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L’attività fisica che fa più bene al cuore

L’esercizio statico, prevalentemente anaerobico, praticato spesso in debito di ossigeno, produce un effetto negativo sul cuore e sull’apparato circolatorio, a causa della grande quantità di acido lattico sviluppato. Tale esercizio, in genere, è svolto con intensità molto elevata e per pochi minuti al massimo, per esempio il sollevamento pesi, il lancio del disco o del martello, la parte finale delle gare di velocità, dai cento ai quattrocento metri di corsa. In questi casi  spesso vediamo gli atleti, al termine della gara, buttarsi a terra avendo corso quasi in apnea gli ultimi metri.
Al contrario l’esercizio aerobico, dinamico, tipico degli sport di fondo o resistenza, come nuoto, corsa (oltre i 5000 metri), bicicletta, triathlon, è benefico per il cuore perché “lo allena”. Lo sforzo crea adattamenti sull’apparato cardiovascolare e muscolare; tali adattamenti consentono al cuore, nel corso di un progressivo allenamento, di lavorare, a parità di intensità dell’esercizio fisico, sempre di meno…..

Un corretto e progressivo allenamento consente di svolgere l’esercizio con minor consumo di ossigeno e di percepire meno la sensazione della fatica. Frequenza cardiaca e pressione arteriosa diminuiscono, la contrattilità del cuore aumenta. Sono questi gli stessi concetti applicati nella riabilitazione dei pazienti convalescenti per un infarto del miocardio.
Moltissimi sport, calcio, tennis, pallavolo, prevedono l’alternanza di sforzi anaerobici e aerobici a seconda della fase di gioco. In questi casi la reattività dell’apparato cardiocircolatorio dipende dalla prevalenza dell’esercizio aerobico o anaerobico e dai ritmi dell’allenamento. Lo sport è un “farmaco” e, come tutti i farmaci, va opportunamente dosato, prescritto e somministrato.

Meno ricoveri e più risparmio. Basta essere aderenti

Meno ricoveri e più risparmio. Basta essere aderenti.
Il 50% dei pazienti europei affetti da ipertensione arteriosa o ipercolesterolemia abbandona o riduce la somministrazione terapeutica. Gli studi epidemiologici dimostrano che l’abbandono precoce della terapia ipotensiva è molto diffuso tra gli Italiani, circa il doppio degli svedesi. Problema serio nel nostro paese per i costi sociali di tale comportamento. Ogni anno in Italia si verificano 250mila casi di ricoveri ospedalieri per infarto del miocardio e ictus cerebrale. Potrebbero essere evitati migliaia di casi d’infarto, ictus con un miglior controllo della pressione arteriosa, del diabete di tipo 2. Se non ci fosse il “fai da te” il tasso di ospedalizzazione d’infarto e ictus, si ridurrebbe del 13% con un bel taglio ai capitoli di spesa sanitaria, assistenziale e previdenziale (meno giornate di lavoro perse, meno indennizzi per esiti invalidanti). Il raggiungimento del “target” per i pazienti affetti da ipercolesterolemia, con trattamenti farmacologici e corretti stili di vita, ridurrebbe del 15% la possibilità di ospedalizzazione per infarto del miocardio.  Riduzioni dello stesso ordine di grandezza sono attese per la terapia farmacologica del diabete di tipo 2. Necessità, quindi, di implementare nella popolazione il concetto di “Aderenza alla terapia”. E’ quanto emerso dalla recente audizione, 12 novembre, al Senato della Repubblica, promossa dalla Consulta delle Società scientifiche per la riduzione del rischio cardiovascolare.
Per combattere questo comportamento anomalo è necessaria una migliore comunicazione tra medico e paziente. La somministrazione farmacologica temporanea non porta mai alla guarigione, come nel caso di una malattia infettiva. Il farmaco è visto come un mezzo per raggiungere la guarigione e basta aver la sensazione di star meglio per non ritenerlo, impropriamente, più necessario. Al contrario Il trattamento dovrà essere continuo e duraturo; eventuali modifiche solo su proposta del medico di fiducia.
Bari 13 novembre 2013

Ragazzi occhio al colesterolo

Bisogna cominciare  da giovani a controllare e   mantenere basso il tasso di colesterolo.
Questa è la conclusione che proviene dalla metanalisi, l’esame di  numerosi studi pertinenti a uno specifico argomento e con obiettivi di ricerca comuni, condotta, su un campione di 300mila individui portatori di una mutazione  genetica che teneva basso naturalmente il livello di colesterolo. La ricerca, condotta da un gruppo ricercatori della Wayne State University di Detroit, è stata pubblicata dal Journal of the American College of Cardiology.

