifico nazionale dal titolo “Sharing Experience in PHA”, Condivisione dell’esperienza nell’ipertensione polmonare, patologia apparentemente rara, caratterizzata da un aumento della pressione sanguigna nelle arterie dei polmoni, che colpisce oltre 3mila persone in Italia. Malattia dalla prognosi severa e invalidante, che, se non identificata subito e correttamente trattata, porta a morte in 5 anni. E’ un evento innovativo e multidisciplinare per la medicina italiana che ha l’obiettivo di identificare la PHA e accorciare i tempi di diagnosi, grazie al contributo di una task force di esperti ,tra cui, Arcadipane, D’Alto, D’Armini, Ghio e Vizza, che condivideranno esperienze e competenze con i medici pugliesi.  E’ l’affanno, la sensazione di mancanza d’aria, che spinge chi soffre a consultare il proprio Medico di medicina generale e il cardiologo. Sono queste le prime figure professionali che possono intercettare e tramite i Centri esperti eseguire una corretta diagnosi identificativa.

«L’ipertensione polmonare – commenta Carlo D’Agostino, responsabile scientifico dell’evento e direttore della Cardiologia ospedaliera del Policlinico di Bari- è una condizione emodinamica frequente, idiopatica o associata a malattie sistemiche come la sclerodermia e l’infezione dell’HIV, che richiede diagnosi precoce e trattamento terapeutico appropriato. L’obiettivo dell’evento è costruire una rete seguendo un modello integrato di condivisione tra i Centri esperti, Università, territorio e amministratori pubblici».

Due intensi giorni di lavoro articolato su 8 tavoli dove gli esperti si confronteranno su percorsi clinici diagnostici gestionali, ricerca e farmaci.  L’esperienza dei cardiologi pugliesi, che vantano il modello di efficienza ed efficacia della rete per infarto e scompenso, il confronto plurispecialistico, permetteranno di realizzare una rete regionale che, attraverso il collegamento con i Centri esperti, intercetti e metta al centro la persona malata. La rete deve ridurre il ritardo diagnostico, ora di 2 anni, anche se una ragazza in Sardegna ha aspettato 8 anni per la diagnosi, deve garantire percorsi facilitati per ridurre i disagi che la patologia comporta, anche per i familiari, e migliorare la qualità e quantità di vita. Sabato il convegno terminerà con la tavola rotonda, condotta da un cardiologo giornalista che, seguendo lo slogan delle associazioni dei malati di PHA “Mai più a corto di fiato”, permetterà alle figure istituzionali della Regione Puglia, Attolini e Stella, dell’Università, Ciccone, Favale, Resta e Vacca per Bari, Brunetti e Foschino per Foggia, e di Lagioia per la Riabilitazione cardiovascolare ICS di Cassano Murge, di confrontarsi  sull’integrazione Centri esperti – territorio, su come formare gli operatori e garantire presidi  terapeutici, costosi sì ma indispensabili per migliorare prognosi e ridurre disagi.

L’evento ha valore formativo per medici e le professioni sanitarie. Provider e segreteria organizzativa: Meeting Planner Srl

Bari 28.11.2018

53 articolo 2018

http://www.corrierepl.it/2018/11/28/la-diagnosi-precoce-dipertensione-polmonare-ti-salva-la-vita/

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Sanità militare: il tricolore sventola da cent’anni

Sicurezza della patria e salute della persona

Cronaca del Convegno nazionale, “La Sanità militare oggi”,

Si è tenuto sabato 10, nell’auditorio dell’Ordine dei Medici di Bari, gremito di medici civili e militari, il Convegno nazionale, “La Sanità militare oggi”, un aspetto poco conosciuto ma fondamentale nell’ambito del pianeta sanità italiano. Tutti in piedi per l’inno nazionale, un’ideale alza bandiera e il convegno è partito col ricordo del Generale medico Lorenzo Bonomo (1858-1926), cui era stato intitolato l’Ospedale Militare di Bari. Il convegno ha disegnato il quadro della sanità militare attraverso la storia, dalle vicende della Grande Guerra sino all’impiego dei corpi sanitari in occasione di conflitti bellici, missione di pace e calamità naturali domestiche e internazionali.

