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Curare l’ipertensione, da Lecce le novità

Lecce Piazza Duomo
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Dopo il recente workshop di Bari ricercatori e clinici a congresso nella città d’arte del Meridione italiano per migliorare la gestione del paziente iperteso

Organizzato dal Centro Ipertensione U.O. di Medicina P.O. “Vito Fazzi” di Lecce, venerdì 27 gennaio con inizio ore 14.30 e sabato 28 presso la sala Congressi del Grand Hotel Tiziano, specialisti e medici di medicina generale si riuniranno per fare il punto su “L’ipertensione arteriosa: come migliorare la gestione”.

Come già riportato nel nostro giornale e recentemente discusso a Bari, l’ipertensione arteriosa costituisce il più importante fattore di rischio di morbilità e mortalità cardiovascolare. In Italia si sono raggiunti importanti risultati nella gestione della malattia e nel controllo della popolazione ipertesa. Dobbiamo migliorare l’efficienza delle strutture e l’efficacia delle cure.

«Questo congresso – afferma Giuseppina De Benedittis cardiologa ambulatoriale dell’ASL Lecce, Consigliere nazionale dell’ANCE, l’associazione dei cardiologi del territorio – ha per obiettivo come migliorare la gestione della malattia ipertensiva per offrire cure più efficaci e ridurre le complicanze; un evento molto importante per la formazione dei medici di base e degli specialisti che operano sul territorio».

Nel corso dei lavori saranno esaminati gli aspetti epidemiologici e il ruolo delle patologie correlate, diabete, nefropatie e cardiopatie. Molto rilievo è riservato agli aspetti clinici e alle novità terapeutiche e strumentali; tra i relatori Bruno Trimarco dell’Università di Napoli, Vito Vulpis del Policlinico di Bari e Claudio Borghi dell’Università di Bologna.

L’evento ha valore formativo; responsabili scientifici Giuseppe Antonio De Giorgi e Gaetano Castrignanò.

Riccardo Guglielmi, pubblicista scientifico de Il Corriere Nazionale

redazione@corrierenazionale.net

Bari 21 gennaio 2017

4 articolo http://www.corrierenazionale.net/index.php/41-noi-e-la-salute/2434-curare-l-ipertensione-da-lecce-le-novita

 

Ipertensione arteriosa e malattie associate

congresso ipertensione

Aumenta il rischio con l’età. Specialisti a congresso per cure migliori e meno complicanze

Bari – Il 20 e 21 gennaio, presso il Centro Congressi Nicolaus, via Cardinale Ciasca 27, alle ore 14.30 avrà inizio il 5° workshop di formazione teorico pratica multidisciplinare sulla malattia ipertensiva. L’evento “Ipertensione & comorbilità” vedrà riuniti medici di medicina generale e specialisti, ospedalieri e universitari, che discuteranno sulle nuove proposte per la gestione e il trattamento dell’ipertensione arteriosa associata a patologie internistiche, metaboliche e croniche degenerative.

L’ipertensione arteriosa (IA), principale fattore di rischio cardio cerebrovascolare, è associata a elevati tassi di mortalità e disabilità.  Aumenta con l’età, il 60% degli over 65 è iperteso; negli ultraottantenni la prevalenza è del 70%.  Particolare interesse nella gestione di tale patologia è rivolto alle Cure primarie e ai percorsi integrati multidisciplinari. Presidente dell’evento è il dott. Vito Vulpis, responsabile dell’Unità operativa Ipertensione  arteriosa del Policlinico di Bari, da molti decenni impegnato nella ricerca e nel trattamento della malattia ipertensiva.   Il Comitato scientifico è composto da Vincenzo Contursi, responsabile nazionale della Società per le cure primarie, Immacolata Panettieri dell’Università di Foggia, Carlo Sabbà dell’Università di Bari.  Venerdì 20 il pomeriggio sarà interamente dedicato all’associazione dell’ IA con cardiopatie e malattie metaboliche.  Tra i docenti si segnala la partecipazione di Loreto Gesualdo, Stefano Favale, Marco Ciccone, Carlo D’Agostino, Pasquale Caldarola, Paolo Colonna, Giorgina Specchia, Claudio Borghi, Angelo Vacca e Edoardo Guastamacchia.

Sabato 21 inizio dei lavori alle ore 8.45 e mattinata dedicata all’associazione IA patologie cerebrovascolari e infiammatorie croniche. Sono previste relazioni di Franco Perticone dell’Università di Catanzaro e Maria Pia Foschino dell’Università di Foggia. I lavori del congresso termineranno alle ore 14 dopo la tavola rotonda, moderata da Daniele Amoruso, sul rapporto IA e Medicina d’iniziativa e di prossimità. Tra i partecipanti il presidente dell’ordine dei medici di Bari, Filippo Anelli, il direttore generale dell’AOU Policlinico di Bari, Vitangelo Dattoli e Vito Montanaro, direttore generale della ASL BA.