Mantenere il colesterolo basso da giovani abbassa il rischio di malattie cardiovascolari del 55%, mentre l’uso di statine, importanti molecole che ne diminuiscono la sintesi e che determinano un effetto protettivo sulle pareti dei vasi,  solo del 20% dopo i 60 anni. L’analisi dei dati permette di affermare che è anche più facile abbassare il colesterolo nei giovani senza l’aiuto dei farmaci. Il messaggio pratico che proviene dagli autori di  questo studio è che mantenere un basso tasso di colesterolemia nei teenager e nei giovani adulti, senza l’aiuto di farmaci ma solo con la dieta e l’esercizio fisico, determinerebbe, da anziani, una riduzione  superiore al 40% delle malattie cardiovascolari. Educazione alimentare, dieta è sinonimo di privazione, ed esercizio fisico sono gli elementi giusti per un investimento a lungo termine.  Qualche rinuncia da giovane per una “vecchiaia più giovanile”.

Bari 3 novembre 2012

E’ tornato il mito del dottor Kildere nell’era digitale

Divisa e camice bianco hanno sempre suscitato fascino e sex appeal nel genere femminile. Il software di base inserito nell’hardware femmina è predisposto per la scelta di un maschio che possa assicurare sicurezza per se stessa e per la prole. La divisa, l’abito del soldato, rappresenta la forza con cui ottenere potere materiale, il camice del medico rilievo sociale e sicurezza per la salute.  Negli ultimi decenni vi è sempre stata un’alternanza di primato e come in una gara automobilistica, continui sorpassi, tra le due diverse professioni. Per l’antimilitarismo negli anni sessanta i camici bianchi erano al comando, dopo il crollo delle torri gemelle la prima posizione è passata alla divisa, specie quella del pompiere. Vantaggio consolidato in questo decennio a causa del continuo discredito e fango riversato sulla classe medica, grazie all’enfasi e alla facilità di come si parla e scrive di malasanità. In questo periodo nuovo sorpasso e dopo il fascino della divisa, arriva quello del camice bianco. Galeotti i telefoni cellulari e i social network, ormai diventati d’impiego routinario nel rapporto tra medico e paziente. L’uso di internet ha moltiplicato il numero dei medici oggetto di mire sentimentali. La rete permette alle pazienti, senza distinzione di età, di invaghirsi del dottore e mettere in campo i collaudati mezzi di seduzione, frasi ambigue e foto, per attirarne l’attenzione in modo evidente. E’ tornato il mito del dottor Kildere, il mitico protagonista di una fortunata serie televisiva degli anni 60, che nel Blair General Hospital, dove esercitava da principiante, associava le capacità professionali a quella di rubacuori. Il nuovo fenomeno di costume, pare aver assunto dimensioni preoccupanti in Inghilterra. Come riporta il Daily Telegraph nella versione on line, la Medical Defence Union (MDU), organizzazione che offre assistenza legale e assicurativa ai medici, denuncia, in un suo rapporto, che il numero di camici bianchi che riceve avance dal web è aumentato di un terzo negli ultimi cinque anni. Dai settantatre casi (periodo 2002-2006) si è passati alle 100 attuali richieste di aiuto legale da parte di medici oggetto di avance negli ultimi anni. I più colpiti, loro malgrado, gli uomini (3 casi su 4) e in particolare i medici di medicina generale (72 casi su 100), mentre gli specialisti ospedalieri prevalentemente psichiatri e ginecologi, solo ventotto su cento. E-mail, Facebook, Twitter sono i mezzi informatici per un bombardamento di messaggi. Le attenzioni, passando per le molestie, sconfinano nel vero stalking. Spesso, spasimanti deluse o rifiutate si vendicano rovesciando l’accusa di molestie a carico del medico. Non medici Don Giovanni, ma medici rubacuori loro malgrado, sino al preoccupante caso di un medico di famiglia che aveva iniziato a ricevere lettere, regali e richieste di amicizia su Facebook da una sua paziente invaghitasi di lui. A nulla è servito il comportamento, professionalmente corretto, di respingere le seducenti proposte e l’invito alla donna a cambiare medico. L’innamorata respinta si è vendicata e ha raccontato al nuovo dottore di aver avuto una relazione sessuale con il primo. Inchiesta e proscioglimento del medico ingiustamente denunciato, dopo ben sei mesi di indagini. In altri casi è stato richiesto l’intervento della polizia, sino all’ingiunzione, per proteggere i camici bianchi da stalking e molestie. Claire Macaulay di M.D.U. afferma che “la fiducia e la stima nei confronti del proprio medico, in qualche caso, possano trascendere in amore o desiderio sessuale” Non è certo un fatto nuovo, ma ora tutto è più semplice e rapido nell’era della rete. Gli strumenti digitali, permettono una comunicazione immediata e diretta, non hanno l’effetto riflessivo e ritardante della carta e della penna che il più delle volte hanno avuto il merito o la colpa secondo i punti di vista, di rallentare gli slanci erotici. Personalmente ritengo SMS sul cellulare o email più invasivi di un’elegante e profumata lettera d’amore.  Nel quotidiano i medici riescono a stroncare sul nascere i tentativi di ‘flirt’. L’etica è alla base in un corretto rapporto medico paziente e il web, uno strumento indispensabile per l’aggiornamento professionale. Per finire, con un pizzico d’ironia, meglio non perdere mai la bussola, e da medico quale sono, non vorrei essere apostrofato con l’irriverente “doott…. ma va a chattà”.