Il Colonnello Francesco Urbano, del Comando di Sanità e Veterinaria ha fatto un excursus sulla sanità militare, partendo dall’incidenza delle malattie infettive al fronte durante la Prima guerra mondiale, che per le scarse condizioni igieniche, causavano più morti che in azioni di combattimento. Tetano, colera e febbri tifoidi erano responsabili di vere ecatombi.

Fabrizio Ciprani, Direttore Centrale di Sanità del Dipartimento della P.S., ha evidenziato il ruolo della sanità della Polizia di Stato, che garantisce una presenza capillare sul territorio con 363 medici, 40 psicologi, tecnici radiologia medica, tecnici neurofisiopatologi, tecnici della riabilitazione motoria, 460 infermieri e personale di supporto, cui si aggiungono tecnici della prevenzione nei luoghi di lavoro, ottici, audiometristi, medici veterinari. Ciprani ha anche annunciato un imminente concorso per potenziamento del personale medico e tecnico.

Un impegno sui fronti più distanti è quello della Sanità militare: scenari legati alle rotte dei migranti e alle operazioni di soccorso in mare, illustrati dal Colonnello medico Giuseppe Rinaldi della Guardia di Finanza, operazioni di protezione civile dei Vigili del Fuoco in occasione di disastri e calamità naturali, descritte dal Direttore medico Massimo Spalletta.

Il Maggiore generale Nicola Sebastiani, Ispettore  della Sanità Militare, subito dopo l’invito a un minuto di raccoglimento, oggi è l’anniversario, per i martiri di Nassiriya, ha inquadrato la sanità militare dalle trincee degli inizi del secolo scorso fino alle attuali missioni di pace, in una dimensione futura di proiezione europea, evidenziando l’organizzazione e le attrezzature che sono messe in campo oggi sui diversi fronti, come le tecniche di biocontenimento o la sala chirurgica campale inserita in un veicolo tattico capace di portare una capacità chirurgica il più vicino possibile all’esigenza operativa. Merito tutto italiano è il saper creare, quasi in tempo reale, quel positivo rapporto empatico con le popolazioni locali spesso tanto diverse per etnia, cultura e religione. Dal generale Sebastiani un grazie a tutte le componenti integrate nella Sanità Militare, in particolare C.R.I., Protezione Civile, Ordine di Malta e medici civili esterni, che come lui stesso ha esposto, rappresentano modelli formativi e valoriali.

Maurizio Benato, già vicepresidente Fnomceo, ha infine illustrato le specificità e gli obiettivi della medicina militare, nella tensione per esempio di conciliazione tra esigenze proprie delle operazioni militari e quelle della deontologia medica. Il militare è infatti chiamato a difendere la sicurezza della Patria, il medico a tutelare la salute della persona umana. Il medico militare incarna e sintetizza entrambe queste esigenze ineludibili per la tenuta e lo sviluppo della società.

«Abbiamo colto l’occasione della ricorrenza dei cento anni della Prima Guerra Mondiale – racconta il responsabile scientifico del convegno e vicepresidente Omceo Bari, Franco Lavalle -per organizzare un Convegno sulla Sanità Militare ai giorni nostri nel quale fosse evidente il ruolo del medico e di tutti gli operatori sanitari verso le persone, anche in contesti di conflitto, di operazioni di peacekeeping e di disastro naturale».

Mai come in questi ultimi mesi in cui l’Italia è stata colpita da grandi disastri causati dall’uomo e dalla natura, crollo ponte Morandi, alluvioni e frane, il lavoro dei corpi militari, in ambito sanitario e di protezione civile, ha mostrato il suo contributo fondamentale. Filippo Anelli, Presidente Omceo Bari e Presidente Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici) ha così terminato: “La Sanità militare contribuisce con il suo operato a costruire il nostro sistema sanitario nazionale, una grande conquista di civiltà, un bene comune che quest’anno compie 40 anni e che tutti dobbiamo impegnarci a tutelare. Ringrazio anche a nome della Fnomceo tutti i medici e gli operatori sanitari che ogni giorno assicurano un servizio importante e indispensabile per la nostra Repubblica, nel rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione quale strumento per promuovere la pace e la dignità della persona umana“.