Il workshop, che si avvale del patrocinio delle più importanti società scientifiche italiane, è aperto a medici, fisioterapisti, infermieri e dietisti. Ai partecipanti saranno rilasciati i crediti formativi.

Presidenti onorari Gianfranco Parati e Augusto Zaninelli; segreteria organizzativa e provider  c.labmeeting

Riccardo Guglielmi

redazione@corrierenazionale.net

Bari 16 gennaio 2017

3 articolo http://www.corrierenazionale.net/index.php/41-noi-e-la-salute/2322-ipertensione-arteriosa-e-malattie-associate

http://wp.tuttosanita.it/congressi-ed-eventi/ipertensione-e-comorbilita/

 

 

Dopo i 50 anni l’ottimismo fa bene alla salute

Atene, Acropoli: over 50 in gita
                                    Atene, Acropoli: over 50 in gita

Lo affermano gli scienziati, studiati 10mila inglesi per 10 anni

Uno studio condotto da ricercatori dell’University College di Londra, coordinato da Andrew Steptoe e pubblicato sul numero di Natale del British Medical Journal dimostra che le persone capaci di godersi la vita corrono meno rischi di morte prematura.  Questa è la prima evidenza scientifica derivante dall’esame dei dati inseriti nell’Elsa, English Longitudinal Study of Ageing, che per oltre 10 anni ha inserito i dati di 9mila uomini e donne ultracinquantenni (età media 63 anni),  catalogati, secondo le risposte a quattro domande formulate in tre diversi momenti, per stili di vita, comportamenti e livelli di salute. Non è il sorriso momentaneo ma la duratura felicità alla base dell’allungamento della vita che fa la differenza. E’ la qualità di vita che condiziona la quantità.

La gioia di vivere degli inglesi reclutati nello studio è stata testata tre volte ogni due anni tra il 2002 e il 2006 e l’associazione con la mortalità è stata osservata fino al 2013. In base alle risposte alle quattro domande, riguardanti i rapporti con altre persone, le condizioni della propria vita in generale e il livello di energia sentito, il campione è stato diviso in ottimisti e pessimisti. Una graduazione interna tra i due sotto campioni è stata eseguita secondo la percentuale di risposte positive.

Benessere economico, istruzione, malattie e depressione, sono stati accuratamente pesati nell’indagine statistica per valutarne l’impatto sulle conclusioni. Il risultato è che esiste una linearità tra ottimismo e longevità: riduzione della mortalità tra il 24% e il 17% secondo i gradi dell’ottimismo. I più contenti sono il 34%, mentre i perenni pessimisti il 24%.  L’ottimismo è di casa nella donna e in chi è in compagnia; istruzione e benessere non guastano. Più si è vicini ai 50 anni e più si ha voglia di godersi la vita. A questo punto il segreto della longevità negli over 50 è la “Vie en rose” senza aver paura di essere felici.  Ricordiamoci di canticchiare “Don’t worry, be happy” ogni mattina; vivremo meglio e più a lungo.

redazione@corrierenazionale.net

Bari 14 gennaio 2017

2 articolo http://www.corrierenazionale.net/index.php/41-noi-e-la-salute/2268-dopo-i-50-anni-l-ottimismo-fa-bene-alla-salute

Il body building fa male al cuore ?

Da Barinedita – Rubrica L’esperto risponde – Il medico sportivo

Domanda Buongiorno Dottore, leggendo on line e dai diversi studi sembrerebbe che l’attività fisica intesa come sollevamento pesi o body building che dir si voglia possa apportare dei danni dell’apparato cardiovascolare…..dalla sua esperienza questi studi sono veritieri? se si, consiglierebbe almeno 1 seduta settimanale di sollevamento pesi abbinata a 2 sedute aerobica come corsa (40-50′).

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Risposta Le evidenze scientifiche sono il derivato di ampi studi, sperimentazioni e rivisitazioni della letteratura, approvati dai ricercatori e dalle società scientifiche di settore. Hanno valore statistico – probabilistico; il loro livello e grado sono alla base della veridicità dell’EBM, la moderna medicina basata sulle evidenze. Sono proprio le evidenze scientifiche a sostenere che il body building da solo non è l’ideale per l’apparato cardiovascolare. E’ utile per il potenziamento muscolare solo se inserito nel programma di attività fisica che deve essere ricondotta a 3 o 4 ore settimanali, secondo età e tipo di attività lavorativa.  Consiglio un’ora a giorni alterni: 15 minuti di attività aerobica per riscaldamento muscolare, stesso tempo per esercizi calistenici a corpo libero, 15- 20 minuti di potenziamento muscolare con pesi a carichi crescenti o circuito di body building.  E’ utile dedicare il tempo della restante ora, qualche minuto in più non guasta, ad esercizi di allungamento muscolare. Questo è il programma consigliato per essere in forma, evitare problematiche articolari e muscolari. Non andare oltre gli adattamenti fisiologici dell’apparato cardiovascolare (bradicardia, aumento concentrico dello spessore delle pareti, maggiore contrattilità) consente al cuore di svolgere al meglio la propria funzione, di fare prevenzione cardiovascolare e di godere appieno i benefici che lo sport determina sul corpo umano.