Bari 3 novembre 2012

FANS e recidive di infarto.

Importante aumento delle recidive di infarto del miocardio, in particolare durante il primo anno dall’evento acuto, nei soggetti che assumono farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS). Queste sono le conclusioni di uno studio osservazionale di Anne Marie Schjerning Olsen e collaboratori, pubblicato su Circulation 2012; 126: 1955-1963, l’importante rivista scientifica statunitense, organo ufficiale dell’American Heart Association. Sono farmaci usati per il trattamento delle artriti e delle artrosi, tipiche dell’età adulta e che frequentemente si associano alle malattie cardiovascolari. Il loro impiego è stato sempre consigliato per evitare gli altrettanto numerosi e gravi effetti collaterali dei farmaci steroidei, cortisone e derivati.  La ricerca ha analizzato i tassi d’incidenza di morte coronarica o infarto del miocardio non fatale, in 43.608 pazienti (44% di un campione di 99.187) cui sono stati prescritti FANS dopo il primo evento infartuale.  Ci sono stati 36.747 morti per tutte le cause e 28.693 decessi per coronaropatia durante i cinque anni di follow-up. L’uso di qualsiasi tipo di FANS negli anni successivi a una sindrome coronarica acuta è stato costantemente associato a un aumentato rischio di morte e recidiva con percentuali statistiche simili sia a un anno, sia a cinque di osservazione (hazard ratio tra 1,22 e 1,63 con intervalli di confidenza comuni del 95%)…..
L’esperienza personale nella pratica quotidiana evidenzia spesso un comportamento anomalo di questi pazienti, la cui causa è il frequente desiderio di auto-adattamento delle terapie e lo scarso dialogo con il medico di famiglia. Nel trattamento cronico del post infarto e delle vasculopatie in generale è di solito prescritta l’Aspirina a basso dosaggio per ridurre l’aggregazione delle piastrine, i mattoni che, quando si uniscono con la fibrina, generano i trombi, responsabili della ostruzione delle arterie. Il paziente automaticamente, in caso di assunzione di un qualunque FANS, sospende l’Aspirina, conosciuta più per le proprietà antiinfiammatorie e antidolorifiche che per quelle antiaggreganti, ritenendola a torto un doppione. Una placca aterosclerotica da stabile può diventare instabile, si ulcera favorendo così l’aggregazione delle piastrine e la formazione del trombo.
In definitiva, considerando che i FANS sono farmaci indispensabili per il trattamento di patologie che determinano dolore, impotenza funzionale, limitazione, disagio sociale e in definitiva una cattiva qualità di vita, due sono i messaggi da “portare a casa”. Primo cautela, limitando la prescrizione di queste molecole a casi importanti, specie per trattamenti cronici e a lungo termine, secondo mai autosospendere l’aspirina, meglio nota come Cardioaspirina o aspirinetta, senza il parere del medico.
Bari 2 novembre 2012