Una mostra di cartoline d’epoca, divise militari e strumenti sanitari d’epoca, gentilmente concesse dal Comandante dell’11° Reggimento Carabinieri Puglia, Col. Saverio Ceglie e in parte provenienti dalla collezione privata di Paolo Caradonna, radiologo presso l’Ospedale Di Venere, è stata allestita nelle sale dell’Ordine dei Medici.

redazione@corrierenazionale.net

Bari 12.11.2018

51 articolo 2018

http://www.corrierepl.it/2018/11/12/sanita-militare-il-tricolore-sventola-da-centanni/

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Il diabete diventa sempre più giovane

Cause: cattive abitudini alimentari e sedentarietà 

Le vere armi prevenzione e comunicazione

obesi

  • foto web

Di  Riccardo Guglielmi

Una vera epidemia si sta diffondendo nel III millennio. La prevalenza di diabete nel mondo è in costante aumento. Entro il 2035 sono previsti oltre 592 milioni di diabetici. Diabete significa malattie cardiovascolari e di conseguenza minore aspettativa per quantità e qualità di vita. Il dissesto glicemico nell’organismo induce a parlare di “malattia diabetica”, in considerazione del fatto che numerosi eventi si possano verificare anche alla presenza di alterazioni del profilo glicemico apparentemente minime. Curare questa malattia significa non fermarsi al semplice controllo della glicemia ma agire sullo stile di vita e sulle patologie associate, ipertensione, dislipidemia e al fumo. Il diabete alimentare, quello di tipo 2, sta aumentando nei giovani. L’involuzione antropologica degli ultimi cinquanta anni sta producendo aumento del tasso di obesità infantile. L’inattività fisica produce lo squilibrio del metabolismo degli zuccheri e dei grassi. Obesità e sedentarietà diventano gli incursori che sfondano le linee di difesa del nostro organismo e producono patologie vascolari e degenerative che diventeranno alleati, sempre più pericolosi, del diabete. Esistono tanti buoni farmaci ma se non s’interviene con progetti di prevenzione primaria che prevedano, sin dalla prima infanzia in famiglia e a scuola, quella maggiore informazione utile a implementare stili di vita corretti, la guerra contro l’invasione della malattia diabetica nel III millennio sarà persa.

Bari 11.11.2018

50 articolo 2018

http://www.corrierepl.it/2018/11/11/il-diabete-diventa-sempre-piu-giovane/

Il diabete diventa sempre più giovane

 

Camici bianchi con stellette e alamari. Medici a congresso a Bari

Sanità militare oggi: professionalità e umanizzazione

Organizzato dall’Ordine dei Medici di Bari e dalla FNOMCeO, la Federazione nazionale ordine medici, si svolgerà il 10 novembre a Bari, nell’AUDITORIUM BONOMO Via G. Capruzzi, 184, inizio ore 8.30, il convegno nazionale “LA SANITÀ MILITARE OGGI”.

La Sanità Militare rappresenta un’importante realtà nella quale si manifesta la professione sanitaria in generale e quella medica in particolare. «Abbiamo colto l’occasione della ricorrenza dei cento anni della Prima Guerra Mondiale – riferisce Franco Lavalle, vice presidente OMCEO Bari e responsabile scientifico dell’evento – per organizzare un convegno sulla Sanità Militare ai giorni nostri, nel quale fosse evidente il ruolo del medico e di tutti gli operatori sanitari, a seconda del corpo di appartenenza e nelle attività specifiche di ciascun’arma, verso le persone».