Bari 5-01-2017

Riccardo Guglielmi

http://www.barinedita.it/il-medico-sportivo/faq278/il-bodybuilding-fa-male-al-cuore

 

Sport per tutti ma in sicurezza

La scarica elettrica ti salva la vita, la proroga no

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Esercitazione di BLSD nella Sala consiliare del Comune di Bari-

Grazie alle numerose campagne di comunicazione, all’impegno dei tanti medici che hanno a cuore la prevenzione, all’aumentato grado di cultura e interesse per il benessere e la salute, l’attività sportiva a qualunque titolo sia svolta, ludica, ricreativa agonistica e non, s’impone giorno per giorno come mezzo utile e importante nella lotta alla sedentarietà, all’obesità, al diabete e di conseguenza alle malattie oncologiche e cardiovascolari.

Frequentemente i media evidenziano i casi di morte improvvisa di atleti, amatoriali o professionisti, durante manifestazioni, gare, allenamenti o durante l’espletamento di attività motoria in palestre. Controlli medici, l’uso nel momento giusto del defibrillatore associato a semplici manovre rianimatorie impediscono che un momento di svago si trasformi in tragedia; come non dimenticare Morosini, calciatore di 31 anni e Bovolenta, pallavolista di 37 anni caduti al suolo e morti improvvisamente sul campo. Le cause di morte improvvisa sono principalmente per i giovani malformazioni cardiovascolari congenite o infiammatorie, ignorate perché mai diagnosticate, per gli adulti la cardiopatia ischemica da aterosclerosi coronarica.

L’Italia è un paese che si avvale di una specifica disciplina sanitaria (DM del 18.02.1982 e DM del 28.02.1983), invidiata dai paesi anglosassoni tuttavia mai copiata per problematiche assicurative e medico legali, volta alla tutela della salute di chi praticata sport, tuttavia nonostante l’obbligatorietà, una serie continua e immotivata di proroghe non ha permette la diffusione del defibrillatore sul territorio. Una mano sul petto e una piccola scarica ti salvano una vita e fanno ripartire il cuore che si ferma per una grave aritmia. Il defibrillatore semi automatico può essere usato da laici, cioè non medici o infermieri, che si abilitano all’uso dopo semplice formazione, patentino BLSD (Basic live support defibrillation). Sebbene il costo di questo piccolo apparecchio salvavita non rappresenti un’esagerazione quando è in discussione la sicurezza, meno di 1000 euro, all’ultimo momento spunta una proroga che ne rinvia l’obbligatorietà.

Il decreto era entrato in vigore nel lontano 20 luglio 2013 e obbligava società sportive dilettantistiche, gestori d’impianti e palestre a munirsi di defibrillatore e alla formazione BLSD entro 6 mesi. L’Italia è il bel paese, la legalità ci piace solo a parole e proroga su proroga siamo arrivati a novembre 2017. A tutt’oggi poche società o palestre sono dotate di defibrillatore e pochi istruttori sono abilitati alle manovre rianimatorie.  La diffusione è sul territorio pugliese a macchia di leopardo.  A Bari gli iscritti ad AMA Cuore, l’associazione onlus di volontariato che unisce chi ha saputo trasformare la patologia cardiovascolare in risorsa psicologica e sociale, praticano l’attività sportiva nella Pineta di San Francesco con un defibrillatore. E’ per questi atleti una sicurezza in più. A loro va il merito di implementare la cultura del primo soccorso anche con attività formativa tra i dipendenti pubblici e di provvedere da anni a donare il defibrillatore a società sportive o ad associazioni del soccorso impegnate nel sociale.  Il buon senso, l’amore per il prossimo, i sensi di colpa, la paura di contenziosi, dovranno finalmente prevalere sugli interessi di quei pochi che ogni volta hanno ottenuto proroghe per un provvedimento di grande interesse pratico e sociale. Basta poco per aprire le porte dello sport a tutti ma in sicurezza, anche seguendo l’esempio di AMA Cuore Bari.

Bari 10 gennaio 2017

1 articolo 2017  http://www.corrierenazionale.net/index.php/41-noi-e-la-salute/2166-sport-per-tutti-ma-in-sicurezza

http://www.polisnotizie.it/2017/01/12/sport-per-tutti-ma-in-sicurezza/