Sarebbe riduttivo identificare il ruolo dei corpi sanitari militari con l’esclusivo impiego in occasione di conflitti bellici. La Sanità militare nella medicina campale, operativa e d’urgenza, in quella focalizzata su malattie gravissime e contagiose, rappresenta un’eccellenza incredibile. I camici bianchi con stellette e alamari sono in grado di rischierare ospedali in modo molto rapido ed efficace, dimostrando di avere grande abilità strumentale ed essere indiscussi professionisti anche nell’ambito della medicina legale. Ogni Forza Armata ha specificità e nicchie d’eccellenza per fronteggiare le peculiari esigenze sanitarie: infermerie di bordo delle navi, in molti casi veri e propri piccoli presidi ospedalieri, strutture di biocontenimento dell’Aeronautica e unità aviotrasportabili dell’Esercito. Si tratta di assetti intrinsecamente “dual use”, cioè nati per scopi militari ma impiegabili anche per esigenze della popolazione civile, come è stato recentemente in occasione del terremoto in Italia centrale, in Libia a Misurata o a Haiti con Nave Cavour. Il risultato finale è una buona medicina che, grazie all’umanizzazione delle cure e all’ottimo rapporto con le popolazioni locali, tanto diverse da noi per etnia, cultura e religione, la rende un modello di efficienza ed efficacia tanto apprezzato dai corpi militari delle nazioni che condividono i teatri operativi.

«Un ringraziamento ai colleghi Filippo Anelli e a Franco Lavalle, FNOMCeO e Ordine dei Medici di Bari – ha commentato Nicola Sebastiani, Magg. Gen. e Ispettore della Sanità Militare, raggiunto al ritorno da una missione all’estero – per l’attenzione posta nell’evidenziare il ruolo strategico della Sanità che rappresento e per aver favorito l’apertura di tavoli tecnici per la formazione e la discussione di problematiche deontologiche e professionali relative al ruolo del medico in divisa. Nel congresso i relatori avranno la possibilità di mostrare le moderne tecnologie possedute e il loro utilizzo». Una task force di esperti è stata approntata per le relazioni: Benato da Padova, Bonomo da Bari, Ciprani (Polizia di Stato), Rinaldi (Guardia di Finanza), Spalletta (VV.FF.) e Urbano da Roma.

Bari ha un ruolo importante nella Sanità militare italiana; come non ricordare i generali Michele Donvito e Domenico Ribatti rispettivamente Direttori generali della Sanità dell’Esercito e dei Carabinieri. Lo stesso Generale Sebastiani, nato e studente liceale a Bari, ha condiviso le iniziali competenze e conoscenze con tanti colleghi, militari e civili, in quello che è stato uno dei più importanti presidi sanitari militari italiani, l’Ospedale “Lorenzo Bonomo”, struttura di grande valenza architettonica e logistica, ora abbandonata e in fase di degrado, che le amministrazioni nazionali e locali potrebbero, se volessero, far tornare al primitivo splendore con sagge politiche di riconversione, nel rispetto dell’iniziale destinazione d’uso. La bellezza del viale con filare di palme, il gigantesco albero di magnolia, il profumo dei maestosi pini e lecci, saranno sempre nella mente di quanti hanno frequentato, a vario titolo, l’O.M. di Bari.

Professionalità e umanizzazione è la Sanità Militare di oggi. Domani sarà indispensabile un salto in avanti, dal punto di vista organizzativo-concettuale, per portare a compimento quella necessaria ottimizzazione che Forze Armate di paesi amici e alleati hanno realizzato da tempo. Sanità militare interforze, apertura delle strutture a più alta valenza clinica e diagnostica ai familiari dei militari e a tutta la popolazione civile, creazione di unità dedicate al trattamento del disturbo post traumatico da stress e alla riabilitazione dei militari che tornano dall’estero, potrebbero nel futuro dare più lustro e prestigio al nostro paese.

In concomitanza del convegno sarà allestita una mostra di divise, fotografie e materiali sanitari d’epoca. L’evento ha valore formativo per medici, sottufficiali infermieri e aiutanti di sanità. Lo spessore dei relatori e la qualità degli argomenti aumenterà conoscenze e competenze degli iscritti al congresso.

http://www.corrierenazionale.net/2018/11/05/camici-bianchi-con-stellette-e-alamari-medici-a-congresso-a-bari/

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Infermieri

Auditorium “Lorenzo Bonomo”  Ordine Medici di Bari 10.11.2018

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Riccardo Guglielmi con Generale Aldo Sebastiani e Paolo Caradonna
Riccardo Guglielmi con Generale Aldo Sebastiani e Paolo Caradonna